20 anni di Mechinato tra musica e malinconia

Una chiacchierata con una delle band più longeve dell’underground locale, domani in concerto a Barge. Intervista a cura di Francesca Barbero.

Domani, giovedì 7 dicembre, alle 21.30, concerto dei Mechinato al Beat Sound&Food di Barge. Per festeggiare i vent’anni di una delle band più longeve dell’underground locale, saliranno sul palco con Federico Raviolo, Carlo Scozzese, Stefano Quaranta, Giorgio Damiano e Daniel Trecco –attuali componenti del gruppo- alcuni musicisti la cui storia si intreccia con quella della band. Sonorità tradizionali e popolari, riferimenti alla grande canzone d’autore suggestioni letterarie costituiscono l’essenza del folk rock intimo e malinconico di un gruppo chenel corso della sua attività, ha ottenuto diversi riconoscimenti sia a livello locale (tra questi la vittoria al concorso “Saluzzo Underground” nel 2013) sia nazionale (su tutti la partecipazione al Roxy Bar di Red Ronnie nel 2008). Abbiamo fatto qualche domanda a Federico Raviolo, da sempre voce e autore dei testi dei tre dischi dei Mechinato (“Ogni ruota gira”, “Senza Sponde né Lumi” e “Qui non ci son santi”) per farci raccontare questi primi vent’anni insieme.

Quando nascono i Mechinato?

“Nell’ottobre del 2003 vennero a trovarmi a casa due giovani musicisti, grandi promesse musicali del nostro territorio :il bello e morrisoniano batterista Carlo Scozzese e il pianista Alessandro Inglese,con i loro due cognomi per altro,cugini tra loro, si partiva in modo internazionale, volevano convincermi a formare una band con pezzi propri,io arrivavo da anni di cover hard rock, si era appena sciolto il mio primo gruppo, gli Spleen con cui cantavo brani degli Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple, l’idea di scrivere canzoni proprie mi solleticava e spaventava allo stesso tempo: accettai senza pensarci troppo, come quando uno si tuffa da un trampolino,il fatto che non sapessi nuotare non era importante. Nel giro di poco tempo si aggiunsero alla formazione Andrea Astesana al basso, Floriana Barci al Sax e il poliedrico e funambolico Marco Polidori alla fisarmonica, di lì nacque il nostro primo disco ‘Ogni ruota gira’. Il perché abbiamo formato una band? Be’ non c’è un perché, l’abbiamo formata per poter vivere. Ogni musicista aveva contaminazioni diverse,non abbiamo mai scelto un genere,direi che è il genere che ha scelto noi. Il genere Mechinato. Noi non siamo folk , non siamo rock,siamo per alcuni versi teatrali, cantautorali, rock e popolari. Per scrivere canzoni io son sempre partito da suggestioni letterarie,nelle mie orecchie c’erano Tom Waits, Nick Cave, la letteratura americana, Kerouac, Fante, Bukowski, insomma quelle cose lì. In Italia guardavo a Capossela, Bubola, Manfredi, Gaber, DeGregori”.

Quali storie raccontano le vostre canzoni?

“Raccontano principalmente suggestioni, piccoli momenti, sogni, radici, anche nonsense a volte, guardano o cercano di guardare il fondo, l’abisso, la luce delle nostre vite”.

Mi piacerebbe dedicare una domanda a una riflessione sulla malinconia, un sentimento che, come una nebbia, avvolge e impregna le vostre canzoni.

“Che cos’è la malinconia? Chi lo sa, è uno stato d’animo,o forse semplicemente ciò che occorre allo spirito per elevarsi,per abbandonarsi, per piangere e sentirsi vivo. Effettivamente molte nostre canzoni,sono permeate dalla malinconia. Senza questo elemento quasi tutto risulterebbe arido. Direi che la malinconia è la cosa più lontana che ci possa essere dalla tristezza,la malinconia è nutrimento alla bellezza, senza nutrimento si muore. La malinconia è una vibrazione dell’anima, tanto più si frequenta questa vibrazione tanto più si vedono le cose per quello che sono e cioè sacre, vive ed eterne”.

Vent’anni insieme -con alcuni cambi di formazione- vi collocano tra le band più longeve dell’underground locale o del sottobosco, se preferite. Tra i vari riconoscimenti in provincia c’è la vittoria, nel 2013, di “Saluzzo Underground”, un concorso organizzato dal Ratatoj di Saluzzo, che dava la possibilità di suonare sul palco più importante della provincia: quello del Nuvolari Libera Tribù. Come sono cambiati la scena musicale locale e le situazioni di musica live nel corso di vent’anni?

“Si vent’anni, che figata. Vent’anni di vita vissuta , vent’anni di amicizia,di incontri, di piccole delusioni e di grandi gioie. Siamo tra le più longeve del sottobosco dell’underground musicale, si, te lo dico con orgoglio, perché ci crediamo, ci vogliamo bene, non abbiamo fretta. Vincere il ‘Saluzzo Underground’ è stata una meraviglia assoluta. Ci ha dato l’opportunità di suonare come dici tu, su uno dei palchi più importanti del Piemonte, ricordo la volta che abbiamo fatto da spalla a Marco Morandi, si, il figlio di Gianni, che persona umile, affabile, deliziosa. Vent’anni fa non avevi bisogno come band di cercarti date,le opportunità per suonare venivano da sé, ogni paesino del saluzzese o del pinerolese aveva locali che facevano suonare e tu ci andavi. Oggi è molto più complicato,oggi tutto è social, come una grande vetrina e se non sgomiti un po’ per fare vedere la tua faccia in prima fila, nessuno sa che esisti. Non è una critica da vecchio ai nostri tempi, ma una riflessione, oggi l’artista in generale, deve essere anche un buon commerciante, deve sapersi ‘vendere bene’ deve diventare ‘genere di consumo’ e dunque entra in quella grande piovra che tutti chiamano mercato, non che un tempo non fosse così, ma oggi ho l’impressione che dipenda tutto da quello. Ecco, se devo dire, noi deficitiamo un po’ nel campo social. I costi poi per i locali che vogliono fare suonare band sono triplicati e dunque tutto è un pochino più difficile. Negli anni i Mechinato indubbiamente sono cambiati, oggi siamo alla nostra terza o quarta pelle, della formazione primordiale siamo rimasti io e Carlo Scozzese, il batterista, grande anima del gruppo. Un grande elemento che vorrei citare e che ormai fa parte da una decina d’anni dei Mechinato è il chitarrista Stefano Quaranta, un amico ,un uomo centrato,dalla grande pacatezza e dalla grande inventiva. Gli ultimi entrati in formazione,ma diventati subito fondamentali per il gruppo sono il bassista Daniel Trecco che dona con estrema semplicità una levatura devastante alla sezione ritmica e il violista e maestro Giorgio Damiano che mette in modo semplice la ciliegina sulla torta con la sua caratura tecnica e professionale”.

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Tra i riconoscimenti a livello nazionale c’è la partecipazione al Roxy Bar di Red Ronnie. Che ricordi avete di quell’esperienza?

“L’esperienza da Red Ronnie è stata l’esperienza delle esperienze, avevo iscritto il gruppo senza dirlo a nessuno a questo contest promosso se non sbaglio da volkswagen che era partner del Roxy bar, la famosa trasmissione di Red Ronnie. Totalmente a sorpresa fummo selezionati su oltre 900 gruppi in tutta Italia per andare ad esibirsi proprio negli studi del Roxy Bar, ricordo che ero entrato trafelato e urlando il nome di Marco Polidori mentre salivo le scale dell’istituto civico musicale in cui lui insegnava per avvisarlo della selezione. Una vera emozione. Il sound check fu fatto credo in due minuti e mezzo in cuffia e mai ci sentimmo meglio di così, dei veri professionisti. Red Ronnie poi mi stupì in primis per la sua statura , è letteralmente un gigante, non me lo aspettavo così alto, lo guardavo come si guarda una montagna, e poi per la sua enorme capacità di mettere a proprio agio le persone. Sempre per mezzo di Red Ronnie abbiamo calcato anche il palco del Motor Show a Bologna. Se parliamo di belle esperienze vorrei ricordare anche il ‘Battello della Musica’ a San Remo, organizzato dal cantautore e musicista Lorenzo Piani, mancato purtroppo alcuni anni fa, ci chiamava le sue Sole internazionali, abbiamo passato con lui 3/4 giorni suonando in un palatenda in concomitanza con il famoso festival, e in quei giorni stare a San Remo era come stare al centro del mondo. Una sera in una birreria adiacente il teatro Ariston iniziammo ad intonare ‘il gatto nero’, una nostra canzone, improvvisamente tutta la birreria stava cantando e abbracciato al nostro fisarmonicista c’era James Kakande, con a fianco il figlio di Albano, che in quei giorni stava promuovendo un singolo di successo”.

Dopo il concerto e dopo i festeggiamenti cosa succederà?

“Ba io mi sveglierò il giorno dopo con tre toni più bassi nella voce. Raccoglieremo l’energia di questo evento per continuare la nostra attività. Abbiamo in cantiere canzoni nuove e l’idea di registrare un nuovo disco nel prossimo anno, sarà il più bel disco di sempre, me lo sento dentro. Sarà un disco concettuale molto legato al territorio”.

Ho un’ultima curiosità…cosa significa Mechinato?

“Il significato di Mechinato ha una valenza esoterica, essendo esoterica e non essoterica è di difficile rivelazione, ciò che posso dire è che il nome Mechinato è legato alla luce,all’amore per la vita, è un ringraziamento alle forze primordiali, un ringraziamento a Dio per ciò che è stato e per ciò che sarà”.