Un libro che racchiude tutta l’epica di Final Fantasy

Nel libro “La leggenda di Final Fantasy VII” si esplorano tutti i motivi che certificano il titolo con Cloud Strife come protagonista uno dei vertici della storia dei videogiochi. Un’enciclopedia per appassionati e non solo…


_di Mattia Nesto

Soltanto le opere davvero importanti resistono vent’anni, se non di più. Questo semplice dato di fatto, al di là della classica retromania che ormai pare ammantare di fascino artefatto anche cose uscite solo un paio di anni fa, basterebbe per comprendere come un titolo quale Final Fantasy VII sia uno dei vertici assoluti dell’industria videoludica di tutti i tempi. Eppure, per parlare in modo esaustivo di un gioco del calibro di Final Fantasy VII non basta un semplice dato di fatto, meglio esplorare un recente e bellissimo libro che Multiplayer Edizioni ha dato recentemente alle stampe. Si tratta de “La leggenda di Final Fantasy VII” e gli autori sono Nicolas Courcier e Mehdi El Kanafi, veri e propri guru del gaming d’Oltrampe.

Il volume che consta di 267 pagine rilegate in modo eccellente, non è una classica guida di FF VII ma ha l’ambizione di esserne una sorta di enciclopedia che, da un lato, vuole fare una volta per sempre chiarezza, anche e soprattutto a livello cronologico, in merito alle vicende raccontate nel gioco (e delle sue successive ramificazioni declinate nei vari spin-off della serie) e, dall’altro, intende spiegare tutti i motivi per cui FF VII è uno dei vertici, in assoluto, nella storia dei videogiochi. Questo aspetto, di vera e propria Storia del videogioco, è un qualcosa che fino a pochi anni fa pareva un po’ folle anche solo da pensare. Eppure, sia per la pervicacia del medium sia per la qualità che anche negli ultimi ha raggiunto questa forma di arte, oggi non è più una mera utopia ma una solida realtà.

Il volume

FF VII si segnala fin da subito, sin dai primissimi secondi di gioco, come un titolo eccezionale, sia per la legacy di Final Fantasy sia per la storia dei videgiochi. Già perché è il primo FF in 3D ed è anche il primo ad essere uscito per Sony Playstation, dopo che tutti gli altri sei capitoli erano usciti su console Nintendo. Se oggi pare più o meno scontato l’esclusività di un titolo come FF per Sony/PlayStation all’epoca di uscita di FF VII, stiamo parlando del 1997, la console giapponese Sony era l’ultima arrivata, dopo che Nintendo e Sega “se le erano date di santa ragione” per tutti i quindici anni precedenti.

Tuttavia, al di là del fatto che Sony ha investito molto, a livello pubblicitario e di advertising sul titolo, come spiegano ampiamente gli autori del libro, quello che ha mosso Hironobu Sakachi, Yodhimoti Kitase, il formidabile character designer Tetsuya Nomura, Kazushige Nojiima e Yusuke Naora, ovvero gli ideatori principali di FF VII ad “emigrare” su Sony è stato un discorso di scelta artistica e di potenzialità tecnologica. Infatti nel 1997 il mercato videoludico, dopo essere rimasto sicuramente interessato dall’ingresso di Sony con Playstation, era soprattutto in attesa della nuova console di casa Nintendo, quel Nintendo 64 destinato a rivoluzionare i canoni, non solo estetici, del gaming moderno.

Eppure e il ritardo nello sviluppo del Nintendo 64 e la decisione di continuare ad utilizzare le famose “cartucce” per i giochi, hanno fatto propendere gli sviluppatori di FF a optare per Sony. Anche per il fatto che FF VII ha fatto un larghissimo uso di scene in CGI, quelle meravigliose scene cinematografiche che sono rimaste nel cuore di milioni e milioni di videogiocatori in tutto il mondo. Scene che senza la possibilità, come poteva essere su Playstation, di un lettore cd e di un supporto in cd-rom, non si potevano sviluppare.

Ecco quindi come il primo FF in 3D sia frutto di una sorta di guerra industriale, tra le due superpotenze del gaming anni Novanta. 

Cosplay della saga

Ma non finiscono qui le curiosità che si possono scoprire sfogliando le pagine di questo “La leggenda di Final Fantasy VII”. Infatti, e il libro lo descrive con grande sapienza, molto interessanti sono i capitoli dedicati allo sviluppo del gioco, non soltanto a livello tecnico con la scelta di mantenere gli scenari in 2D e di optare per personaggi in 3D (nonostante le ansie e le preoccupazioni per la mancanza di espressività nei volti tridimensionali, per questo motivo realizzati più grandi del normale) ma anche e soprattutto nei rapporti umani che si sono instaurati nel team di lavoro.

Citiamo direttamente:

In effetti, le discussioni a proposito del gioco non si svolgono solo nella sala riunioni, ma continuano anche nei corridoi e nella aree fumatori, e sono proprio queste chiacchierate che danno forma al contenuto del titolo”.

Non è meraviglioso immaginarsi questi creativi otaku che, tra un caffè espresso e uno snack ipocalorico, discutono sulla scelta o meno di dotare di capelli argentei Sephiroth oppure quale arma dare a Cloud? Insomma una storia molto umana quella di FF VII, e forse anche per questo motivo così affascinante.

Le curiosità e le chicche assolute non terminano qui, anzi. Giusto per citarne un paio. Uno dei punti di forza e che differenzia in modo netto FF VII dagli altri capitoli (sia dai precedenti che anche da quelli successivi) è stato dato dal fatto che l’antagonista principale non è il classico mostrone ma qualcosa di più complesso:

Nessun drago gigante o demone antico: l’idea di avere come principale antagonista un’enorme corporation – tentacolare e malvagia – nasceva, secondo Kitase, dalla insofferenza del team per la tradizionale tipologia dei cattivi negli rpg. Quanto alla forma complessiva della città (un disco tagliato in sezioni), la si deve a una singolare folgorazione: una pizza che Nomura stava per addentare!”.

Come si fa a rimanere insensibili e freddi di fronte a passaggi del genere?! Inoltre, e molta attenzione pongono Nicolas Courcier e Mehdi El Kanafi, nel volume c’è un grande spazio dedicato e al mondo (e alla filosofia) del gioco, con interessanti approfondimenti sulle influenze culturali dello stesso, che spaziano dal Giappone dei Samurai sino a riferimenti cristologici e della mitologia norrena, ma anche in merito alla direzione artistica.

Sappiamo bene che la componente delle ost, della musica nella legacy di FF è fondamentale. E mai come in FF VII quest’affermazione è veritiera:

Il tema del boss attinge al repertorio rock di cui Uematsu è un grande fan. Un’influenza alla base anche del brano più celebre del gioco – “One –Winged – Angel” – che fa da accompagnamento allo scontro conclusivo. Una virtuosistica esplosione orchestrale. L’elemento che all’epoca ha colpito di più è la presenza di veri cori, con versi in latino tratti in parte da raccolte di poesie medioevali dei Carmina Burana, da cui Carl Orff nel 1936 aveva ricavato la sua famosa cantata. Ma anche se, evidentemente, One-Winged-Angel possiede i geni della musica classica, è dal rock che trae la propria forza. Gin dalle prime note cita apertamente “Purple Haze” di Jimi Hendrix”.

Senza bisogno di scomodare l’incredibile emozione che, ancora al giorno d’oggi, suscita la morte di Aerith Gainsboroug, uno dei personaggi più amati dagli appassionati (e non) della serie, “La leggenda di Final Fantasy”, portato in Italia con merito da Multiplayer Edizioni, è un libro assolutamente da avere, non tanto per ripercorrere le sensazioni che vent’anni fa tanti di noi hanno vissuto, ma per avere precisa cognizione di causa come, arrivati dove siamo arrivati, il medium videoludico sia una forma d’arte completa, adulta e incredibilmente ricca di perle. E questo Final Fantasy VII è una, senza dubbio, di quelle più luminose.

 

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