I Musicarelli: l’Italia che fu

C’è stato un tempo in cui anche l’Italia era giovane, bella e piena di speranza. L’idillio è durato poco ed è delimitato in modo temporalmente abbastanza netto, grosso modo sedici anni, dal 1959 al 1975: gli anni dei Musicarelli.

di Mattia Nesto  –  Che cos’è un “musicarello”?  Dicesi musicarello quel film, invenzione tutta italiana, con protagonista indiscusso un cantante (o una band o un gruppo di artisti riconducibili ad un movimento/sottogenere, vedi “gli urlatori”)  di grande successo. Un’operazione squisitamente commerciale che cercava, e soprattutto all’inizio ci riusciva alla grande, di unire il successo di vendite del disco con lo “sbanco” al botteghino. In quegli anni in Italia infatti si stava assestando una nuova classe sociale, i cosiddetti “giovani d’oggi” (che in realtà ormai non sono neppure più di ieri, ma di ieri l’altro), che, grazie alle migliorate condizioni economiche e all’allargamento dell’istruzione, non si abbruttiscono più nei campi o nelle fabbriche a, giustappunto, sedici anni, ma hanno tempo e risorse per spendere. E, da che mondo è mondo e da che storia è storia, cosa fanno i giovani quando hanno quattro soldi in tasca? Li spendono per divertirsi. L’industria musicale e cinematografica, unite in questa “ricerca della felicità”, vogliono rispondere a questo bisogno di evasione.

Capostipite del genere è la pellicola I ragazzi del juke-box del 1959 diretto da Lucio Fulci(prolificissimo regista soprattutto di gialli e di western, e poi di horror) ed interpretato da,nientepopodimenocheFred Buscaglione, Adriano Celentano, Betty Curtis, Tony Dallara. Tralasciando di raccontare la trama, una sorta di puro pretesto per far esibire questi pezzi da novanta della nuova canzone italiana, il film è molto importante perché da molti storici e del cinema e della musica è considerato il  capostipite di tutti i videoclip musicali. In particolar modo la scena in cui Fred Buscaglione, la prima vera rock-star di casa nostra, è ai lavori forzati è la chiave di volta per “la musica che si vede”.
Ormai il solco è stato tracciato e negli anni a venire c’è una vera e propria esplosione di titoli in questo senso. Tra i più famosi possiamo ricordare Urlatori alla sbarra del 1960 con Mina e Adriano Celentano e Chet Baker, Uno strano tipo (1962) di Lucio Fulci – con Adriano Celentano, Claudia Mori, Erminio Macario, Nino Taranto e Canzoni nel mondo del 1963 con, ancora una volta Mina, Gilbert Bécaud, Peppino Di Capri e Dean Martin.

L’industria musicale e cinematografica, unite, in questa “ricerca della felicità”, vogliono rispondere al bisogno di evasione dell’Italia del dopo-guerra.

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Nel 1964 avviene una piccola svolta. Esce, per la regia di Ettore M. Fizzarotti, Una lacrima sul visoed è il primo caso di film che è direttamente ispirato ad una canzone di grande, grandissimo successo. Il protagonista è, ça va sans dire, Bobby Solo, coadiuvato da Nino Taranto. Da questo momento, spesso e volentieri, al musicarello si dovrà associare il titolo di una grande canzone.

Alfieri di questa stagione, furono sicuramente Gianni Morandi e Albano Carrisi che, seppur nelle loro estreme differenze, incarnavano quello che era (o che sarebbe voluta essere) l’Italia degli anni Sessanta.

Vero e proprio “campione” in questo senso, oltre al già citato Nino Taranto che di fatto diventerà il “caratterista” del genere, è Gianni Morandi, che prima di essere idolo assoluto dell’internet, divenne una star del cinema. Con In ginocchio da te del ’64, Non son degno di te del 1965 (ed anche conAltissima Pressione) Gianni Morandi diventa il “golden boy” della canzone e del cinema italiano. Raggiunge un livello di popolarità pazzesco che porta anche altri artisti, come Little Tony, a seguire questa strada: Cuore matto…matto da legare del 1967 è un esempio calzante.

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Ma colui il quale prende “lo scettro” di Gianni Morandi e lo porta ai massimi livelli è il “poeta di Cellino San Marco” ovvero Albano Carrisi che, nel ’67, con il film di Aldo Grimaldi Nel Sole non solo sbanca il botteghino ma trova anche l’amore: è proprio durante le riprese di questa pellicola che conosceRomina Power. Albano e Romina si lanciano nell’Olimpo cinematografico con film che sbriciolano i record: L’oro nel mondo, Il Ragazzo che sorride, Pensando a te e il celebratissimo a posteriori Il suo nome è donna Rosa fanno sì che per quattro anni la coppia per antonomasia del cinema italiano sia proprio Albano e Romina.

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Il signor Adriano Celentano meriterebbe una trattazione a parte   –   “Il Molleggiato” infatti ha rappresentato per un largo, larghissimo periodo l’Italia “fica” contro l’Italia “imbolsita”, quella che sapeva come muoversi, fuori e dentro la pista da ballo, che scimmiottava gli americani non avendo paura del confronto. Anche Celentano ha avuto a che fare con i musicarelli, anche se, il suo “periodo d’oro” è coinciso con la seconda metà degli anni Settanta e con la prima degli Ottanta, in cui alla protesta si sostituì lo struscio della Disco Music e dove alle atmosfere plumbee si passò ben presto ai lustrini e alle luci ultracolorate. Discrimine della carriera cinematografia de Il Molleggiato è, neanche a farlo apposta, l’apocalittico Yuppi Du del 1975, film osannato e criticatissimo per la regia dello stesso Celentano. Una specie di favola hippy-brianzola ispirata dalle musiche di Celentano, un successo immane al botteghino e poi, dopo un lungo periodo di “clandestinità”, ritornato in auge negli ultimi anni, complice anche una Claudia Mori bella e conturbante come non mai.  Perché alla fine in Celentano, a conti fatti, si assommano pregi e difetti, vizi e virtù della stirpe italica: di quella che “sa” come si porta uno stivaletto scamosciato anche meglio di un newyorkese appena uscito dallo Studio 54 ma che, presto o tardi, tornerà in una sua personalissima “via Gluck” a contare i fili d’erba rimasti, tra il cemento, i videopoker e i centri massaggio cinesi.

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Il declino   –   Ma siamo ormai arrivati agli Anni Settanta e il dorato mondo dei Musicarelli sta per tramontare. Ora è venuto il tempo dei cantautori impegnati, sono gli anni di De André, di Guccini, diDalla e di De Gregori e le ingenuità dei film musicali non vanno più di moda. Gli “ultimi fuochi” sono accesi da Domenico Modugno che, ormai sempre più a proprio agio nella veste di attore, ottiene un buon successo soprattutto con Piange…il telefono del 1975.

L’importanza   –   Nonostante la non esaltante – per usare un eufemismo – qualità di queste opere alquanto stereotipate, i musicarelli sono molto importanti per capire la mentalità italiana di quegli anni. In queste pellicole infatti veniva delineata una Penisola “da cartolina”, sospesa tra una infinita antichità, con il paesino, le buone maniere, la morale bigotta e le convenzioni sociali cristalizzate e le prime, timide, timidissime ansie di cambiamento e di, la buttiamo lì, rivoluzione giovanile.

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E non è un caso che, alfieri di questa stagione, furono proprio Gianni Morandi e Albano Carrisi che, seppur nelle loro estreme differenze, incarnavano quello che era (o che sarebbe voluta essere) l’Italia degli anni Sessanta. Morandi era il ragazzo che tutte le madri avrebbero voluto come figlio e quello che tutte le figlie avrebbero voluto come ragazzo. Dal viso pulito, eternamente adolescente, Morandi impersonava tutti i sentimenti più candidi. E oggi, a distanza di molti anni, a giudicare dall’uso molto disinvolto che fa dei social (non si sa fino a che punto ingenuo o studiato a tavolino) ne fanno una sorta di “specchio degli italici desideri”: ecco perché le casalinghe, ragazze degli anni Sessanta che furono, quando lo vedono sullo schermo esclamano ancora felici: “È un bel giovane!”.

1964: nel vedere il teen idol Gianni Morandi, vestito da militare mentre canta In ginocchio da te nell’omonimo film,  viene in mente che non stonerebbe, in alto a destra, il loghetto di MTV…

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Albano invece è il self made man in salsa pugliese, quello che dai campi del Sud, con una valigia di cartone in mano, è partito per la conquista di Milano (o di Roma) e “ce l’ha fatta”. Non solo la potenza della sua voce sprigiona letteralmente tutto il sole del Meridione, ma è riuscito a sposarsi con Romina Power, ovvero la bellissima, ricchissima, e hyppissima figlia di Tyrone Power e Linda Christian. La “figlia dei fiori” vissuta tra gli stravizi di Hollywood è stata “conquistata” dall’ardore dello stallone (leggasi piccolo caudillo secondo alcuni) di Cellino San Marco. Albano è l’Italia rurale che, grazie al sopraggiunto benessere economico post-Boom, non ha paura a giocare da pari a pari con la grande America.

A livello conscio come inconscio, in maniera positiva o deleteria, i musicarelli sono stati “virali” e sono penetrati nell’immaginario collettivo, giovanile e non. Nel vedere il teen idol Gianni Morandi, vestito da militare mentre canta In ginocchio da te nell’omonimo film,  viene in mente che non stonerebbe, in alto a destra, il loghetto di MTV…

Ma questa  Italia, è cambiata in meglio o in peggio?

 

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