Da produzione indipendente distribuita in poche sale a protagonista assoluto dei David di Donatello: “Le città di pianura” conquista pubblico e critica grazie al passaparola.
Ci sono edizioni dei David di Donatello che restano nella memoria per i premi assegnati e altre che finiscono al centro delle discussioni per tutto ciò che accade intorno al palco. Quella del 2026 sembra appartenere a entrambe le categorie.
La cerimonia ha alternato momenti discussi a un risultato che ha sorpreso parte del pubblico: il dominio di Le città di pianura, un’opera indipendente nata lontano dalle logiche delle grandi produzioni e diventata, con il tempo, uno dei film più commentati dell’anno.
Ambientato nella provincia veneta, il lungometraggio racconta il viaggio inatteso di un giovane studente di architettura che incrocia il cammino di due uomini maturi e irrequieti, dando vita a un road movie malinconico e profondamente umano. Un progetto cresciuto lentamente, sostenuto soprattutto dall’entusiasmo degli spettatori più che dalle tradizionali campagne promozionali.
Il trionfo ai David di Donatello 2026: “Le città di pianura” vincono 8 statuette
Con otto statuette conquistate nel corso della serata, il film diretto da Francesco Sossai è stato il titolo più premiato dell’edizione 2026. Tra i riconoscimenti ottenuti figurano:
- Miglior film;
- Miglior regia;
- Miglior sceneggiatura originale;
- Miglior montaggio;
- Miglior casting;
- Miglior produttore;
- Miglior attore protagonista;
- Miglior canzone originale.
Un risultato che fino a pochi mesi fa sembrava difficile da immaginare per una pellicola arrivata nelle sale con una distribuzione limitata e senza il supporto delle grandi strategie industriali.
Gran parte della forza del film risiede proprio nella sua capacità di raccontare la provincia italiana con delicatezza e autenticità, evitando stereotipi o eccessi narrativi. Il cast, composto tra gli altri da Pierpaolo Capovilla, Filippo Scotti, Andrea Pennacchi e Sergio Romano, costruisce personaggi sospesi tra disillusione, desiderio di cambiamento e malinconia quotidiana.
Il passaparola che ha trasformato il film in un fenomeno
A rendere speciale il percorso de “Le città di pianura” è stato soprattutto il modo in cui il pubblico ha contribuito alla sua crescita. Nessuna campagna aggressiva, nessun lancio costruito sui social o numeri da blockbuster nel weekend d’esordio.
Il successo si è sviluppato gradualmente, attraverso il consiglio diretto tra spettatori, trasformando il passaparola nel motore principale della sua affermazione. Una dinamica sempre più rara nel panorama contemporaneo, dove spesso i film vengono consumati nel giro di pochi giorni.
Nel frattempo, la pellicola ha trovato spazio anche sulle piattaforme streaming. Oggi il titolo è disponibile su Prime Video tramite il canale Mubi, che offre anche un periodo di prova gratuito, oltre alla possibilità di noleggio o acquisto digitale.
Dopo il successo ottenuto ai David, non è escluso che il film possa tornare nuovamente nelle sale italiane, seguendo il percorso già visto in passato con altri vincitori della manifestazione.
La recensione de “Le città di pianura”
Nella nostra recensione de “Le città di pianura” firmata da Alberto Vigolungo, scrivevamo:
Dopo l’esordio frainteso di Altri cannibali (2021), il nuovo lungometraggio di Francesco Sossai si allontana da premesse forti lasciando spazio ad un’opera libera e ardente, che presenta tutte le credenziali di un piccolo gioiello del cinema indipendente italiano degli ultimi anni: un film spietato rispetto al mondo che mostra, ma anche, irresistibilmente autentico e fiducioso nel valore delle relazioni. In questo incontro generazionale disinteressato, amaro e al tempo stesso picaresco, che sfocia nel finale catartico di Giulio, il regista bellunese non resiste infatti alla tentazione di un’apertura, nonostante tutto, gettando una luce sulla bellezza dietro l’inaspettato, su ciò che resta dopo la deflagrazione, come un’incisione su un vecchio tavolo d’osteria.
