[INTERVISTA] LEV: perdersi in un riverbero tra Padova, Bologna e Londra

Abbiamo raggiunto a Londra i LEV, una band nata tra Padova, Bologna e il Regno Unito e che il prossimo 29 settembre uscirà con il suo primo ep chiamato, un po’ a sorpresa” “Ep2”. Siamo andati a stanarli nei dintorni della Central Saint Martins School of Arts di Londra per capire come coabitare con “i Tears For Fears nell’armadio”.


_di Mattia Nesto

Il vostro “Ep 2″, contrariamene a quanto il titolo possa suggerire, è invece il primo lavoro in assoluto: dove è stato registrato?

“È stato registrato in una Dropbox, e sembrerà una frase ad effetto ma non si discosta troppo dalla realtà. EP2 è stato fin da subito un disco composto a distanza, quindi i luoghi fisici che ci hanno permesso di completarlo sono relativamente meno importanti rispetto all’icona Dropbox in alto a destra dello schermo.
Modificare le nostre cartelle di sessione tra Padova, Londra e Bologna ha condizionato pesantemente il risultato dell’
ep, e ci ha fatto scoprire il processo creativo che più ci appartiene. Poi, a voler indicare per forza due luoghi fisici, diremmo gli studi di doppiaggio della Central Saint Martins School of Arts di Londra, e uno studio costruito da noi a Padova, al piano terra della casa dove è avvenuto l’omicidio del caso Carlotto nel ’76.”

Riprendo pari pari il comunicato stampa a proposito degli stili e delle sonorità dell’ep: “Un piccolo altare dedicato a Damon Albarn nelle sue multiformi incarnazioni, i Tears For Fears nascosti nell’armadio e David Byrne come stella polare”: sono questi i vostri “padrini spirituali e musicali”?

“Sono certamente tre figure importanti, ma in generale si può dire che abbiamo una certa predilezione per gli artisti che hanno sviluppato un processo creativo definito, dal quale poi si sono lasciati guidare per il resto della carriera e senza legarsi a un suono caratteristico, o ambire alla rappresentanza di un genere o un movimento culturale.”

Oltre a questi artisti quali sono i vostri ascolti topici?

“Ogni singolo membro della band viene da background musicali molto diversi, quindi è quasi impossibile definire degli ascolti topici collettivi, e ci piace pensare di essere degli intellettuali sempre alla ricerca di musica nuova e stimolante. Così per rispondere a questa domanda ho chiesto agli altri di dirmi cosa avevano aggiunto di recente nelle loro librerie Spotify/Apple Music. Ne è venuto fuori che negli ultimi tre mesi abbiamo ascoltato “Pamplona” di Fabri Fibra feat Thegiornalisti più di qualsiasi altra roba.”

In tutte le vostre canzoni c’è una sorta di equilibrio precario, ma di gran gusto, tra la voglia di suonare eleganti e il non voler rinunciare a momenti più danzerecci e con la batteria bella dritta in quattro: è un po’ questa la filosofia dei LEV?

“Non penso si possa dire che questo equilibrio sia premeditato, anche se ne andiamo fieri. Penso piuttosto sia frutto del nostro modo disgiunto di lavorare sui brani. Ognuno di noi viene da mondi musicali diversi, e registrando i brani a pezzi molte volte si buttano dentro delle soluzioni inaspettate o totalmente fuori, che al primo ascolto andrebbero cestinate. Magari però si decide di provare a farle convivere con il resto del brano, si rifiniscono, si aggiustano, e alla fine rimangono incastrate nella canzone. È sempre un equilibrio precario, però ogni tanto qualcuno ti dice che è di gran gusto, quindi va bene così.”

Da qui a facciamo tre anni dove vi piacerebbe suonare? In qualche kermesse o palco in particolare?

“Il rovescio della medaglia del metodo di lavoro dietro a questo progetto è che non ci siamo mai chiesti dove e come suonarlo dal vivo. Quindi ci stiamo lavorando adesso: ci stiamo divertendo nel ri-arrangiare quanto fatto in più versioni a seconda di palchi potenziali che ci potrebbero ospitare. Non abbiamo in mente festival o locations in particolare, saremo felici di suonare ovunque ci venga chiesto di farlo, ma penso avremo una naturale predilezione per concerti inusuali dalle locations improbabili.
Un piccolo sogno nel cassetto poi sarebbe quello di riuscire ad organizzare un live dentro la Central Saint Martins School of
Arts a Londra, dove tra l’altro abbiamo registrato le voci del disco. È un posto pazzesco, come un’università d’arte dovrebbe essere, e non succede spesso che vi vengano organizzati dei concerti se non di progetti musicali sperimentali e pseudo avanguardisti, quindi trovarsi tra tre anni a suonare lì non sarebbe male.”

Vi potremo sentire anche in Italia o per ascoltarvi live dobbiamo già prenotare un Flixbus con direzione l’Inghilterra?

“Molte delle scelte e dei ragionamenti fatti ad oggi hanno guardato il Regno Unito, anche per un discorso di viverci, e di vivere una scena sempre molto stimolante. Sarebbe una grandissima soddisfazione riuscire a proporre il nostro lavoro oltre manica, senza dubbio. Detto ciò, bisogna dire che lì si gioca un campionato ben diverso da quello che c’è qua, quindi per il momento è quite unlikely.”

Ascolta “EP2” dei LEV qui

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