I Kneecap arrivano finalmente in Italia e non deludono le aspettative.
È inconsueto, oggigiorno, trovare una band dichiaratamente politicizzata che però abbia anche un vasto seguito nel mainstream (non sono più gli anni Novanta dei Rage Against The Machine). Non è il caso di aprire qui dibattiti complessi, tipo se l’arte sia pur sempre un atto politico oppure no. Basti restare in territori più circoscritti, e citare una band che invece oggigiorno rispecchia proprio tutto questo: i Kneecap.
Il trio, nato a Belfast nel 2017 e composto da Dj Próvai, Mo Chara e Móglaí Bap, soprattutto negli ultimi anni ha saputo unire la loro musica (un mix di rap, elettronica, punk) a una forte impronta sociale oltre che identitaria, da cui la scelta di usare l’irlandese in quasi ogni loro canzone. Malgrado le barriere linguistiche, i Kneecap sono riusciti a guadagnarsi una notevole fama, fino a calcare palchi come quelli del Primavera o di Glastonbury, e attirandosi però allo stesso tempo numerosi problemi, tra cui denunce, minacce di arresto e addirittura ban da vari paesi. Qui da noi un caso simile si è verificato con la P38. Tutto ciò è dovuto, appunto, alle loro posizioni anticolonialiste, che denunciano l’occupazione britannica subita dall’Irlanda, così come, per solidarietà, all’appoggio totale alla causa palestinese, della quale si fanno sempre ambasciatori.
Nell’epoca un po’ narcotizzata in cui viviamo può sembrare strano che un gruppo così possa muovere le folle, eppure sta succedendo. Tanto che i Kneecap sono partiti per un tour europeo che, per la prima volta, ha toccato anche l’Italia, da Nord a Sud, con concerti a Milano, Bologna, Roma e Molfetta (Bari), grazie all’organizzazione di Comcerto.
Martedì 16 giugno è stato il turno di Bologna, all’interno della rassegna estiva Sequoie Music Park, che come ogni anno ha luogo nel Parco delle Caserme Rosse. Giusto il giorno dopo il sold out al Magnolia di Segrate (Milano), del quale si è fatto un gran parlare a causa dell’enorme energia del pubblico, stavolta toccava a quello emiliano non sfigurare. Bologna, al di là dell’interesse musicale, è tra l’altro una città molto vicina alla causa palestinese, motivo per il quale già dal primo affluire di gente si notano numerose bandiere a tema.
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L’apertura del concerto dei Kneecap a Bologna è stata affidata due icone dell’hip-hop italiano, ovvero Egreen e Kaos One
Da tempo hanno formato un sodalizio che li porta spesso a esibirsi insieme, come in questo caso, e si nota dalla loro intesa ormai consolidata. Come al solito la carica che ci mettono è notevole, da veri mc che non si risparmiano mai e sparano una barra dopo l’altra senza mai una sbavatura. D’altronde Kaos ha ormai quasi quarant’anni di carriera alle spalle, ed Egreen è un nome storico dell’underground italiano, quindi non è un mistero che sappiano dare fuoco al palco. Un piacere sentire dal vivo pezzi come “È meglio che scendi” o “Cose Preziose”, gemme di Kaos, che tra l’altro proprio a Bologna negli anni Novanta hanno contribuito a forgiare il rap del nostro paese.
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Al calare del sole è tempo invece dei Kneecap, che danno inizio alle danze intorno alle 22. Sul maxischermo appaiono messaggi che ricordano il genocidio palestinese, seguiti dalla scritta “Free Palestine“. Subito dopo fa la sua comparsa sul palco Dj Próvai, accompagnato come al solito dalla sua tuta e dal passamontagna con i colori irlandesi, che aizza il pubblico e va a mettersi dietro la sua console illuminata da luci rosse.
Mancano soltanto le due voci del trio, Móglái Bap e Mo Chara, che fanno il loro ingresso con addosso cappellini e giacche a vento pesanti (il primo, durante il concerto, si spoglierà man mano, mentre il secondo resterà vestito così, nonostante la calura bolognese, stoico come Liam Gallagher quando si esibisce con il suo parka).
Si parte immediatamente con “Smugglers & Scholars“, tratta dal loro ultimo album, mentre sullo schermo dietro di loro appaiono visual dove spezzoni dei loro video sono inframmezzati a caricature che sbeffeggiano Netanyahu o la Royal Family. C’è da dire che Mo Chara e Móglai Bap (si nota in pezzi come “Sick In The Head” o “Cold at the Top“) malgrado non siano proprio i classici rapper, e a dispetto della giovane età, hanno doti tecniche notevoli, da veri mc, e dal vivo non si notano quasi mai sbavature o incertezze mentre sono al microfono.
La prima metà del concerto scorre via davanti a un pubblico entusiasta, che segue i Kneecap malgrado “non capiate niente di ciò che diciamo” (cit.), ma è da quando inizia a risuonare “Get Your Brits Out” che il live si trasforma in una sorta di rave, dove i giochi di luce e le basi elettroniche che si fanno sempre più intense.
Da qui si preme l’acceleratore, e tra l’invasione di palco di un fan con lo stesso passamontagna di Dj Próvai o l’accensione di bengala da parte di qualche fan, si respira un’energia incredibile (tanto che i Kneecap stessi invitano a fare meglio di Milano, per fomentare ancora di più).
C’è un momento però dove il trio si ferma, e ricorda che, al di là della musica, per loro questo progetto significa anche fornire una piattaforma a tutte le cause di cui si fanno portavoce. È per questo che sul palco invitano Josè Nivoi, sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali.
La band sposa la causa dando l’opportunità di parlare degli scioperi a favore del popolo palestinese, libanese, cubano, organizzati per ottobre, in protesta contro ogni tipo di imperialismo. Il pubblico ascolta in silenzio e poi applaude fragorosamente, per poi continuare a pogare e ballare con il gruppo di Belfast.
L’attenzione cala di rado, anche perché verso la fine partono hit come “FENIAN” o “H.O.O.D“, dove restare immobili pare impossibile. Prima di congedarsi i Kneecap hanno tempo anche per fare qualche battuta, come quando ironizzano chiedendo di lanciare tutta la droga sul palco, per agevolare il compito di sequestro da parte dei loro “amici” della security, oppure semplicemente per ringraziare chiunque sia accorso al live, ricordando che oggigiorno è questo l’unico modo per sostenersi davvero nella musica.
Le luci intanto cominciano a sfumare. Non prima che il pubblico decida di intonare il coro “Siamo tutti antifascisti“, vedendo Dj Próvai fare stage surfing e poi risalire sul palco giusto in tempo per intonare “Bella ciao“, sempre assieme al pubblico.
Una serata, quindi, davvero riuscita, e che è risultata unica perché ha saputo andare oltre la musica, oltre il semplice intrattenimento, per unire le persone in un’epoca dove spesso “restare fermi” sembra l’opzione più comoda e rassicurante.
Un ringraziamento speciale a COMCERTO.
Fonte foto: Pagina Facebook Ufficiale Kneecap
