Il ritorno in grande stile di Pennywise

Rispetto alla scialba trasposizione televisiva degli Anni Novanta, il nuovo IT firmato dal regista argentino Andres Muschietti rende giustizia allo spirito del romanzo cult di Stephen King: siamo di fronte ad uno degli horror più interessanti dell’anno?

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_di Pier Allegri

“Galleggiamo tutti, qua sotto. E anche tu galleggerai”

E’ il 1986 quando Stephen King pubblica quello che è da molti ritenuto il suo più grande romanzo, “It”, parte del filone antologico di Castle Rock, storia di un clown mostruoso e shapeshifter e di giovani cavalieri a cavallo di biciclette pronti a fermarlo, che racconta e riunisce tutti i temi più cari allo scrittore del Maine: l’amicizia e la giovinezza, l’infanzia e la crescita, doverosamente bellissima e terribile al contempo, il Male nella sua forma più pura che aleggia sull’esistenza di ragazzi poco più che bambini, pronti però a combatterlo puramente per principio, non ancora corrosi dal realismo cinico della maturità. E’ un romanzo dell’orrore ma è anche molto di più: è l’infanzia e la sua magia. E’ la vita.

Dopo un primo fiacco adattamento per il piccolo schermo datato 1990 con un cast capeggiato però da un Tim Curry memorabile nel ruolo del pagliaccio assassino, l’argentino Andres Muschietti riporta nuovamente in vita IT e i suoi nemici, come se la creatura divoratrice di bambini fosse davvero andata in letargo come raccontato nel libro bestseller, in attesa di terrorizzare una nuova generazione. Il film inizia così come nel libro, con la morte del piccolo Georgie, la sua vita strappata via come la carta della sua barchetta da un mostro dalla faccia di clown (come se ciò lo rendesse meno spaventoso, eh), Pennywise, trascinato giù nel canale di scolo con violenza animale.

Quando Bill, fratello maggiore e balbuziente del piccolo, decide, assieme al suo gruppo di “Perdenti”, (il logorroico e volgare Richie, l’ipocondriaco Eddie, il nevrotico ebreo Stanley, l’intelligente e sovrappeso Ben, la tosta ma graziosa Beverly e il ragazzo di colore Mike) di scoprire il destino del fratellino e di tanti altri bambini di Derry scomparsi prima di lui, tra la indifferenza, quasi diabolica, degli adulti, è l’inizio di una nuova lotta del bene contro il male, ma anche la fine dell’età dell’innocenza e l’addio all’infanzia.

L’ “IT” di Andres Muschietti è un film miracoloso. La versione del regista di “Mama” (2013), fissa in questa prima metà (ne vedremo la seconda parte solo nel 2019, ahimé) nell’infanzia dei protagonisti, presenta non poche e trascurabili differenze dall’originale, in primis lo spostamento temporale della storia dal 1950 agli anni ‘80, passando così dall’infanzia di King all’infanzia di Muschietti stesso. Questa operazione rischiosa però non tradisce lo spirito e la storia del “Re dell’orrore”, ma altresì la personalizza e la rende qualcosa di nuovo e fresco, libero dal peso dell’adattamento punto per punto.

«IT è un adattamento nuovo e old-fashioned al tempo stesso,
fedele al cuore dell’opera originale ma anche audace»

Dalla prima (terrificante) scena, si potrebbe pensare a un film dell’orrore fine a sé stesso, ma l’horror al limite del gore è alternato con grande equilibrio e dimestichezza con scene comiche e di struggente dolcezza, rimanendo così fedele alla poetica da romanzo di formazione dell’opera originale. Il cast di giovani attori che interpretano i “ Perdenti”, selezionati con grande attenzione, riescono facilmente a suscitare la simpatia dello spettatore, tramite una chimica sullo schermo invidiabile per attori di tale giovane età, anche e soprattutto attraverso una profondità psicologica che supera e accentua le caratteristiche fisiche.

Ma la piece de resistance del film è l’interpretazione di Bill Skarsgard nel ruolo di Pennywise, che è lontana e complementare a quella di Curry: dove questi riusciva a farci ridere terrorizzati di fronte a un clown che pareva più un serial killer, Skarsgard predilige una caratterizzazione fisica e interiore talmente grottesca che è quasi impossibile da sostenere con lo sguardo, passando da diabolico villain a creatura mosturosa con una naturalezza straordinaria. Il Male in tutte le sue forme.

“IT” è un adattamento nuovo e old-fashioned al tempo stesso, con la poetica dei film di Spielberg tra pericolo e meraviglia e la prodezza tecnica del nuovo millennio, fedele al cuore dell’opera originale con quella giusta quantità di audacia da renderlo unico e personalissimo. Il 2017 è di Pennywise. Ed è di King.

(Photo credit should read EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

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