Tra Romance, distopie femministe, linguaggi digitali e Mediterraneo: un viaggio nell’editoria contemporanea tra immaginari del presente e del futuro. Qualche suggestione dal Salone del Libro 2026 nel nostro report.
Uno dei miei più grandi sogni fin da ragazzina è stato partecipare al Salone del Libro di Torino; dal primo libro letto, dalla prima volta in cui ho apprezzato l’odore della carta, dal primo momento in cui si è accesa in me la scintilla della lettura e i libri sono diventati una casa da abitare pagina dopo pagina. Ho quindi trovato curioso che il tema della mia prima esperienza al SalTo sia stata proprio “Il mondo salvato dai ragazzini”, riprendendo il titolo della celebre raccolta di poesie di Elsa Morante.
Ahimè, nel 2026 la parola curiosità va di pari passo con FOMO, e infatti il programma dell’edizione più grande di sempre tra Lingotto e diverse iniziative dislocate per la città ti faceva desiderare il dono dell’ubiquità.
Sdolcinate considerazioni a parte, ecco il resoconto di questi cinque giorni tra case editrici, titoli e talk che, citando le parole della direttrice del SalTo Annalena Benini, ci ha invitato a guardare il mondo come i ragazzini: con curiosità.
In a world of Romance, be a romanzo distopico femminista
Se Dio è donna, porta il nome di diverse scrittrici, tra queste sicuramente Mary Shelley, madre della fantascienza ed inconsapevole madre della distopia femminista – filone nato negli anni ‘70 e tornato in hype grazie alla serie TV The Handmaid’s tale, tratta dall’omonimo romanzo del 1985 di Margaret Atwood.
Camminando tra i padiglioni, si ha quasi la sensazione che il genere dell’anno sia il Romance – con un PopUp dedicato e una programmazione con attività ad hoc – mania che ha invaso il panorama letterario con storie (soft)porn e personaggi dai tratti così tossici che a confronto Edward Cullen sarebbe risultato un performative male. Romance e distopia fantascientifica femminista, per caratteristiche ed intenti, sembrano essere agli estremi opposti: se il romance ha lo scopo di farti sentire in una fiaba principesca, la prima lettura distopica è come un rito iniziatico alla stregoneria. Per fortuna siamo esseri complessi, e siamo quindi in grado potenzialmente di apprezzare entrambi – questa strega ogni tanto il trash di Bridgerton se lo concede- oltre al fatto che si sa ed è giusto che sia così, il SalTo è e deve essere per chiunque.
Da Jeanette Winterson a Naomi Alderman, per citare le più note, il genere unisce il fascino per la distopia – chi non ama Orwell in fondo – e la scrittura creativa militante. In Italia non ci siamo fatti scappare l’occasione, e Veronica Raimo ne è la dimostrazione. Girando tra i padiglioni qualche titolo interessante tra le case editrici indipendenti lo si riesce a trovare; appena dietro la maestosa giappo-installazione dell’Ippocampo, si trova lo stand di Fandango Libri, che nel catalogo ha chicche come la raccolta di racconti di Barbara Di Gregorio Cronache dell’età fertile: storie surreali e disturbanti su donne negli anni della maternità, anche se a tratti amaramente iperrealistiche grazie alla sua scrittura ironica e tagliente. Un’altra perla del roster italiano è Valentina Ramacciotti, autrice di Bella e Felice per Eris edizioni: un road novel che mischia femminismo, distruzione dei topos letterari, gusto splatter e grottesco; per farla breve, un mix di Frankenstein e Povere Creature di Lanthimos.
Se avete visto almeno una volta la toga rossa, sentito “sotto il suo occhio” o visto il faccione full screen di Elisabeth Moss ne Il racconto dell’ancella, amerete questi titoli.
Rapporto tra uomo ed AI: i talk de il mondo salvato dai ragazzini guarda ai pilastri dell’agenda sociale del futuro
La quantità di talk ed interventi interessanti era così ampia che ho avuto il PTSD del calendario delle lezioni alla Statale di Milano (if you know, you know). Tra i tanti appuntamenti che cercavano di interpretare il presente, e soprattutto di intuire il futuro, uno dei più interessanti è stato quello dedicato a L’italiano digitale. Dagli SMS all’IA di Giuseppe Antonelli. Più che una semplice presentazione editoriale, l’incontro si è trasformato in una riflessione sul modo in cui la tecnologia ha modificato non solo la lingua italiana, ma anche il nostro modo di pensare, scrivere e relazionarci agli altri.
Inevitabilmente, il discorso è arrivato all’intelligenza artificiale. Senza il tono paternalistico e catastrofista che ci si aspetterebbe da un “non più ragazzino”, Antonelli ha affrontato il tema con equilibrio, sottolineando come le IA stiano già cambiando il nostro rapporto con la scrittura e con la produzione di contenuti. La vera sfida, più che difendere la lingua dalla tecnologia, sembra essere imparare a convivere con questi strumenti in maniera consapevole.
Il mondo salvato dai ragazzini perché forse capire come cambia il linguaggio significa anche capire come stanno cambiando le persone che quel linguaggio lo abitano ogni giorno.
Astarte Edizioni e il Mediterraneo

Progetto editoriale nato da qualche anno grazie a tre ragazze pisane, Carolina Paolicchi, Francesca Mannocci e Anita Paolicchi, si propone di raccontare il Mediterraneo attraverso le voci di chi lo abita e lo attraversa. Quest’anno al Salone presenta la nuova uscita della collana Manifesta Femministe Musulmane, un saggio grafico che raccoglie 20 racconti di figure emblematiche del femminismo islamico. Brillante esempio di saggistica, il lavoro sinergico dello scrittore e attivista franco-algerino Jamal Ouazzani e dell’illustratrice femminista marocchina Zainab Fasiki fa dell’intersezionalità non solo una retorica, ma modus agendi, esplorando la storia dei femminismi islamici, serie di correnti accomunate da una prospettiva religiosa basata su un’interpretazione dei testi in chiave femminista. La gender jihad sostiene infatti che il Corano non sia intrinsecamente misogino, lo è l’interpretazione patriarcale promulgata per secoli dagli uomini.
L’aspetto che sicuramente più incuriosisce è la ridefinizione del concetto di Mediterraneo non solo come spazio geografico, ma lega culturale transnazionale che va dal Sud Italia ai Balcani, dal Maghreb al Levante, dalla Spagna alla Grecia: bacino di storie individuali e dimensioni collettive, pratiche di resistenza e percorsi di autodeterminazione attraverso cui leggere e comprendere i profondi cambiamenti in atto nella realtà contemporanea.
Il Mediterraneo narrato come mare di vita, di lotta, di storie, riprendendo il suo millenario posto di microcosmo ricco di culture e sottoculture.
Luca Bianchini, migrazione controcorrente e il mainstream fatto bene al Salone del Libro 2026
Luca Bianchini, uno degli autori più attesi al SalTo – non quanto Carrère (quest’ultimo ospite anche al Salone Off), ma più di quanto lui si aspettasse – presenta il suo nuovo romanzo familiare, Le ragazze di Tunisi (Mondadori), ascrivibile alla nuova ondata della letteratura mediterranea (per intenderci, sulla stessa linea di Astarte Edizioni). Il Mediterraneo prende forma come uno spazio vivo, meticcio e profondamente quotidiano, lontano dalle rappresentazioni folkloristiche o cartolinesche. Il mondo che costruisce è quello di un microcosmo multiculturale in cui italiani, francesi, arabi e maltesi convivono mantenendo intatte lingue, abitudini e tradizioni differenti, senza che queste entrino necessariamente in conflitto. La città è una “Famiglia larghissima” attraversata da identità plurali e rituali condivisi, ricordi materni e analisi della malinconia che gli ha permesso di comprendere le diverse complessità che compongono la propria identità: “conoscere mia madre mi ha permesso di capire me, più che lei”.
Luca Bianchini restituisce al grande pubblico un Mediterraneo inteso non soltanto come spazio geografico, ma come intreccio culturale e umano, luogo di contaminazione, memoria e convivenza. La forza del romanzo sta anche qui: dimostrare che si può fare mainstream “fatto bene”, portando al centro temi e modalità di lettura della contemporaneità che fino a qualche anno fa sarebbero rimasti confinati a nicchie editoriali o circuiti più militanti. È il segnale di un panorama editoriale sempre più disposto ad accogliere una letteratura mediterranea capace di raccontare identità fluide, storie collettive e nuove forme di appartenenza.
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Anche quest’anno torniamo a casa con un sacco di riflessioni, i piedi gonfi e il budget sforato, ma soprattutto la sensazione che la letteratura continua a essere uno dei pochi spazi che provano davvero a leggere la contemporaneità, con la voglia di ricercarne la complessità anziché semplificarla. In questo, il SalTo ha mostrato un panorama editoriale sempre più attraversato dal desiderio di capire il mondo prima ancora che di spiegarlo.
E forse aveva ragione Annalena Benini: guardare il mondo come i ragazzini significa soprattutto continuare ad attraversarlo con curiosità, lasciandosi sorprendere, mettendosi in discussione sempre. In fondo è questo che fanno i libri migliori: non ci salvano dal mondo, ma ci insegnano ad abitarlo un po’ meglio.
