Anatomia della coppia in Museo di un amore infranto di Fabrizio Bonetto

“Ho sempre pensato alla coppia come a un albero. All’inizio, è un unico fuscello, poi cresce per formare i due rami principali attaccati al fusto, che tenderanno ad andare in due direzioni diverse perché gli individui crescono, maturano”. E dopo? Cosa resta di un amore che crolla? È il tema dell’ultimo libro di Fabrizio Bonetto pubblicato da Accento Edizioni. Articolo a cura di Beatrice Bosco.

Museo di un amore infranto lo mette subito in chiaro: questa non sarà una storia a lieto fine. Protagonista del racconto è la coppia di lunga data composta da Giacomo e Veronica. Tutto comincia quando, rientrando da una normale giornata di lavoro e non sospettando nulla, Giacomo trova la moglie e uno sconosciuto ad aspettarlo in salotto. “Giacomo, devo parlarti” ed è subito chiaro che qualcosa non va. Qui comincia l’alternarsi dei punti di vista dei futuri ex sposi, non un vero dialogo, ma piuttosto un succedersi di opinioni che mai tengono conto di quanto detto dall’altra parte. A scandire questa successione sono brevi parentesi costituite dal racconto di alcuni oggetti contenuti nel Museum of Broken Relationships di Zagabria, la cui esposizione presenta articoli di varia natura donati al museo da ex amanti, accompagnati da una breve descrizione della propria relazione e dei motivi del suo naufragio.

L’alternanza di voci testimonia gli opposti: sia che la storia tra Giacomo e Veronica è una di un milione, sia che proprio questa storia contiene tutte le altre. Nei pensieri, nelle confessioni e nelle accuse di Giacomo e Veronica, infatti, si riflettono i sentimenti di tanti altri, la nostalgia per le cose belle vissute e finite e la rabbia covata e tenuta in caldo per anni.

Dall’alternanza di prospettive non deriva una maggiore comprensione reciproca: ciascuno dei due parla per sé e capisce solo le sue ragioni. Non c’è nemmeno un tentativo di venire a patti, di incollare i cocci di quella teiera che Veronica adora e che Giacomo scaglia a terra come estremo atto di rottura.


I personaggi presentano caratteri opposti: Giacomo è apprensivo, perfezionista, organizzato e quindi, secondo la moglie, invadente, autoritario, prevaricatore in tutto, dalla gestione dell’economia familiare (ogni cosa ha un posto preciso nei suoi fogli Excel) alle piccole scelte quotidiane. Veronica è più accondiscendente, remissiva, abituata a stare alle spalle di un uomo che non condivide il palcoscenico. Persino nel momento in cui si fa forza e annuncia al marito di volersi separare per stare con un altro ha bisogno della presenza fisica dell’amante a cui appoggiarsi: deve avere davanti agli occhi il motivo per cui lo fa, Giovanni, anche lui marito e padre di famiglia, promessa di una nuova vita di coppia, più felice e paritaria.

“Ho sempre pensato alla coppia come a un albero. All’inizio, è un unico fuscello, poi cresce per formare i due rami principali attaccati al fusto, che tenderanno ad andare in due direzioni diverse perché gli individui crescono, maturano.

Ogni coppia ha due scelte: far nascere dei rami proiettati verso l’alto, trovare linguaggi, modi di stare assieme, interessi che si intersechino, oppure può continuare a far crescere i rami nella direzione opposta, aumentando per sempre una distanza che non si colmerà mai.”

Il matrimonio di Giacomo e Veronica è fatto di incomprensioni, attriti e divergenze. Ci sono state, però, delle note positive in questa relazione, dei momenti di gioia annotati su piccoli biglietti colorati e raccolti nel Vaso delle Cose Belle. Infornate di pane, giochi con i figli e persino una lunga fase di innamoramento, di risate in camera da letto. Tutto è finito, però, quando i bigliettini di Veronica hanno iniziato a raccontare dei momenti felici con Giovanni.

Quella di Museo di un amore infranto è una narrazione semplice ma direttissima, da cui emergono forti entrambi i punti di vista, che convergono allo stesso punto: cosa resta di questo amore che crolla? Due figli, qualche ricordo (se non pervaso di risentimento), qualche oggetto da spartirsi e poco altro. Ci sarebbe stato, forse, un modo diverso di coltivare l’amore, di innaffiarlo e farlo crescere, ma non in questo tempo, non con questa persona. La stessa sconfitta toccherà presto alle relazioni tra Veronica e Giovanni e tra Giacomo e un’altra donna: due anni, infatti sono il tempo della felicità, il periodo in cui l’innamoramento vince su doveri e responsabilità.

Tutto, alla fine, si riduce al due: due gli innamorati, come due le parti in guerra.

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