“Puntuale 3”: alla scoperta della rassegna per spiriti curiosi al Biko

All’ARCI Biko di Milano, cinque appuntamenti con Esecutori di Metallo su Carta, Calibro 35, The Winstons e molti altri organizzati dall’etichetta 19’40”. Un viaggio attraverso le sonorità più diverse; dalle composizioni d’avanguardia alle colonne sonore di videogiochi underground. A cura di Giulia Costa Berbé. 

Puntuale – nelle parole dei suoi promotori, l’etichetta 19’40” – non è un festival, ma una serie di momenti di divulgazione raccolti in una sorta di compilation dedicata a un pubblico alla ricerca di ponti tra i generi musicali più diversi.

La rassegna, ospitata anche quest’anno da ARCI Biko, è giunta alla sua terza edizione e il suo programma si dimostra come sempre eterogeneo e stimolante: la serata inaugurale, “Musica Politica” ha avuto come protagonisti le composizioni di Louis Andriessen, Frederic Rzewski, Leo Ferré e altri suonate dagli Esecutori di Metallo su Carta. E’ stato poi il turno di “Henry Cowell, ostinato”, evento dedicato al compositore d’avanguardia in una serata “pensata per chi non ha mai sentito il suo nome” come spiegano gli stessi 19’40”.

Il terzo appuntamento, “Arcade Music”, è stato un viaggio lungo la storia delle colonne sonore di videogiochi underground (ma ve lo ricordate “Mist”?) partendo dall’horror giapponese “D” per arrivare al blockbuster “Tomb Raider”.

Il quarto appuntamento, di cui vi parlerò meglio più avanti, è “Pictures at an Exhibition” in cui gli Esecutori di Metallo su Carta, Roberto Dell’Era e The Winstons rileggono il classico di Musorgskij in “un progetto che attraversa secoli e stili, tra rigore, gioco e invenzione”. Il ciclo di 5 appuntamenti iniziato il 24 settembre 2025 culminerà il 4 febbraio 2026 quando Calibro 35 e gli Esecutori di Metallo su Carta uniranno le forze per una serata dedicata a Paolo Renosto, autore di spicco della library music anni ‘70.

“Pictures at an Exhibition”, un omaggio agli Emerson, Lake e Palmer

Mercoledì 21 io e un nutrito manipolo di ascoltatori curiosi, ci siamo ritrovati per assistere al quarto appuntamento della rassegna, “Pictures at an Exhibition”, un’esecuzione della suite di Musorgskij nella versione di Emerson, Lake e Palmer immortalata in un leggendario live nel 1971. Non capita tutte le sere di ascoltare un concerto prog, se il fato poi decide che a
suonare un disco che hai ascoltato fino allo sfinimento siano Enrico Gabrielli, Sebastiano de Gennaro e i The Winstons, la circostanza ha del soprannaturale. L’esecuzione è impreziosita dalle animazioni del visual artist Andrew Quinn (uno che ha
lavorato ai VFX di The Matrix, per dire…) che trasforma i quadri che hanno ispirato l’opera in visioni oniriche e paesaggi degni di De Chirico.

Si nota subito quando chi è sul palco ama quello che sta suonando quanto te, anzi, più di te; lo noti dalle espressioni del viso esauste di chi ha passato giorni a provare quei pezzi e proprio in quei pezzi si è cimentato chissà quante volte nel corso della carriera. L’inconfondibile melodia de “La Promenade” apre le danze per poi tornare e ritornare tra le varie arditezze progressive a prenderti per mano quando pensavi di aver smarrito la via tra i ghirigori del Moog. Forse è questo quello che rende “Pictures at an Exhibition”- album che manderei nello spazio per far capire agli alieni come suonano gli umani – uno dei dischi più accessibili degli ELP: la presenza di un tema che ti entra in testa e non se ne va più.

Si prosegue con “The Gnome”, “The Hut of Baba Yaga” e “The Great Gates of Kiev”, altro passaggio iconico della composizione, con la parte vocale affidata a Roberto Dell’era che ci regala una performance eccelsa. Infine, il quintetto ci fa un ultimo dono e chiude la serata con “Moonchild”, dei King Crimson; inaspettata e struggente. L’esibizione ha il carattere di chi si ritrova per celebrare qualcosa di raro e prezioso che va preservato e conservato tra le pieghe del tempo. È in fondo lo spirito dell’intera rassegna “Puntuale” riportare a galla gemme del passato, farci conoscere la musica “alta”, quella che ascolteresti seduto a teatro ma che qui al Biko ti puoi godere seduto per terra su un tappeto colorato.

Il live del ‘71 degli ELP si apriva con il presentatore che annunciava l’esecuzione della suite di Musorgskij e la risposta del pubblico era un’ovazione da stadio. È un entusiasmo commovente se si pensa che si trattava della rilettura di una composizione scritta 100 anni prima. Non sono più i tempi di folle oceaniche unite sotto il segno di una musica cerebrale e complessa come il prog, ma la passione di chi ancora la ama e la promuove, quella è rimasta intatta.