Ozzy Osbourne tornerà sotto forma di ologramma digitale: ecco cosa vuole fare la famiglia

La versione digitale di Ozzy Osbourne, secondo quanto dichiarato dalla famiglia, tornerà ad esibirsi e a dialogare con il pubblico: gli eredi del cantante hanno infatti annunciato una partnership con le società Hyperreal e Proto Hologram per creare un ologramma del rocker animato dall’intelligenza artificiale, capace di interagire con i fan attraverso postazioni installate negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dotate di proiezioni a grandezza naturale.

Secondo quanto dichiarato dal figlio Jack, il progetto sarà guidato dall’idea di poter estrarre una specie di “dna digitale” da tutto il materiale disponibile in rete legato a Ozzy Osbourne: la sua immagine, i suoi movimenti, la sua voce: tutto il necessario per la costruzione di una “persona junghiana” digitale, capace di offrire risposte coerenti ad eventuali output esterni.

Un progetto avanguardistico ma comunque interessante, che mostra la volontà del mercato di spingere avanti l’intrattenimento digitale puntando su esperienze sempre più immersive, capaci di simulare presenza, risposta e coinvolgimento in tempo reale. Questa è una logica che sta pian piano diventando imperante all’interno dei contesti con elevato valore aggiunto: in tanti ambienti online, come i casinò con croupier dal vivo, la tecnologia viene usata per ridurre la distanza fra esperienza fisica ed esperienza digitale nel tentativo di accontentare un pubblico sempre più esigente; l’ologramma di Ozzy Osbourne è solo la nuova frontiera di questo contesto.

Come funzionerà l’ologramma?

La base tecnica del progetto è rappresentata da una tecnologia chiamata Digital DNA, sviluppata da Hyperreal, la stessa società che durante il corso dello scorso anno aveva presentato un progetto simile dedicato però a Stan Lee. Il sistema consente all’avatar di funzionare in tempo reale dopo aver concluso una lunga fase di training, in cui è stato alimentato con i dati necessari alla creazione di schemi di comportamento.

Secondo i responsabili, la riproduzione non si limita a riprodurre contenuti registrati in anticipo, ma può esibirsi dal vivo, rispondere al pubblico ed esistere in ambienti interattivi; di fatto permette la creazione di “performance vive” a partire da un dataset di materiali autentici, che saranno controllati ulteriormente dalla partecipazione attiva della famiglia al progetto.

Le postazioni con l’ologramma di Ozzy Osbourne saranno distribuite tra Stati Uniti e Regno Unito e rappresenteranno il primo passo concreto di questa iniziativa, mettendo per la prima volta davanti al pubblico un Ozzy digitale capace di parlare, muoversi e rispondere in maniera convincente pur essendo il risultato di una complessa elaborazione tecnologica.

La nuova frontiera per le icone?

Presentato al Licensing Expo 2026 di Las Vegas, il progetto di Ozzy Osbourne si inserisce all’interno di una tendenza molto più ampia: la creazione e la popolarizzazione di spettacoli virtuali seguendo modelli già visti altrove, come quello degli Abba a Londra o come gli spettacoli che i Kiss faranno durante il corso dei prossimi anni.

 

Per le icone della musica rock e pop, la presenza digitale sta diventando una possibile risposta allo scorrere del tempo; la tecnologia sta diventando capace di andare oltre le registrazioni, i video e le fotografie e vuole diventare capace di estrarre e riprodurre la presenza continua di una persona;

L’auspicio dichiarato è che un ragazzo che scoprirà la sua musica fra dieci anni possa provare la stessa connessione, trovando non un pezzo da museo ma un personaggio vivo in grado di generare un’esperienza di qualità. Gli esperti di marketing sottolineano come questa sia plausibilmente una propaggine da branding, che permette di generare più punti di autenticità per il brand come accade quando un personaggio diventa il protagonista di una tra le slot dal ritmo rapido e intuitivo.

Iniziative come questa aprono un capitolo nuovo nella gestione dell’eredità artistica: stabilire chi possa autorizzare le parole e i gesti di un avatar, e con quali limiti, diventa una questione tanto tecnica quanto etica, destinata a far parlare molto di sé durante il corso dei prossimi anni.