Scopri gli spettacoli teatrali a Torino a maggio 2026

Spettacoli teatrali da non perdere a Torino a maggio 2026

Con maggio in molti teatri torinesi si conclude la stagione 2025/2026. Ecco una guida agli spettacoli teatrali a Torino a maggio 2026. 

Ci avviciniamo alla conclusione della stagione teatrale 2025/2026, ma il calendario di maggio resta fitto fitto, con un primo spettacolo da non perdere già stasera: November, una satira feroce e affilata sul potere e il cinismo della politica americana, è lo spettacolo che avvia il mese conclusivo del cartellone del Teatro Alfieri. Racconta delle ultime disperate mosse di un presidente uscente, ormai sfavorito dai sondaggi, che si gioca il tutto per tutto graziando due tacchini destinati al macello, pur di guadagnare consensi. Una commedia, forse non così distante dalla realtà?

Si basano invece su fatti e personaggi reali le storie portate su altri palchi torinesi: quella di Gioacchino Stajano, conte (contessa) Briganti di Panico, primo omosessuale dichiarato d’Italia, scrittore scandaloso, dandy e infine suora laica, in scena al Teatro Gobetti, e di Lenny Bruce (al Teatro Gioiello), famoso comico americano deceduto nella New York degli anni ’60 a seguito di un’overdose e nella cui morte sono coinvolti anche il procuratore distrettuale di Manhattan e l’arcivescovo di New York, e ancora quella di Marylin, la diva per eccellenza, portata in scena al Teatro Erba come spirito che tormenta Joe Di Maggio, leggenda del baseball americano che organizzò il funerale dell’attrice e modella, sua ex moglie. Al suo tormento si aggiungono le fotografie portate dal fotografo Milton Greene, amico e confidente di Marylin.

Chiudono la stagione anche il calendario di Fertili Terreni e del Teatro Astra. Il primo con due spettacoli sperimentali: Corpo della donna, atto performativo generativo, incentrato sulla Guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995, e Foresto, un incontro tra lingue – francese, italiano, dialetto, LIS e musica elettronica – tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Koltès. All’Astra un solo grande spettacolo finale: Biancaneve, o meglio una sua versione che racconta ciò che succede dopo il (presunto) lieto fine, con Biancaneve, la Regina, il Cacciatore e il Principe che si fermano ad analizzare quanto successo, mettendosi in discussione e ribaltando i ruoli prestabiliti, gli stereotipi che appiattiscono e ingabbiano ogni individualità.

E poi ancora stand-up comedy, balletti, commedie e tanto altro. Vediamo cosa ci aspetta nel vasto cartellone di maggio.

Teatro Carignano

In Prima del temporale, un vecchio attore, avvolto da un’atmosfera onirica e rarefatta, si trova a rivivere alcuni momenti della propria vita nella mezz’ora che lo separa dall’entrata in scena per recitare il Temporale di Strindberg. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito, a volte spensierato e a volte commosso, ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato. Umberto Orsini si lascia guidare da Massimo Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro Paese dal Dopoguerra ad oggi.

Dividono la scena con Orsini Flavio Francucci e Diamara Ferrero.

Fonderie Limone

Silvia Gribaudi, artista associata del TST, è un’autentica pioniera nell’esplorare l’impatto sociale del corpo nelle arti performative. La sua nuova creazione invita a ripensare il mito delle Amazzoni, figure della cultura greca viste come una minaccia all’ordine patriarcale. Sul palco esse diventano simboli di libertà e coraggio, rompendo le barriere delle convenzioni di genere.

Nell’antica Grecia le Amazzoni erano considerate nemiche della società, rappresentanti di un “mondo al contrario” e spesso raffigurate nei templi in battaglia contro i Greci, come mostri da sconfiggere. Il progetto rovescia questa visione: celebra il potere sovversivo e rivoluzionario delle donne, la libertà dagli stereotipi di genere e chi sceglie di non farsi ingabbiare. Una celebrazione della forza di chi sceglie di non lasciarsi imprigionare da rigide definizioni, per immaginare un mondo più inclusivo e giusto.

Teatro Alfieri

November è una commedia in due atti dal ritmo serrato e imprevedibile, scritta da David Mamet e diretta da Chiara Noschese, con Luca Barbareschi, Simone Colombari e la stessa Noschese in scena. Una satira feroce e affilata sul potere, la manipolazione e il cinismo della politica americana.

Ambientata nel mese delle elezioni presidenziali, racconta le ultime disperate mosse del presidente uscente Charles Smith, ormai sfavorito nei sondaggi, con pochi fondi e una guerra alle porte. Mentre lo staff si arrende e la moglie prepara il trasloco, Smith tenta il tutto per tutto: graziare due tacchini destinati alla macellazione per guadagnare consensi.

Scritta nel 2007, in piena recessione, November tratteggia un’America in crisi morale, dove il sogno americano giustifica ogni mezzo. Una commedia cinica e irresistibile, che unisce umorismo pungente e riflessione sociale, tra colpi di scena, comicità intelligente e amare verità.

Teatro Gobetti

A Giò Stajano piaceva dire di essere nata due volte: la prima nel 1931, a Sannicola, un piccolo paese della Puglia; la seconda, quando scelse di vivere apertamente la sua identità. Beata oscenità racconta la vita incredibile di Gioacchino Stajano, conte Briganti di Panico, primo omosessuale dichiarato d’Italia, scrittore scandaloso, nobile dandy e infine suora laica. Serena Sinigaglia firma la regia dell’ultimo, vibrante e inedito testo di Massimo Sgorbani, interpretato da Gianluca Ferrato.

Teatro Astra

Robert Walser riprende la fiaba classica di Biancaneve per immaginare ciò che accade dopo il (presunto) lieto fine. Proprio laddove la narrazione tradizionale si interrompe, i personaggi principali – Biancaneve, la Regina, il Cacciatore e il Principe – si incontrano per parlare di ciò che è accaduto e dell’intenzione della Regina di uccidere Biancaneve, attraverso un fitto dialogo che mette in discussione i ruoli prestabiliti, le dinamiche di potere e l’identità individuale.

Biancaneve diventa un simbolo della ricerca interiore in un mondo che riduce le sue esperienze a un’interpretazione collettiva e soffocante. La sua storia si trasforma così in un’indagine sul modo in cui memoria ed esperienza possano essere ingabbiate da una narrazione condivisa, che limita ogni possibilità di autenticità.

Teatro Regio

Di per sé, la vicenda dei Puritani è piuttosto semplice: un triangolo amoroso, un contrasto per motivi politici, la minaccia di una tragedia, in questo caso sfiorata. Ma è la musica di Bellini a fare la differenza. Ogni azione umana, ogni conflitto, ogni male, è preso e trasformato in melodie lunghe, celestiali, dal profilo sinuoso, che sospendono il tempo e dal 1835 esercitano sugli ascoltatori un effetto ipnotico. Non importa che la storia si svolga in Inghilterra: l’orchestra del compositore, forse complici i natali catanesi, mantiene una luce mediterranea, quella stessa che affascinò Chopin e Wagner, e che gli stava aprendo le porte della celebrità in Europa, prima che la morte gliele chiudesse ad appena trentatré anni.

Tra le sue opere, I puritani è forse la più raffinata nella strumentazione e la più varia nei caratteri: «il gaio, il tristo, il robusto dei pezzi, tutto è stato marcato dagli applausi», scrisse Bellini all’amico Francesco Florimo, all’indomani della prima al Théâtre-Italien di Parigi. La sua ultima opera è riproposta al Regio diretta da Francesco Lanzillotta, che a Torino si è già fatto apprezzare con Norma e La rondine, e cantata da fuoriclasse come John Osborn, Gilda Fiume e Simone Del Savio. Pierre-Emanuel Rousseau, dopo i recenti successi al Regio con Il barbiere di Siviglia e La rondine, firma per l’occasione un nuovo allestimento tra classicismo e neoromanticismo.

Teatro Colosseo

Dissacrante, spietato, irresistibile. Eleazaro Rossi torna sul palco con KAMIKAZE, il suo nuovo monologo comico, per un viaggio tra il tragicomico e l’esistenziale che non risparmia niente e nessuno – tanto meno sé stesso. Considerato da molti il miglior stand-up comedian italiano, Eleazaro firma uno spettacolo lucido e feroce, capace di alternare l’assurdo alla filosofia, la comicità più tagliente all’autocritica più spietata.

Kamikaze non è una carezza, è un impatto frontale con la realtà, in cui si parla di vita, morte, giornalisti affamati, sensi di colpa, nonni volontari e catastrofi interiori, tra satira culturale e confessione comica. Lo stile è quello che l’ha reso un nome di culto: surreale, corrosivo, liberatorio. Ogni battuta è una fenditura sul mondo contemporaneo, ogni pausa è un affondo, ogni risata è un cortocircuito tra ciò che pensiamo e ciò che osiamo ammettere.

Teatro Gioiello

Un cadavere in terra suscita sempre una certa curiosità. Le prime domande sono: chi è, chi l’ha ucciso e perché. Se si scopre che è un drogato, che quindi è stato lui e per colpa di un overdose, si gira pagina e la vita va avanti. La cosa diventa più morbosa, più intrigante, se il cadavere è un famoso attore di night club, se la dose eccessiva gli è stata somministrata da qualcuno e se nell’omicidio sono coinvolti il procuratore distrettuale di Manhattan e l’arcivescovo di New York. A quel punto la pagina non si gira più.

È il 3 agosto del 1966, Lenny Bruce, famoso comico americano, muore ucciso da un overdose. La storia “maledetta” si svolge a New York, in un affascinante night club degli anni ’60 dove si alternano performance di spogliarello, canzoni dell’epoca appartenenti alla memoria dei nostri ricordi più toccanti e i graffianti e comici monologhi di Lenny.

Ma Lenny affronta temi scomodi per l’epoca: sesso, religione, politica, razzismo e questo appare subito un pericolo per i principi etici e morali su cui è fondata le famiglia media americana. Uno spettacolo affascinante, avvolto da una scenografia mozzafiato.

Teatro Erba

Hollywood, 1968 – Un uomo siede al tavolo di un bar. Fuma tranquillamente bevendo il suo caffè. Si lascia cullare dai suoi ricordi. Si lascia accarezzare dalle sue ossessioni e dai suoi fantasmi. C’è uno spirito che in particolare lo tormenta. È quello di una donna bionda che gli sussurra parole di miele nelle orecchie e nella mente.

È Marilyn. Marilyn che non c’è più, che se ne è andata, che lo ha lasciato solo. L’uomo al tavolo è Joe Di Maggio, il grande campione, la leggenda del baseball americano. È stato lui ad organizzare il funerale di Marilyn. Ha curato tutto nei minimi dettagli. L’ha fatta vestire e truccare. L’ha resa di nuovo bella ed indimenticabile. Come nei suoi ricordi, come nelle sue ossessioni. Ha dato ordine che sulla tomba di Marilyn vengano portate rose rosse fresche tre volte a settimana. Sarà così fino alla morte del campione nel 1999. Alcuni sostengono che prima di morire Joe abbia sussurrato “Finalmente potrò rivedere Marilyn”.

A strapparlo dai suoi melanconici pensieri è un bell’uomo sui 40 anni. È il famoso fotografo Milton Greene. E’ venuto a portare delle foto a Joe. Sono le foto più belle che abbiano mai scattato alla grande diva. Sono le immagini che più di tutte hanno raccontato la sua anima. Milton Greene è stato il fotografo che ha lavorato con Marilyn durante alcuni dei periodi più intensi e creativi della sua vita. Non solo un fotografo, ma anche un amico e un confidente, Greene è l’unica figura che ha saputo vedere Marilyn per quello che era veramente, al di là della sua immagine di diva. Con lui, Marilyn ha cercato di costruire una propria carriera indipendente, fuori dal controllo delle case di produzione, e ha cercato una sua voce autentica nel mondo dello spettacolo.

Cubo Teatro – Off Topic

Il “Corpo della Donna” è un atto performativo generativo, che intende portare in scena storie che generano altre storie. Per questo motivo, il progetto è costruito come i volumi di un grande catalogo. Un catalogo di storie in grado di cambiare la storia, o meglio di restituire alla Storia la sua forma polifonica, in cui il ruolo della Donna è quello del soggetto politico fondamentale. Un progetto che non finirà finché ci saranno storie da raccontare, pertanto vi saranno più volumi, ognuno dedicato a fatti storici e spazi geografici.

Il primo Volume, ancora in una forma di studio e di sperimentazione, si concentra sulla Guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995.

San Pietro in Vincoli

Foresto, tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Koltès, mette in scena un incontro tra lingue: francese, italiano, dialetto, LIS e musica elettronica. Un attore, un performer LIS e un musicista danno vita a una creazione ibrida dove le differenze convivono e si potenziano. Un teatro dove la scrittura di Koltès diventa sfida culturale e spazio condiviso tra corpi, suoni e segni.

Accademia dei folli – Teatro Studio Bunker

Madame Bovary c’est moi!” – In realtà non è affatto sicuro che Gustave Flaubert abbia mai pronunciato questa frase. Quel che è invece certo è che moltissimi anni dopo, quando insegnava in una scuola di Napoli, Domenico Starnone assegnò la lettura di Madame Bovary alla sua classe come compito per l’estate. Ebbene, alla ripresa delle lezioni una ragazzina alzò la mano e chiese a Starnone: “Professò, ma perché mi avete dato da leggere la storia di una cretina?

Cosa risulta dalla combinazione di queste due frasi? Quella della ragazzina napoletana e quella dello scrittore francese. Be’, di sicuro non che Flaubert fosse un cretino. E allora cos’altro?