Una degustazione underground: dentro la notte dei CBCR al Circolo Magnolia

Sabato sera siamo stati alla notte dei CBCR, lo showcase a firma Rockit degli artisti su cui puntare nel 2026. A cura di Anna Gallucci ed Elisa Palumbo. 

Nuovo anno, nuovi propositi, nuove scoperte. I CBCR raccolgono un po’ quest’aria di gennaio, in cui tutti siamo spinti dalla voglia di novità, nonostante questo evento sia ormai diventato un rito per gli habitués della scena underground italiana.  Prima di raccontare com’è andata la serata, è doveroso fare una premessa: questo è un evento per tutti, ma non bisogna farsi limitare dal proprio gusto. È una serata di scoperta, soprattutto.

La serata inizia in un tardo pomeriggio già buio, alla fine del bosco che circonda il Circolo Magnolia. Appena entrati, giusto il tempo di una sigaretta ed inizia a suonare Agenda dei buoni propositi. Subito veniamo trascinati nel suo immaginario pieno di synth e pulsanti, attirati da un suono ricercato e immersivo: un’elettronica introspettiva, analitica, in cui produzione e voce vengono dosati al millimetro e diventano un’unica cosa, altro da ciò che erano prima.

I live delle emozioni (dopo Agenda si esibiranno Sara Baroni e Ciliegia suicidio) lasciano il posto ad un mood che anticipa una nottata tutta da ballare: arrivano sul palco Victoria Maria e le sue ballerine, ricordandoci a suon di banger spagnoleggianti che la musica può e deve anche farci divertire. 

Correndo tra un palco e l’altro, ci attira la voce di Zara Colombo, che ci dà il tempo di recuperare un po’ il fiato. Un suono, magico, soave, quasi immobilizzante: la melodia diventa il sottofondo perfetto per i nostri viaggi introspettivi e ad un tratto, persi tra il pubblico in contemplazione, ci ritroviamo in una dimensione meditativa. Solo noi, quella voce e quella melodia.

Arrivano le Irossa, arriva il caos. La band torinese catapulta tutti nella baraonda di meravigliosi suoni che si generano dal mix perfetto: elettronica, sax, basso, voce e un’immensa voglia di fare ciò che si ama. Una delle esibizioni più coinvolgenti della serata.

Dopo il caos, la “quiete devastante” di Sara Gioielli. Non una novità per noi, ma sempre la stessa potenza emotiva: una voce eterea, piena e onirica che si espandeva nel silenzio del pubblico attonito. 

Un’altra pausa sigaretta, ed è il momento dell’hip hop: Skt, Caleydo e infine Visino Bianco, tre artisti e tre modi di fare rap nel 2026, a dimostrazione di una scena che più che satura è matura, pronta ad accogliere contaminazioni e personalizzazioni, ma anche a portare il peso di un passato ormai diventato storia della musica.

Da questo punto in poi il delirio: shoegaze, funk, neofolk elettronico, pop rock e i dj set incredibili di Tresca y Tigre ed Eva Bloo… Insomma come partecipare ad una degustazione musicale: entri portando tutta la tua curiosità, ascolti musica di qualità e torni a casa avendo anche imparato qualcosa.

In copertina: Irossa