Tornare al muretto con DJ Premier e The Alchemist

Report dell’unica data italiana del tour He’s the Preemo, I’m the Chemist al al Teatro Concordia di Venaria. A cura di Anna Gallucci. 


Ancora adesso mi sembra di sentire DJ Premier urlare: “I say HIP and you say HOP, y’all alright???”
Me lo ripeto a mente, ancora oggi, a una settimana da quello che è stato un concerto pilastro della cultura Hip-Hop: DJ Premier e The Alchemist al Teatro Concordia di Venaria.

Un’ora e mezza intensa, in cui tutti abbiamo fatto un viaggio negli anni ’90, attraversando Mobb Deep, Nas, Biggie e Big L.

Devo essere sincera: da Gen Z, per me il rap è sempre stato il muretto della provincia. Quello dove si ascoltavano battle freestyle registrate col cellulare, dove si parlava di sogni e di cose da fare “da grandi”, una volta arrivati nella grande città. Un luogo in cui le parole, spesso poco armoniche, erano aggressive, cariche di rabbia e di speranza non ancora espressa.

Quella sera siamo tornati tutti su quel muretto. Persone di ogni età, pantaloni under-baggy, cappellini NY e una critica condivisa verso i bodyguard che facevano buttare gli accendini (useless, tbh). Gente arrivata da ovunque: accenti diversi, lingue diverse, ma un unico amore comune per quel muretto immaginario e per quegli ascolti collettivi di J. Cole, Nas e Biggie.
Arrivata al teatro, l’aria era frizzante. Tsura, Mastafive e The Next One avevano appena concluso l’opening: purtroppo non sono riuscita a sentirli, ma l’energia che si respirava lasciava intuire un’apertura potente, capace di scaldare la sala.

Poi le luci si abbassano. DJ Premier entra con una maschera da clown sul volto e il pubblico esplode in un urlo collettivo.
Il set prende forma subito: una selezione che attraversa capolavori della cultura Hip-Hop, senza fretta e senza nostalgia fine a sé stessa. Un DJ set denso di storia, quasi archivistico, fatto di scratch, break, composizioni strumentali e beat che sembrano ripercorrere la storia del beatmaking davanti ai nostri occhi.

Il nuovo, incarnato da The Alchemist, e il vecchio, rappresentato da DJ Premier, non si sono mai contrapposti: si sono riconosciuti. Il loro incontro non è stato solo toccante, ma profondamente memorabile.

Il fil rouge della cultura Hip-Hop e dell’amore verso la scena era palpabile. Senza Preemo non ci sarebbe stato Alchemist, e questa riconoscenza è stata dichiarata più volte, apertamente, sia al pubblico che sul palco.
In un genere spesso percepito come chiuso, freddo o privo di affetto, questo DJ set ha dimostrato l’opposto: rispetto, valori, memoria e amore profondo per i dischi che hanno generato suoni entrati nella vita di milioni di persone.

Per la prima volta in Italia, la cultura Hip-Hop è stata omaggiata e restituita alla sua essenza, liberata – almeno per una sera – da molti degli stereotipi che ancora la accompagnano. Un’esperienza fatta di sinestesie, connessioni e sincronizzazioni, capace di dimostrare che l’Hip-Hop non è passato: è presente, vivo e condiviso.