Poor Things non è solo un film femminista

Il femminismo è la tematica che più rimane allo spettatore che ha appena finito di guardare Poor Things. Ma non è certo l’unica e forse nemmeno quella che merita maggiore importanza. A cura di Edoardo D’Amato.

Poor Things è sicuramente una pellicola femminista, non tanto (e non solo) nella figura di Bella Baxter, ma anche per come vengono rappresentati gli uomini che cercano di controllarla. Dei tapini che finiscono nella migliore delle ipotesi senza soldi e in prigione. Nella peggiore, a brucare erba.

Sarebbe riduttivo però parlarne in questi termini e basta. Poor Things è in primis un film/romanzo di formazione, di livello altissimo. Tutti gli attori sono in grande spolvero (anche quelli secondari), ma Emma Stone è semplicemente clamorosa. Sin dall’inizio quando Bella – per via di un esperimento da parte del Dott. Godwin (William Defoe) – nasce nel corpo di sua madre senza uscirne. E così sarà per il resto della sua vita, dove viaggerà a sua volta sperimentando vizi e piaceri, la cattiveria insita nell’umana condizione e l’amore in ogni sua forma.

Bella è una specie di Barbie sado, punk inconsapevole, che erra nel mondo muovendosi con il suo corpo di una donna adulta ma con il cervello e la spontaneità/sfrontatezza di un adolescente. E così afferma la sua libertà individuale, senza alcun preconcetto o battaglia da portare avanti: scardina i gioghi di potere, quelli di Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo) e di quello che si riveletà essere suo marito Alfred Blessington (Christopher Abbott) in primis, semplicemente affermando sè stessa.

Le undici candidature agli Oscar 2024 offrono una cartina di tornasole su quanto sia piaicuto il film. Sotto tutti i punti di vista. La regia visionaria di Yorgos Lanthimos (che già aveva affrontato i temi di Poor Things ne La Favorita), la ricchezza scenografica, la splendida fotografia e i costumi sontuosi.

Da menzionare anche la colonna sonora di Jerskin Fendrix: è musica decostruita, che si potrebbe definire “alchemica”, perfettamente al servizio dei movimenti delle povere creature protagoniste di questo film. Che consegna un Lanthimos fiabesco sulla scia di Tim Burton, meno nichilista rispetto ai suoi lavori precedenti ma non per questo meno controverso.

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