Con il live di Alfio Antico si è chiusa la rassegna di musica sperimentale Discovery, nata dalla collaborazione tra Unione Musicale e TUM Torino. Un concerto tribale, autentico, di un artista straordinario: un vero outsider del nostro tempo. Di Edoardo D’Amato.
Iniziata a novembre grazie alla collaborazione fra Unione Musicale e TUM, la rassegna Discovery si è chiusa con il concerto di un personaggio unico. Dopo aver toccato la Sardegna con Paolo Angeli, al Teatro Vittoria si è approdati alla Sicilia di Alfio Antico, che per mezzo dei suoi inseparabili tamburi a cornice ci ha trasportati in un mondo dove Verga si mischia a Miyazaki, e dove il vero viene impastato con l’immaginifico per dare forma a canzoni della tradizione popolare completamente trasformate. A tal proposito, lo spettacolo non poteva che iniziare con “Anima”, la title track del suo ultimo progetto: una canzone “per ritornare alle camminate della transumanza che facevo da ragazzo con 800-900 pecore“.

In questo periodo c’è una grossa wave di artisti in cui folklore locale, canti popolari e strumenti antichi diventano materia viva per costruire paesaggi sonori contemporanei. Tra gli esempi più virtuosi citiamo La Niña, Daniela Pes e Massimo Silverio. Ma ce ne sarebbero molti altri, ed è anche grazie all’opera di Alfio Antico se esistono queste proposte artistiche. Antico, nomen omen, è uno dei massimi esponenti della musica popolare siciliana, Maestro indiscusso del tamburo a cornice. Ne ha ben 7 sul palco insieme a lui: li utilizza a turno per accompagnare una filastrocca, una poesia o una ninna nanna. Insieme a lui c’è Amedeo Ronga, al contrabbasso. Ci presenta il tamburo come “il suo migliore amico”, una presenza che c’è fin da bambino, quando lo suonava la nonna materna seguendo i ritmi dei passi della vendemmia. Poi ha iniziato a usarlo lui stesso, incentivato dalla nonna come metodo scacciare i momenti di paura e solitudine.
Si capisce dal modo in cui lo tocca che c’è un rapporto viscerale con questo strumento. D’altra parte i più di 80 tamburi che possiede li ha costruiti lui in persona, attraverso l’unione di un setaccio per il grano e la pelle di un animale morto. Sono ricamati, disegnati in punta di coltello, e li suona divinamente. La sua tecnica è superba: si chiama trillo quel particolare utilizzo dell’attrito del dito sulla pelle per fare risuonare i sonagli. C’è un motivo se in tutto il mondo lo studiano e lo imitano: dal vivo si rimane come ipnotizzati di fronte a tanta maestria.
Ma lungi dall’essere mero esercizio di stile. I concerti di Alfio Antico, così come i dischi, sono un’esperienza sonora unica: protagonista è una World Music sfaccettata, sciamanica, confortevole e disturbante allo stesso tempo. E dove l’improvvisazione diventa elemento imprescindibile.
Pastore fino a 19 anni, Alfio Antico è diventato secondo Carmen Consoli “un patrimonio dell’umanità, che dovrebbe essere riconosciuto dall’UNESCO”. Al culmine di una carriera lunga e ricca di riconoscimenti, sui palcoscenici teatrali con Scaparro e Albertazzi, in colonne sonore cinematografiche per Wenders e Scimeca, collaboratore di De Andrè, Capossela, Dalla, Sollima, oggi Alfio Antico nella dimensione live ci restituisce pienamente la sua Anima e quel fantastico mondo bucolico di cui è sia custode che divulgatore.
