La conferma di quanto ascoltato nell’esordio “Bitte Leben” arriva anche alla prova del live: Francamente ha tanto talento. E una spiccata attitudine sul palco. Il report del concerto all’Hiroshima Mon Amour.
Qualche giorno fa al Salone del Libro mi sono imbattuto in un incontro con Gino Castaldo, che presentava il suo libro “La musica è finita”. Si parlava di streaming, di piattaforme digitali e in generale sulle trasformazioni dell’industria musicale. Un passaggio che mi aveva colpito in particolare riguardava i concerti. Per Castaldo «rimangono un baluardo dell’autenticità, quest’ultima abbastanza persa nella produzione discografica. Due fattori stanno portando tuttavia a una degenerazione: innanzitutto il costo dei biglietti è allucinante. E poi c’è sempre di più l’effetto “greatest hits”: concerti fatti per i fan, rassicuranti. Alla lunga, la musica ne risentirà sempre di più».
Una riflessione pienamente condivisibile, ma non universale: le produzioni indipendenti continuano a suggerire direzioni alternative. Ne parlavamo anche nel racconto della Sberdia Night e in generale spesso su queste pagine. Di concerti belli, a misura d’uomo, senza pit, golden circle e acqua a 3 euro ce n’è tanti. Lamentarsi è giusto, ma chi vuole può anche volgere lo sguardo altrove dagli Ippodromi. Troverà artisti e artiste da scoprire. Non conferme, ma piacevoli sorprese. Proprio durante la serata conclusiva della Sberdia Night, ad un certo punto è spuntato un cappellino che ho riconosciuto: quello di Francamente.
Sono passati due anni da quando Francesca Siano entrò nelle tv italiane partecipando ad X Factor. Tutti, vedendola cantare “Wicked Game” di Chris Isaak, colsero un guizzo, un quid in più che poteva far pensare (e sperare) ad una talentuosa artista in erba, potenzialmente credibile anche al di fuori del carrozzone del talent. E nel 2026 questa speranza si è trasformata in una certezza: “Bitte Leben”, primo disco della cantautrice, ha certificato anche le doti di autrice e non solo quelle di interprete. Dentro l’album tantissimi riferimenti al cantautorato italiano, da Alice a Giuni Russo passando per Battiato, Battisti e Carella, ma anche sguardi internazionali, ad esempio ai lavori di Kate Bush e Lola Young. Quello che non sapevamo ancora era che anche dal vivo fosse una forza.

Il live all’Hiroshima, dove – va detto – Franca giocava in casa (è di Nichelino), ha sorpreso in positivo. Piglio, anzi postura da artista già affermata, e via: un’oretta e poco più in cui ha suonato tutte le tracce del suo esordio in studio. Lei con in mano la sua chitarra in alcune canzoni, in altre libera di sgambettare con i suoi occhiali da sole sempre poggiati sul viso. Tipo in “Cattedrale” o in “5 di mattina” (quest’ultima, descritta sul palco come «la canzone più nichelinese dell’album»). Con un carisma e una grazia totali.
Un po’ come nel disco, durante il concerto c’è spazio anche per i momenti più introspettivi, come nella bossa di “Nuda di bossa”, dove Francamente canta delicatamente “Ma dovunque vai, portami del sale, portami conchiglie”. Dietro di lei, fior di musicisti che rendono il suono e il progetto ancora più serio. Sostenuto da un pubblico che sa già a memoria le sue canzoni. Con le dovutissime proporzioni, è una sensazione che abbiamo già avuto vedendo Lucio Corsi alla Suoneria Settimo un anno prima del successo sanremese. Entrambi i live al prezzo di 15€, senza dover fare file virtuali di due ore su Ticketone un anno prima: la musica italiana è viva, basta cercare.
Tutte le foto sono di Luisa Carcavale
