La Venexiana: la passione che brucia la Laguna

Un testo anonimo del ‘500, quattro donne, una sola passione, di quelle brucianti, che non si possono raccontare, ma che viene narrata in questa commedia senza filtri e senza veli, con una sessualità, stavolta, tutta al femminile.


_di Valentina De Carlo

Del Teatro Stabile del Veneto, in collaborazione con VE.LA SPA e con il Polo Museale del Veneto, in occasione del Carnevale di Venezia, il suggestivo Palazzo Grimani ospita, fino al 18 febbraio, La Venexiana, spettacolo itinerante per la regia di Giuseppe Emiliani.

Se Venezia si porta dietro la sua veste di malinconia ed é sempre ricoperta da una languida tristezza, c’è un momento dell’anno in cui può gettare nella laguna questo velo grigio, e diventare ciò che più desidera, in un’esplosione di colori, in un intreccio frusciante di vestiti di tutte le fogge, in un tripudio di maschere dai mille volti. É carnevale e Venezia é la regina della festa. In un’atmosfera sospesa tra i coriandoli che colorano l’aria e il cicaleccio di voci che gridano a festa, il magnifico Palazzo Grimani ci apre le porte per farci conoscere una non fabula non comedia ma vera istoria, che, scritta da un autore anonimo del ‘500, é una delle più passionali e coinvolgenti commedie rinascimentali, ispirata, si mormora, ad una storia vera. Nessun palcoscenico, nessuna platea. Il pubblico entra nella storia accolto da un gentiluomo mascherato che, con una sonora e ipnotica risata, lo introduce al piano nobile del palazzo. Qui, di stanza in stanza, silenziosamente e quasi in punta di piedi, come intrufolandosi nella vita dei protagonisti, allo spettatore sembrerà di sbirciare le loro vicende dallo scuro socchiuso di una finestra, o dallo spiraglio appena aperto della porta della camera da letto.

Quattro donne, quattro caratteri, quattro animi accesi e appassionati che si incendiano al minimo sfiorarle di una parola o di un gesto e che non temono di mostrare la loro passione.

La vedova Angela, nobildonna non più giovane, sente riaccendersi in lei gli antichi ardori e le giovanili voglie quando sorprende il fresco sguardo di Iulio, giovane forestiero affamato di divertimenti nella Venezia centro del mondo, e Nena la sua serva, matura e paziente che cerca di placare la febbre della sua signora portandole l’aitante giovane direttamente tra le lenzuola.

E poi la nobile Valeria, giovane e affascinante, di cui lo stesso Iulio si invaghisce e che tenta di sedurre mentre lei, invano, tenterà di resistere a questo desiderio e insieme a lei avvampa, ma di gelosia, la sua serva Oria, ingenua e timorosa, ipnotizzata dallo charme dello straniero. Una commedia a tinte femminili, più tendenti al rosso che al rosa, quello scarlatto della passione, quella carnale, irruente e indomabile, che non é prerogativa esclusivamente maschile, anzi…

I due soli uomini presenti nella trama, il viandante Iulio e il tuttofare Bernardo, sono in realtà pedine nelle mani delle donne, oggetto del desiderio l’uno e strumento di intrighi l’altro, usati senza remore a piacimento dalle donzelle con le gonne. E sotto quelle lunghe gonne si nascondono trame ardite, che lo spettatore arriva a conoscere ascoltando il filo dei loro pensieri febbrili, osservando i loro sguardi maliziosi, cogliendo i loro piccanti consigli.

Dalla Sala a Fogliami, dove alzando gli occhi al soffitto pare d’essere in una radura verdeggiante, tra alberi rigogliosi e civette curiose, alla Sala del Camino, dove domina un imponente camino sormontato da marmi colorati e impreziosito da innumerevoli decorazioni in stucco, si passa attraverso di esse e in tutte le altre stanze, seguendo, come incantati, i silenziosi gesti degli attori che, con uno sguardo o un semplice movimento della mano, ci invitano a seguirli e ci rapiscono per vedere il resto della storia.

Un mélange perfetto quello del testo e del palazzo, un’idea innovativa e intrigante quella dello spettacolo itinerante che coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine, mentre resta sempre ad un passo dagli attori e può così vedere, come attraverso una lente d’ingrandimento, ogni minimo dettaglio, ogni piglio, ogni palpito, ogni movimento, gustandosi con gran piacere quel contorno che i commedianti si impegnano tanto a fare, ma che spesso, nella lontananza della platea non si riesce a percepire appieno. Un contorno accattivante quello di questi giovani ed eccellenti attori, capaci di farti entrare nella storia annullando la quarta parete, vivendo il loro personaggio pienamente e regalandoci un teatro che sa emozionare, senza sembrare affatto teatro, ma appunto vera istoria.

La giovane compagnia del Teatro Stabile del Veneto ci fa assaporare ogni istante, suscitando in noi le stesse risate, sussurri e ansimi dei protagonisti, mentre attraversiamo sinuosi e lascivi uno dei testi più erotici della letteratura cinquecentesca, tra coltri di dubbi e lenzuola di certezze, spogliandoci di ogni preconcetto, come i protagonisti di ogni vestito, per gridare forte, tra un sospiro e l’altro, che il sesso é anche donna, che la voluttà non ha genere e che ieri come oggi, il desiderio abita gli animi femminili e, quando brucia, capovolge il mondo, scardina le regole e squassa i destini.

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