[INTERVISTA] Walter Hoeijmakers ci racconta i 21 anni del Roadburn

A tu per tu con Mr. Roadburn aka Walter Hoeijmakers, direttore artistico del Roadburn Festival, diventato uno degli eventi più prestigiosi del panorama heavy/sperimentale mondiale.


_di Valerio Vincenzo Mariani

Due decadi di “musica senza confini” con epicentro nella cittadina olandese di Tilburg ma risonanza internazionale. Una direzione artistica che molti definiscono “illuminata” e una reputazione costruita passo dopo passo, grazie ad una minuziosa cura dei dettagli e una dedizione totale e quasi poetica nei confronti della propria creatura.

Ci presenteresti la tua crew ed il vostro metodo di lavoro?

“Io sono il direttore artistico del festival. Mi occupo del booking dei gruppi e della line up. Lavoro con il curatore del festival, con il nostro grafico ufficiale e con diverse altre persone. Praticamente tutto è supervisionato da me ma ho un prezioso supporto da parte del personale del 013. Il loro team di produzione è senza paragoni, ed il loro staff lavora con me sul Roadburn per tutto l’anno prendendosi cura di molti aspetti e garantendo che il festival si svolga senza intoppi.

Quello che faccio è un lavoro d’amore, e mi sento molto preso emotivamente nel cercare di mettere assieme la miglior line-up possibile e nel portare al pubblico del Roadburn qualcosa di veramente creativo ed artistico. Becky è la nostra addetta alla stampa con sede a Londra. Il suo ruolo si è ampliato un po’ quest’anno e adesso sovrintende anche il dietro le quinte ed altri vari elementi”
– 

Goblin

Quali sono stati i principali problemi che avete riscontrato prima di diventare un festival musicale di culto in tutto il mondo e quali sono quelli di oggi?

“La crescita del Roadburn è stata abbastanza naturale ed organica. Non abbiamo programmato di diventare un festival di culto. Siamo rimasti fedeli a ciò che avremmo voluto noi stessi vedere ad un festival. L’aspetto artistico è ciò che ci guida ogni anno. Ognuno ha un approccio diverso su ciò che ricerca al Roadburn perché la line up è abbastanza eclettica da permettere ad ogni partecipante di avere un’esperienza totalmente diversa a seconda della persona.

Il più ovvio tra gli esempi di problemi che abbiamo affrontato è stato nel 2010 quando il vulcano Eyjafjallajökull ha eruttato provocando il caos dei voli aerei in giro per l’Europa. Tuttavia guardando indietro è stata un’esperienza positiva! È stato stressante al momento, ma con l’aiuto di tutti siamo riusciti a rendere la festa un successo. I gruppi hanno suonato un secondo set e si sono sbattuti per far funzionare il tutto.”

“Quello che faccio è un lavoro d’amore”  –  Walter Hoeijmakers

Quali sono le particolarità della location?

“Tilburg è una città universitaria nei Paesi Bassi. È un bel posto, tranquillo per la maggior parte dell’anno, ma si anima durante il Roadburn. La sede 013 è il centro del Roadburn. È una location artistica molto versatile che può vantare (a mio parere) i migliori suoni e luci di tutta Europa. Ha subito alcuni lavori di ristrutturazione quest’anno che hanno ulteriormente migliorato il suo potenziale in qualità di miglior locale disponibile. Al 013 abbiamo due sale, compreso il nostro palco principale. Basta attraversare la strada per arrivare all’Het Patronaat, una bellissima chiesa sconsacrata che è incredibilmente popolare tra i partecipanti del Roadburn.

Per la prima volta quest’anno useremo una nuova location chiamata Extase, che rimane dietro l’Het Patronaat. Ha una capacità di 250 persone. Sarà perfetta per gli spettacoli intimi! E parlando di intimo ci sarà anche quest’anno il Cul de Sac come nostra quinta postazione! È un locale piccolo ma con una grande energia.

Come vi approciate alla scelta degli artisti?

“Come ho detto, un sacco di persone hanno la propria idea di ciò che il Roadburn debba essere ed è difficile definire esattamente quale sia il criterio nella scelta di una band per farla partecipare al festival. Non è prefissato. Un sacco di esse vengono scelte in base alla loro combinazione con altri gruppi in modo da lavorare su di una line-up di qualità, ma non per questo ci soffermiamo solo su di uno o due generi. Il Roadburn è un luogo studiato per gli amanti della musica senza confini, in modo che non si sentano limitati in base a dei paletti. Il costo è ovviamente un fattore che, come in tutti i festival, bisogna tenere d’occhio. Il nostro budget non è illimitato. “

Perché secondo voi gli artisti sembrano essere così attaccati al Roadburn?

“Quando diciamo che il Roadburn è un posto per gli amanti della musica senza frontiere, includiamo gli artisti che si esibiscono in questa affermazione: è un luogo pensato per la creatività, la collaborazione e l’audacia! Facciamo tutto il possibile per far sentire gli artisti a proprio agio ed in grado di esprimersi nella maniera più naturale possibile o nella maniera più nuova possibile.

Abbiamo creato rapporti di lunga data, rispettosi e creativi con molte delle band che hanno suonato al Roadburn. Questo è sicuramente di grande aiuto. Lavoriamo duramente per fare in modo che i nostri artisti siano ben curati. Ogni concerto porta con se diversi problemi; bagagli smarriti, amplificatori saltati in aria, ecc. Ma il team di produzione gestisce questo genere di cose senza il minimo sforzo.”

“Il Roadburn è un’esperienza completamente diversa rispetto ai festival tradizionali.
Si tratta di una “piccola” festa intima molto ben organizzata, messa assieme da persone che amano i gruppi. Prospera nel creare un’atmosfera sociale unica dove i confini tra gli artisti, il pubblico e il personale sono spesso completamente offuscati”
(Steve Von Till / Neurosis)

Quanti partecipanti sono locali e quante persone provengono dal resto del mondo?

“Diamo il benvenuto a persone provenienti da tutto il mondo! Molti dei nostri visitatori giornalieri provengono dalle strette vicinanze, Belgio e Paesi Bassi, ma abbiamo persone provenienti da Australia, Canada, America ed altri posti lontani. Tutto questo oltre ad un enorme numero di Roadburners provenienti da tutta Europa. Quest’anno saremo più che mai! Circa 4000 visitatori al giorno. “

Quanto è importante l’aiuto degli sponsor e della città di Tilburg?

“La città di Tilburg ci aiuta ad espandere il nostro programma secondario. Negli ultimi anni ci hanno concesso alcune sovvenzioni così da poter organizzare Q&A’s, seminari e mostre. È diventata una parte integrante del Roadburn e ci distingue dai festival simili al nostro. Siamo estremamente grati che il governo locale riconosca l’importanza del Roadburn per la città di Tilburg. Non otteniamo alcun aiuto finanziario da parte dello stato o dagli sponsor principali. Il nostro è un festival che necessita di vendere ogni singolo biglietto per soddisfare i nostri sogni”

Quali sono i vostri rapporti con l’Italia?

“Abbiamo avuto diverse band italiane nel corso degli anni. Proprio quest’anno avremo i Nibiru, gliAbysmal Grief e gli Epitaph ad unirsi in viaggio per Tilburg per i nostro Roadburners! Abbiamo anche rapporti di lunga data con la stampa italiana così come, ovviamente, con tutti i fan che viaggiano ogni anno per unirsi a noi. Gli appassionati di musica italiani sono incredibilmente entusiasti”

La cosa più strana/assurda accaduta durante il festival o la sua organizzazione?

“Dovrò essere molto discreto per proteggere l’innocenza di certe persone, come si può immaginare, ma ho avuto diversi strani incontri nel corso degli anni, questo è sicuro. Ho visto membri di alcune band innamorarsi perdutamente e perdere bus per le loro nuove amichette. Ho visto musicisti decidere di rimanere volutamente al festival e cercare di nasconderne il motivo al resto del loro gruppo in quanto avrebbero saltato il loro prossimo concerto. Ho visto membri di band aiutarsi a vicenda in esperienze legate alla droga finite male. Ho visto vite di essere umani venire salvate dal personale paramedico del locale 013. Ultimo ma non meno importante, ho visto un ragazzo portare 5 chili di funghi allucinogeni al Roadburn proclamando che fossero solo per uso personale… e mancava solo più un giorno di festival!

E poi, anche in questo caso cito la storia del vulcano. È stato qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere. Ed invece ha gettato in campo tutti i tipi di collaborazioni, amicizie e soluzioni possibili ad un problema che mai avevamo incontrato prima di allora.

Altro…? Alcuni scandinavi dovettero noleggiare un autobus per tornare a casa attraverso la Germania e la Danimarca. A quanto pare ci sono volute 48 ore per farli tornare in quanto hanno allungato i loro festeggiamenti lungo il viaggio.

Infine quando ho visitato l’Islanda nel 2015 sono stato in grado di fare a Eyjafjallajokull un bel dito medio… un tale sentimento di vendetta! Ah!”

Qual è stata la più grande soddisfazione in 21 anni di Roadburn?

“Sono sempre stato un grande fan di Hawkwind, Voivod, Celtic Frost (Tom G Warrior) e Neurosis tra gli altri. Il 17enne in me mai avrebbe immaginato che un giorno avrei collaborato con queste band e musicisti che amo così tanto. Guardando indietro tra le venti edizioni del Roadburn questa è di gran lunga la mia più grande ricompensa personale!”

Hai qualche sogno nel cassetto?

“Avere gli ZZ Top come gruppo principale al Roadburn con una scaletta vecchia scuola, ossia con soli brani provenienti dai primi 6 album sarebbe il mio ultimo sogno. Anche avere Nick Cave al festival o i Massive Attack che suonano Mezzanine per intero ci si avvicinano. Aspetta un secondo…e che ne diresti di una reunion dei Merciful Fate al Roadburn?! Sarebbe decisamente qualcosa di grosso…”

[ENGLISH VERSION]

Face to face with Mr. Roadburn aka Walter Hoeijmakers, artistic director of the Roadburn Festival, which has become one of the most prestigious in the heavy/experimental world scene.

Two decades of “music without borders” which has its epicenter in the Dutch city of Tilburg but also an international resonance. An artistic direction that many call “enlightened” and a reputation built step by step, through a meticulous attention to detail and total dedication – almost poetic – towards their creature

What I do is a labour of love  –   Walter Hoeijmakers

Can you introduce to us your crew and the way as you work for Roadburn?

“I am the artistic director of the festival – I oversee the booking of bands, putting together the line up, working with our curator, our official artist etc. Pretty much everything is overseen by me.

However I have invaluable support from the staff at the 013 – their production team is beyond compare, and their staff work with me on Roadburn year round and take care of many aspects of ensuring the festival runs smoothly. What I do is a labour of love, and I get very emotionally invested in putting together the best line up and bringing the Roadburn audience something truly creative and artistic.

Becky is our press person, based in London, but her role has expanded a little this year, and she’s not only oversees press and accreditation but deals with our side programme and various other elements.”

What were the main problems you had before becoming a cult music festival around the world and what problems do you have today?

“Roadburn’s growth has been quite natural and organic – we didn’t set out to be a cult festival. We have stayed true to what we would want to see in a festival line up ourselves, and that artistic vision is what guides us every year. Everybody has a different take on what Roadburn is for them, because the line up is eclectic enough for every attendee to have a totally different experience to the next person. The most obvious example of a problem we have faced was in 2010 when Eyjafjallajökull volcano erupted causing travel chaos around Europe – however, looking back, that is still a positive experience. It was stressful at the time, but everybody pulled together to make the festival a success, bands played second sets and got stuck in to making the whole thing work.”

Can you tell us what are the particularity of the location?

“Tilburg is a university town in The Netherlands – it’s quite a quiet place for most of the year, but comes alive during Roadburn. The 013 venue is the centre of all things Roadburn – it’s a versatile, state of the art venue which has the best sound and lighting (in my opinion!) across Europe. The 013 has undergone some refurbishment this year, which has only improved it’s status as being one of the best venues available.

At the 013 itself we have two rooms – including our main stage. Just across the street we have Het Patronaat, a beautiful converted church building which is incredibly popular with Roadburn attendees. For the first time this year we will be using a new venue called Extase, which is tucked behind Het Patronaat – it’s got a 250 capacity room, which will be perfect for the intimate shows. But speaking of intimate, we will also be using Cul de Sac as our fifth stage again this year – it’s a very small venue but one with great vibes!”

How do you approach to the choice of your artists?

“As I say, a lot of people have their own idea of what Roadburn should be, and it’s hard to define exactly what the criteria is to be a Roadburn band – there isn’t a fixed answer. A lot of it is to do with how the bands all work together as one line up, but by no means to we stick to just one or two genres. Roadburn is a place for openminded music lovers, so we don’t feel restricted by genre. Cost is of course a factor – and like all festivals, we have to keep an eye on our budget, it’s not limitless.”

Why do you think the artists seem to be so attached to Roadburn?

“When we say Roadburn is a place for openminded music lovers, we include the artists that perform in that statement. Roadburn is a place for creativity, collaboration, and boldness! We do all we can to make artists feel comfortable and able to express themselves in a way that feels natural, or even in a way that they’ve never done before. We have longstanding, respectful and creative relationships with many of the bands that play Roadburn, that definitely helps.

We work hard to make sure that our artists are well looked after – every event has problems – missing luggage, blown up amps etc – but the production team handles this sort of thing without breaking a sweat.”

How many participants are locals and how many people come from the rest of the world?

“We welcome people from all over the world! A lot of our day visitors come from the more immediate vicinity – Belgium and The Netherlands, but we have people coming from Australia, Canada, America, and far flung places like that, plus a huge number of Roadburners from across Europe. This year we’ll be welcoming more people to Roadburn than ever before – approx 4000 visitors per day.”

How important is the help from your sponsors and from the city of Tilburg?

“The city of Tilburg helps us to expand our side programme – for the last few years they have granted us some subsidizing so we could organize Q&A’s, seminars and panels, or host exhibitions. This has become such an integral part of Roadburn, and sets us apart from likeminded festivals. We’re extremely grateful that the local government acknowledge the importance of Roadburn for the city of Tilburg by helping us out, We don’t get any financial help from the state though, or major sponsors. Roadburn’s a break even festival – we need to sell each and every ticket to forfill our dreams.”

What are your relations with Italy?

“We have had several bands over the years that have come from Italy, and just this year we haveNibiru, Abysmal Grief and Epitaph making the journey to Tilburg for eager crowds of Roadburners! We also have long standing relationships with Italian press – as well as, of course, all the fans that travel each year to join us. Italian music fans are incredibly passionate.”

The strangest/weirdest thing happened during the festival, or of his organisation?

“I need to be very discreet to protect the innocent as you might imagine, but I have had some very strange encounters over the years, that’s for sure. I have seen bandmembers fall in love head over heels, and missing bus calls over their new found girlfriends. I have seen musicians staying deliberately at the festival, and hiding for the rest of the band coz they didn’t want to leave planet Roadburn in favour of their next gig. I have seen bandmembers punching eachother out over drug deals gone bad. I have seen lives being saved by the paramedics of the 013 venue. Last but not least, I have seen a guy bringing 5 kilos of magic mushrooms to Roadburn proclaiming it was for personal use only – Roadburn lasted just one day then!

Again, that would probably be the volcano – it’s something nobody could have predicted. And it threw up all kinds of new collaborations, friendships and solutions to problems we’d never encountered before. Anything else to add here?

First off: Some Scandinavians chartered a bus to go home by way of Germany and Denmark. Apparently it took them 48 hours to get back, as they partied too hard along the way. Secondly: When I visited Iceland in 2015, I was able to give Eyjafjallajokull the finger right in its face – such a feeling of revenge! Ahaha….”

What was the greatest satisfaction you had in 21 years of Roadburn?

“I have always been a huge fan of Hawkwind, Voivod, Celtic Frost (Tom G Warrior) and Neurosisamong others. The 17 year old in me never imagined that one day I would collaborate with the bands and musicians I love so much – looking back at twenty editions of Roadburn, this is by far my greatest personal reward!”

Do you have an unrealized dream?

“Having ZZ Top to headline Roadburn with an old school set i.e. only playing songs from the first 6 albums would be my ultimate dream – though having Nick Cave playing the festival, or Massive Attack playing Mezzanine in its entirety comes close as well. Wait a second, what about a Merciful Fate reunion at Roadburn – that would be utterly something.”

[Revisione a cura di Giuliana Lingua]

(07/04/2016)

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