BE KIND: la gentilezza è il cuore delle idee al TEDx Torino

«Quant’è difficile stare al di là del vetro». Con queste parole si apre la nuova edizione del TEDx Torino, dal titolo “BE KIND”. Le stesse che in questi due anni mi sono ripetuto per ogni evento costretto a reinventarsi in modalità streaming. Surrogati di vita offerti da quelle realtà che in qualche modo avevano bisogno di restare in contatto col proprio pubblico. Meglio di niente, no? Finché niente è l’alternativa, certo. Perciò quest’anno ho scelto, per la prima volta, di non limitarmi a guardare i preziosi contributi video sul canale YouTube di TED Talks, ma ho preferito esserci, in carne e ossa. Volevo stare dalla parte giusta del vetro.

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_di Umberto Scaramozzino

Il 20 febbraio ho raggiunto il Padiglione 1 di Lingotto Fiere, a Torino, e ho passato un pomeriggio intero in compagnia di 13 speaker, persone molto interessanti, con qualcosa di importante da dire. Un’idea ciascuno, da costruire attorno al principio più prezioso che di questi tempo si possa avere: la gentilezza.

Giorgio Olmoti, storico dei linguaggi mediali e storyteller, è il primo a conquistare il palco del TEDx Torino. Lo fa con un monologo da autentico fuoriclasse, in grado di equilibrare alla perfezione contenuti e performance. Penso sia proprio quello che ho sempre amato di più della formula TED: pochi minuti dai quali estrapolare stimoli e intrattenimento. In pratica è come assistere a diversi spettacoli teatrali compressi in una finestra temporale di qualche ora. Tutto fatto con grande stile, ovviamente.

Olmoti, da abile cantastorie qual è, riesce a trasmettere con voce e gesti un concetto molto limpido: che la gentilezza è una cosa difficile, «da strapparsi i capelli». Si fa spazio così l’idea che essere gentili non sia tanto una questione di carattere, quanto più di talento, al quale aggiungere una necessaria dedizione. Un po’ come nel testo della canzone sanremese di Giovanni Truppi, per cui “1% è amore e tutto il resto è stringere i denti”. Forse anche essere gentili è 1% talento e tutto il resto è stringere i denti.

Edoardo Cavagnino

Questo ci porta a vedere la gentilezza come una forza attiva, contrapposta alla passività che giorno dopo giorno ci logora, in favore della ruggine di cui è cosparsa l’indifferenza. «Quando si esce dal “sempre si è fatto così” si entra in qualcosa di straordinario e di dirompente», sostiene Stefania Giannuzzi, presentata come “Urban Change Maker”. Il suo intervento è sia illuminante – il modello delle “città gentili” è senza dubbio uno dei più affascinanti della giornata, vi consiglio di recuperare il video – che esemplare per il suo svolgimento. Quando Giannuzzi si blocca, preda del panico da palcoscenico, il talk si trasforma in un vero e proprio workshop sulla gentilezza stessa, con il pubblico chiamato alla comprensione, all’empatia, al sostegno attivo. La grande organizzazione dei volontari del TEDx Torino fa il resto, permettendo di proseguire e recuperare il monologo in un secondo momento.

Ecco la bellezza di esserci, di vivere un evento del genere come un momento di aggregazione. Inconsapevolmente tutti i presenti, dando supporto con il proprio calore alla speaker in difficoltà, si ritrovano a mettere in pratica quanto sostenuto da Andrea Bertaia Segato – CEO di ALBA Robot: «quando siamo gentili, rendiamo più felici sia noi che gli altri». E vi assicuro che vedere il talk ripetersi, questa volta con successo, è un piacere impagabile.

Tornando al tema portante della giornata, mi rendo conto che l’idea che la gentilezza sia una skill, qualcosa in grado di creare persino un vantaggio competitivo, è rivoluzionaria nell’ottica di un discorso orientato al progresso. Lo sottolineano sia Silvia Gilotta, ergonoma (founder dell’azienda Adequat), ma soprattutto Cristina Ghiringhello, direttore di Confindustria Canavese, che delinea la figura del “leader gentile”. In questo caso la gentilezza viene definita come una forza assertiva, mostrando il suo enorme potenziale anche in termini di produttività. Insomma, questo TEDx non è solo buoni sentimenti, ma anche concretezza.

Vediamo il principio applicato anche all’arte, con la gentilezza che si muove a passo di danza, grazie alla straordinaria performance di Davide Manico – coreografo e danzatore, per distacco il migliore showman di questo TEDx. Ma è con Chiara Bocchio, presidentessa dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco, che il topic dell’evento entra con decisione nel merito del suo ruolo culturale. È di Bocchio l’idea della gentilezza come prima casella di un effetto domino fondamentale, quello che promuove l’arte e lo sviluppo creativo, spesso visto come ultima ruota del carro sociale, ma quasi sempre nostra imprescindibile fonte di speranza.
«Se non fosse per l’arte e per la cultura i momenti difficili sarebbero più complicati». Come negarlo, dopo le lunghe reclusioni alle quali questa pandemia ci ha costretti?

Anche la scienza e la tecnologia si vestono di gentilezza, grazie agli interventi di Alessandro Chiolerio, scienziato e ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e di Gino Gaspari, Chief Commercial Officer di Cercaofficina.it. Il primo ci mette in contatto con un mondo alieno, quello di un bosco, e ci invita ad imparare da piante e funghi a essere più ecosistemi che individui, seguendo una nuova logica ed una nuova emotività, mentre il secondo disegna per noi degli interessanti scenari futuri, in cui sono le aziende che investono sul capitale umano a prevalere su quelle che puntato tutto esclusivamente sulle nuove tecnologie. In suo aiuto anche una preziosa citazione di Antonio Genovesi:
«È legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri».

A completare il quadro abbiamo Claudia De Lillo (giornalista e scrittrice, nota anche come Elasti), Luca Argentero (servono presentazioni?) ed Edoardo Cavagnino (presidente del celebre marchio Gelati Pepino), tutti molto bravi nel portare testimonianze esemplari su ciò che è possibile dare, avere e restituire grazie alla gentilezza.

Ma ho lasciato per ultimo il mio intervento preferito, quello di Luciano Violante. Magistrato, professore e parlamentare, presidente della Commissione Antimafia (1992-1994) e della Camera dei deputati (1996-2001). Figura che spicca all’interno di un programma ricchissimo e che regala un intervento da portare a casa con il cuore pieno. Sua è l’asserzione più precisa ed edificante di tutta la giornata: «bisogna educare ai valori, bisogna educare alla cura». Suo è il momento più emozionante della giornata, quello dell’omaggio alle vittime delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, soprattutto quelle che nessuno nomina mai. Quegli eroi gentili che hanno perso la vita e meritano di essere ricordati tanto quanto Falcone e Borsellino, perché «in una democrazia non ci possono essere morti di serie A e di serie B».

Dopo tredici talk, tutti magistralmente orchestrati da Stefania Panighini e resi possibili dal grande lavoro collettivo dello staff di oltre settanta volontari, si chiude la rassegna che, dopo due anni, riporta a Torino il formidabile contenitore di idee che è TED. L’invito, a questo punto, penso sia chiaro: seguite la community di TEDx Torino e non perdetevi la prossima occasione, perché è davvero bello stare da questa parte del vetro.