“Tiger Blues” di Jimi B. Jones: guardare il mondo con gli occhi della tigre

Uscito su Watson Edizioni per la collana “Luci”, il primo romanzo di Jimi B. Jones – autore sotto pseudonimo – è un il viaggio interiore di un ragazza che scopre i due volti della noia…

Con questo titolo graffiante e con una narrazione altrettanto corrosiva, il battesimo letterario di Jones non poteva che finire nella collana “Luci” della casa editrice Watson: si tratta infatti di una sezione che racchiude le opere più “outsiders” selezionate dagli editor del progetto. “Tiger Blues” è in effetti un romanzo piuttosto rock’n’roll: l’unione delle parole “tiger” e “blues”, infatti, evoca più i riff infuocati dei Rolling Stones che gli accordi di qualche bluesman ottuagenario sulle rive del Missisipi, per quanto non manchino di certo momenti più riflessivi. Del resto, un rimando agli Stones arriva in prima battuta, pensando al nome del protagonista del romanzo – Jim Beam – e dall’autore stesso: il riferimento è Brian Jones, leggendario chitarrista della band americana, che ha alimentato un culto parallelo rispetto a quello della “linguaccia più famosa del rock”. Già il rock: la musica ritorna spesso, nel corso della storia, quasi come un personaggio aggiunto.

Ognuno poi è libero di crearsi la sua colonna sonora personale, dato che gli scenari della narrazione sono piuttosto suggestivi: lo sconfinato Nevada e l’esotica Thailandia. Tutto però parte in un contesto decisamente più “abbottonato” e frugale: la cittadina di Cottonfarm, che già dal nome evoca qualcosa di “ovattato” e accomodante.

La routine quotidiana di un posto del genere, fa sprofondare il protagonista nel vortice della noia, fino a quanto un evento improvviso non sconvolge la placide esistenza di Jim. Fino ad allora erano state più che altro le scorribande con l’amico Axl (altro nome non a caso, ovviamente: quanti fan dei Guns all’ascolto?) a movimentare un po’ l’esistenza del nostro protagonista. Di lì in poi inizierà una escalation di di eventi ed emozioni, che porterà Jim a viaggiare e diventare famoso. Un successo inaspettato, forse inatteso, che porta il giovane a cambiare non solo le sue abitudini ma anche se stesso.
Ecco allora un topic classico prendere il sopravvento: la gestione della “fama”. Una fame che – dopo la sbornia iniziale – può diventare una gabbia, una pianta carnivora, una sterile abitudine, addirittura una condanna.

L’autore ci traghetta tra la prima e la seconda vita di Beam, mostrandoci il suo cambiamento, la sua evoluzione ed involuzione, la fame e la fama: nel gioco di scatole cinesi del successo, il protagonista vedrà il mondo con occhi diversi, gli occhi famelici della tigre del titolo e della stupenda copertina del disco, ma finirà anche col perdere la bussola. E poi? Non troppo originale forse ma a conti fatti dannatamente vero: sarà l’amore a rimetterlo in carreggiata.