Esordi folgoranti, classici ritrovati, voci che arrivano da lontano e storie che parlano di noi: ecco i libri che in questo periodo ci hanno attirato tra gli scaffali delle librerie.
C’è qualcosa nell’arrivo dell’estate che assomiglia molto all’arrivo degli esordi letterari: all’improvviso spuntano ovunque, pieni di promesse, energia e una certa incoscienza che li rende irresistibili. E questo mese le librerie sembrano aver deciso di prenderci sul serio. Tra nuove voci da tenere d’occhio e autori affermati che cambiano pelle, gli scaffali sono attraversati da una ventata di novità che ha il sapore della brezza leggera che arriva dal finestrino durante il viaggio verso il mare.
Colpisce soprattutto la quantità di nuove penne, come Catherine Airey che attraversa tre generazioni di donne tra Irlanda e Stati Uniti in Confessioni.
Açelya Yönaç, poi, sceglie l’italiano per raccontare appartenenza ed esilio in La casa turca, mentre Sarvish Waheed lo usa per trasformare la nebbia della provincia reggiana in un romanzo di identità, radici e desiderio di fuga. Queste non sono solo due visioni inedite, ma casi di letteratura eteroglossa che riflettono alla perfezione la strada che il panorama editoriale sta prendendo, nella direzione di un ampliamento sistematico delle narrazioni che rifletta al meglio la nostra società. Insomma, sembra che queste nuove uscite abbiano deciso di ricordarci che le nuove voci esistono davvero e che, a volte, arrivano già sapendo esattamente dove colpire.
Naturalmente non mancano le conferme, gli autori che da tempo sono i guastafeste delle nostre certezze. George Packer abbandona la non-fiction per immaginare un impero in rovina e una società spaccata in due in L’emergenza, mentre Xochitl Gonzalez riapre il caso di un’artista dimenticata e mette sotto processo i meccanismi della memoria culturale in Anita de Monte ride per ultima.
Se pensate che il conflitto generazionale sia nato con i social network, basta aprire Diario della guerra al maiale di Bioy Casares per scoprire che qualcuno aveva già immaginato una città in cui i giovani decidono di sbarazzarsi degli anziani.
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I libri dell’estate 2026 da mettere in valigia
In fondo, i libri di questa stagione sembrano condividere una convinzione: che il mondo stia cambiando più velocemente di quanto riusciamo a raccontarlo. C’è chi lo osserva attraverso la famiglia, chi attraverso la politica, chi attraverso le migrazioni, la memoria o l’amicizia. Noi, più modestamente, ci limitiamo a segnalare alcuni titoli che meritano di trovare posto nella valigia delle vacanze. Tanto poi, come ogni estate che si rispetti, torneremo a settembre leggermente diversi da come eravamo partiti.
Confessioni, Catherine Airey (Mondadori)

Romanzo d’esordio di Catherine Airey, giovane scrittrice anglo-irlandese, Confessioni inizia nell’autunno del 2001, con i muri di New York tappezzati di foto di dispersi in seguito all’attentato delle Torri Gemelle: tra loro c’è il padre di Cora, Brady. Rimasta sola sulla soglia dell’età adulta dopo aver perso anche sua madre anni prima, una lettera da un’estranea apre la possibilità di ricominciare tornando in Irlanda; da qui si dipana una saga che attraversa tre generazioni di donne, tra Donegal e Manhattan, dal 1974 ai giorni nostri. Confessioni è uno di quei libri che non hanno fretta di arrivare da qualche parte: preferiscono scavare, accumulare dettagli, lasciare emergere lentamente le crepe dei personaggi. Ciò che cattura è infatti il modo in cui Airey gestisce la gravità del passato come forza fisica: le vicende private diventano il punto di partenza per un confronto intergenerazionale che interroga la memoria e ci descrive le diverse modalità di costruzione dell’identità.
L’emergenza, George Packer (Mondadori)

George Packer continua a essere una delle voci più acute nel racconto delle trasformazioni politiche e sociali degli Stati Uniti.
In L’emergenza decide di fare un passo insolito: abbandonare la non-fiction per la narrativa, costruendo una distopia allegorica frutto della lucida osservazione delle crisi della democrazia contemporanea; crisi lette come fenomeni strutturali e non come semplici incidenti della storia. Un impero si è sgretolato per noia e disillusione. Nella sua scia si formano due fazioni, i Borghesi urbani e i Contadini rurali, che portano avanti idee radicali e inconciliabili sull’umanità. Il dottor Hugo Rustin, chirurgo caduto in disgrazia dopo un incidente all’ospedale, intraprende un viaggio nell’entroterra, cercando redenzione nel momento esatto in cui lo scontro tra le due fazioni raggiunge il punto di rottura. L’emergenza è un romanzo di idee che funziona anche come thriller, e pone la domanda che in questo momento sembra più urgente: cosa rimane, di comune tra le persone, quando tutto il resto si sfalda? Con atmosfere che richiamano Orwell, Huxley e Atwood, costruisce un universo che corre in parallelo al nostro e ne riflette le crepe, dando vita a un potente romanzo sulle fratture del presente e sulla ricerca di ciò che ancora può unire gli esseri umani.
Anita de Monte ride per ultima, di Xochitl Gonzalez (Fazi Editore)

Pubblicato per la prima volta nel 2024 e ora finalmente tradotto da Fazi editore, Anita de Monte ride per ultima è uno di quei romanzi che si presentano come storie di donne e rivelano, in realtà, un’analisi spietata del potere. Xochitl Gonzalez (scrittrice newyorkese di origini portoricane) costruisce una narrazione a doppio binario: da un lato la New York degli anni Ottanta, dove Anita de Monte, giovane artista cubana, sta vivendo il suo momento di gloria prima di morire precipitando da una finestra; dall’altro gli anni Novanta, con Raquel, studentessa latinoamericana a un college ivy league, che scopre l’opera di Anita mentre stende la tesi sul marito di lei, uno scultore acclamato di cui nessuno mette in discussione la versione dei fatti. Ispirato alla storia reale dell’artista cubana Ana Mendieta, il romanzo è divertente, affilato e politicamente feroce: demolisce i meccanismi con cui l’élitarismo dell’arte e della cultura costruiscono il canone, decidono chi merita di essere ricordato e chi può essere comodamente dimenticato. Un libro su chi ha il diritto di occupare spazio, e su chi lo riprende, anche postumo.
Arabpop N.10, Mappe e confini (Tangerin/Tamu)

Nata nel 2021 da Tamu Edizioni e ora confluita in Tangerin Editore, Arabpop è una delle riviste culturali più necessarie del panorama italiano. Il decimo numero, dedicato a mappe e confini, raccoglie racconti, reportage, saggi e illustrazioni che interrogano l’idea stessa di frontiera. In un momento storico in cui il tema delle migrazioni viene spesso ridotto a slogan, questa pubblicazione offre prospettive complesse e necessarie, capaci di restituire profondità alle storie che abitano il Mediterraneo e il Medio Oriente. Il confine, qui, non è solo una linea sulle carte geografiche, ma una soglia viva dove l’identità si incrina. Si spazia dalle opere di Razan al-Salah e Mona Hatoum, che sabotano e distorcono le cartografie come atto politico, alle frequenze radio irraggiungibili di Radio Alger durante la rivoluzione algerina e di Radio Alhara a Betlemme, fino alle identità diasporiche del Libano e dei Caraibi. La scrittrice Lina Merouane racconta le tante Palestine disseminate nel mondo; un contributo ricostruisce la storia della ferrovia che un tempo connetteva Gerusalemme a Beirut. Consiglio di recuperare anche i numeri precedenti per uno sguardo realistico, decostruito e affascinante delle letterature e delle culture arabe contemporanee.
Lotteria delle anime, di Rosa Matteucci (Adelphi)

Cinquantasei pagine. Pochissime. Eppure bastano, perché con Rosa Matteucci non ne servono di più. Lotteria delle anime, appena uscito per la collana Microgrammi di Adelphi, è il suo Purgatorio: una storia narrata in prima persona da una donna particolarmente devota, con la missione di riscattare le anime bloccate nell’aldilà, raccontata con quella miscela unica di sacro e grottesco, di fisico e metafisico che è il marchio inconfondibile di questa scrittrice. Matteucci è una delle voci più originali e sottovalutate della letteratura italiana: Carlo Fruttero la accostò a Céline, Beckett e Thomas Bernhard, e aveva ragione. Leggera in superficie, ossessiva e impietosa appena ci si addentra, la sua scrittura continua a muoversi in territori poco frequentati, dove il sacro e il grottesco finiscono per incontrarsi costruendo realtà inequivocabili con materiali bizzarri e apparentemente irrilevanti. Nel suo universo convivono umorismo nero, riflessione spirituale e osservazione feroce delle debolezze umane.
La casa turca, di Açelya Yönaç (Neri Pozza)

Nata a Istanbul nel 1978, cresciuta tra Istanbul, Milano e New York, Açelya Yönaç ha scelto di scrivere il suo romanzo d’esordio in italiano. Non è un dettaglio trascurabile: La casa turca, pubblicato da Neri Pozza, è anche un libro sulla lingua come casa e come esilio, su cosa succede quando scrivi nella lingua degli altri e quella lingua diventa la tua. Al centro c’è Asena Bulut, scrittrice affermata che non torna in Turchia da venticinque anni. Ha in mano due passaporti, due vite. Torna a Istanbul in un maggio anomalo, coperto di neve e invaso dai gatti neri, cercando notizie del fratello giornalista e attivista di cui nessuno sa più nulla. La città che trova è intrappolata in una muraglia di grattacieli, il lungomare sul Bosforo ha cambiato volto, e lei si scopre straniera nel posto dove ha aperto gli occhi per la prima volta. Yönaç scrive con una forte componente poetica, lenta e attenta, che riflette il suo rapporto fisico con l’italiano: «l’italiano trattiene, chiede tempo, chiede ascolto» e costruisce un romanzo sull’appartenenza che non ha risposte facili da offrire, regalandoci un altro esempio di letteratura eteroglossa di grande valore.
Un mondo soltanto, di Giulia Baldelli (NN editore)

Giulia Baldelli, già autrice di Dove sei stata e Il cielo di pietra, costruisce con Un mondo soltanto, pubblicato da NN Editore, un romanzo generazionale che sa guardare le fragilità senza sentimentalismo. È la storia di come si diventa adulte attraverso le amiche, di come certi legami reggono e altri no, e di quanto sia difficile raccontare se stessa quando il dolore delle origini tende ad oscurare tutto il resto. Bologna, 2024. Tessa riceve dalla nonna Rita una scatola di oggetti e ricordi: un invito a mettere per iscritto la storia sua e delle sue amiche. Il romanzo torna al 1995, a Fano, nelle Marche. Tessa ha sedici anni, vive una routine segnata dalla tossicodipendenza della madre e dall’assenza di un padre mai conosciuto, finché l’incontro con tre compagne di classe non le apre un mondo nuovo. Crescono insieme a cavallo di due millenni, attraverso le notti in discoteca, la formazione sessuale, gli anni del disimpegno politico e l’università a Bologna. Spingendoci ad indagare sul nostro eterno sentirci soli, Un mondo soltanto riflette quindi sul desiderio di vicinanza e sulle forme dell’amore in un’epoca caratterizzata da precarietà emotiva e sociale.
La nebbia di Rio, di Sarvish Waheed (Accento Edizioni)

Sarvish Waheed è nato a Correggio nel 1989 da genitori pakistani, cresciuto tra lingue e culture diverse, poi trasferitosi per anni tra Berlino, Dublino, Amsterdam e Londra. Con La nebbia di Rio, pubblicato da Accento Edizioni, firma un esordio che porta tutto questo nelle sue pagine. Il romanzo è ambientato a Rio Saliceto e nella provincia reggiana, e racconta la vita di confine della provincia italiana: il grigio di certi pomeriggi, le dinamiche familiari spietate, i tentativi di evasione e i richiami all’ordine. Al centro c’è un legame tra tre persone, fatto di amore e di rabbia in uguale misura, in un destino i cui contorni continuano a ridefinirsi. Waheed guarda la realtà senza sconti, con uno sguardo profondo e non compiacente. La sua scrittura restituisce con precisione le tensioni di una provincia sospesa tra appartenenza e desiderio di fuga, dove le aspirazioni individuali si scontrano continuamente con il peso delle aspettative familiari e sociali. Attraverso personaggi inquieti e vulnerabili, il romanzo esplora temi come l’identità, le radici, il senso di esclusione e la ricerca di un posto nel mondo. Ne emerge un racconto intenso e autentico, capace di trasformare un contesto locale in una storia universale.
Diario della guerra al maiale, di Adolfo Bioy Casares (SUR)

Un giorno, d’improvviso, i giovani di Buenos Aires decidono che chiunque abbia superato i cinquant’anni è inutile alla società. Nasce così la “guerra al maiale”: per una settimana intera, i vecchi vengono braccati per le strade, costretti a muoversi in orari improbabili, a nascondersi dai propri figli. Un gruppo di amici pensionati si trova a improvvisare una difesa disperata. E nel mezzo di questa tempesta, tra don Isidro Vidal e la giovane Nélida sboccia qualcosa di simile all’amore. Pubblicato per la prima volta nel 1969, Diario della guerra al maiale di Adolfo Bioy Casares si inserisce pienamente nella grande tradizione della letteratura argentina, quella che ha saputo trasformare il fantastico in uno strumento per interrogare la realtà. Amico e collaboratore di Jorge Luis Borges, Bioy Casares condivide con lui il gusto per l’allegoria, per i mondi leggermente disallineati rispetto al nostro, dove una premessa apparentemente assurda è una metafora del conflitto generazionale portata alle estreme conseguenze. Tornare su questo libro oggi significa riconoscere in ogni pagina qualcosa di terribilmente familiare: l’estraneità tra vecchi e giovani trasformata in odio, la vecchiaia vissuta come colpa estetica. Un classico che non ha perso un grammo della sua carica perturbante.
Il tempo dei chissà, di Elena Loewenthal (Einaudi)

Una palazzina torinese infestata dalla Storia. Il tempo lì non scorre: si deposita sulle cose, si accumula negli oggetti, nei muri, nelle parole che non vengono dette. È qui che nasce l’amicizia tra Ico e Ada, prima che il mondo con le leggi razziali, la guerra, il confino imponga le sue urgenze. Ermanno diventerà Ico quando tornerà in montagna da partigiano; Ada dovrà lasciare Torino con la madre e lo zio mandato al confino in Lucania. Una mattina, la famiglia Auerbach riceve una lettera: revoca della cittadinanza italiana. E cosa rimane, quando ti tolgono chi sei? Elena Loewenthal pubblica con Einaudi un romanzo che lavora per sovrapposizioni e ritorni, come la memoria vera, quella che non obbedisce alla cronologia. Le donne che reggono il peso pratico della persecuzione, gli uomini che a volte compiono atti eroici e a volte si sottraggono in silenzio: un affresco che interroga l’oblio e i modi in cui il passato continua ad abitare le nostre case, le nostre parole, le nostre vite. Intimo e necessario.
Fonte foto in copertina: Sito Ufficiale Accento Edizioni
