Stasera inaugura la stagione 2025-2026 del Teatro Astra, pronta a mettere al centro i “Mostri” che affollano tanto le leggende del passato quanto il nostro contemporaneo. E si parte con una delle creature più celebri: Dracula, il vampiro di Bram Stoker, qui con la regia di Andrea De Rosa.
Con Dracula, al Teatro Astra si apre il triennio 2025-2028 dedicato alle “Persone“, come cambiano quando coinvolte in situazioni straordinarie tanto da diventare dei “Mostri” (25/26), come si trasformano durante una “Guerra“(26/27) e infine quando sono coinvolte in rapporti d'”Amore” (27/28). Queste le tre anime che abiteranno Via Rosolino Pilo 6 nei prossimi tre anni, tre stagioni tematiche presentate a giugno di quest’anno e che iniziano proprio oggi, martedì 11 novembre, con il vampiro più celebre.
Parallelamente, al cinema “Dracula – L’amore perduto” di Luc Besson svetta nelle classifiche del box office italiano. Ma il Dracula portato in scena da Andrea De Rosa e Fabrizio Sinisi al Teatro Astra, liberamente ispirato al libro di Bram Stoker, indaga quello che è diventato un archetipo della nostra modernità, un mostro che non è mostruoso solo perché si nutre di sangue umano, ma perché mostruoso è il dono che porta: quello della vita eterna, che pesa come una condanna.
“Mostri”, al via la stagione 2025-2026 del Teatro Astra
«Nell’etimologia della parola latina, – dice Andrea De Rosa, direttore del TPE – mònstrum è colui che rivela qualità, buone o cattive, che oltrepassano i limiti della normalità – uomini e donne che si ritrovano per natura, per scelta o per necessità, a diventare qualcosa che non rientra nei parametri prestabiliti: eroi, assassini, geni, squilibrati, artisti, maghi, maniaci… creature straordinarie, ma pur sempre umane (troppo umane).
Il mostro appare all’improvviso nelle nostre vite e le sconvolge perché altera il fluire quotidiano degli eventi. Ci fa paura ma non lo possiamo ignorare perché ci costringe a guardare come in uno specchio l’immagine di cosa potremmo diventare e ci pone davanti a un bivio, tra luce e oscurità».
Vediamo chi sono le persone trasformate in mostri in questa nuova stagione teatrale, a cui si aggiungono gli spettacoli di Palcoscenico Danza e il ritorno di iGirl, da poco presentato al trentennale del Festival delle colline torinesi.
Dracula

Il conte Dracula non è più da tempo solo un personaggio nato dalle leggende popolari e dalla fantasia di Bram Stoker: vero e proprio mito dell’età moderna, è diventato il simbolo di un’immortalità vissuta come una condanna. La sua vicenda, elaborata in una nuova versione da Fabrizio Sinisi, evoca il sogno tutto contemporaneo di un corpo che potrebbe diventare immortale tramite i progressi della tecnologia. Mentre il Vampiro, eterno e solo, cerca una via di fuga dalla propria natura, gli altri personaggi lottano per affermare il valore della mortalità. È davvero un dono vivere per sempre, o è, invece, una maledizione?
In scena dall’11 al 30 novembre 2025.
Atomica

La mattina del 6 agosto del 1945, Claude Eatherly, giovane pilota texano, dà l’ok definitivo per lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Sarà l’unico della missione a sentire il peso di questa colpa. Nel 1959 il filosofo tedesco Gunther Anders gli scrive una lettera. I due avviano un epistolario che ha la forma di un’unica grande interrogazione: che ne è di noi, ora che siamo in grado di distruggere il mondo al quale apparteniamo?
In scena dal 3 al 7 dicembre 2025.
La città dei vivi

Roma. Due ragazzi uccidono un coetaneo. Senza un perché, un delitto vero, feroce, inspiegabile, La città dei vivi è uno spettacolo che non dà tregua: racconta un crimine, ma parla di tutti noi. È la storia di una città che ci somiglia troppo. Di un male che non ha volto, perché può averne mille. Guardare o distogliere lo sguardo? Il teatro non lascia scelta, il romanzo di Nicola Lagioia diventa uno spettacolo lirico e doloroso, che è insieme un’indagine giornalistica, filosofica e teatrale – una discesa scenica nel lato invisibile delle città e delle nostre coscienze.
In scena dal 9 al 14 dicembre 2025.
Enrico IV. Una commedia

Un’opera sensoriale in cui le parole di Pirandello raccontano stati d’animo e rapporti tra le persone. Un giovane, mentre prende parte a una cavalcata in costume nei panni di Enrico IV imperatore di Germania, viene sbalzato da cavallo, batte la testa e impazzisce. Da quel momento, crede di essere veramente Enrico IV per dodici anni finché, a un tratto, rinsavisce ma decide di farsi credere ancora pazzo. Un audace adattamento, a cura di Fabrizio Sinisi, che assume la pazzia consapevole come arma di smascheramento del mondo.
In scena dal 16 al 19 dicembre 2025.
Bloomsville

Bloomsville, come tutte le città del mondo, rappresenta un luogo ricco di contraddizioni. Tra le sue vie si muove un vagabondo dall’animo gentile e pragmatico, perennemente conteso tra la libertà della strada, il perbenismo della classe borghese e l’autenticità riservata della gente comune. Attraverso di lui, il pubblico è accompagnato a riscoprire il valore di un’umanità semplice e imperfetta di cui stiamo forse perdendo consapevolezza. Lo spettacolo omaggia Charlie Chaplin e il suo capolavoro del cinema muto Luci della città mediante l’intreccio di teatro fisico, danza, luci e musica dal vivo, ritrovando e rinnovando l’universalità dei suoi personaggi e dei linguaggi non verbali.
In scena dal 21 al 26 dicembre 2025.
Gli angeli dello sterminio

Cinquanta centauri, angeli di un Paradiso perduto, seminano il terrore tra le rovine di una Milano già devastata dall’Apocalisse. Sono solo temporaneamente sopravvissuti alla fine di tutto; gli eventi di morte si susseguono senza interruzione in tutta la città, trasformata in un grande obitorio dove ogni cosa ha perso il suo nome, dove la stessa urbe, la città, ha ormai visto anche il suo Duomo trasformato in latrina o fossa comune. Spetta a un cronista, forse alter-ego dell’autore stesso, cercare di riordinare almeno la successione dei fatti, affidandosi ai racconti o alle intuizioni di una donna di grande eleganza, cartomante; eppure, ogni tentativo di dare una logica e una scansione a ciò che avviene si scontra inevitabilmente con la rapidità e la frammentarietà della fine, che in fondo delega a ognuno di noi la responsabilità di ricordare o pensare a un’eventuale resurrezione.
In scena dal 9 al 18 gennaio 2026.
Lui

Lui è Ashkan Khatibi, classe ’79, drammaturgo, attore, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari ostili alla Repubblica Islamica. Dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato dall’intelligence iraniana, ha lasciato il suo paese, la famiglia e i suoi allievi. È arrivato in Italia e qui ha continuato la sua vita artistica. Lui è una lettera aperta al mondo libero, un racconto di scrittori e artisti che vivono all’ombra della dittatura. È un grido per richiamare l’attenzione di coloro che non hanno mai conosciuto la censura e la repressione come parte inseparabile del loro corpo, della loro anima e della loro opera.
In scena dal 22 al 23 gennaio 2026.
Brother to Brother – dall’Etna al Fuji (Palcoscenico Danza)

Roberto Zappalà intreccia un dialogo tra i vulcani Etna e Fuji, tra danza e Taiko, su un originale e suggestivo tappeto sonoro. In scena nove danzatori della Compagnia Zappalà Danza e i musicisti Munedaiko danno vita a un rito fisico e musicale, in cui battiti e ritmi uniscono corpi, civiltà e memorie.
“L’Etna ha l’aria della vecchiezza; il Fuji invece è l’immagine della gioventù, le sue linee
suggeriscono il movimento, lo slancio. L’Etna è possente, ti fa pensare ad un gigante saggio,
talvolta è terribile, ma anche allora sembra scuotere le sue catene con l’ineluttabilità
misteriosa d’un destino notturno; il Fuji è agile, fiero come una spada, t’invita all’ardire…
ll Fuji è anche vicino all’amore ed alla morte, a tutte le grandi follie; l’Etna invece è il tempo
popolato di ombre senza fine”.
Le parole di Fosco Maraini ci guidano nella nuova creazione di Roberto Zappalà che indaga le forze misteriose della sua Sicilia in dialogo con la cultura giapponese influenzata anch’essa da un imponente vulcano, ponendole in un dialogo che evidenzia come la natura modelli il carattere dei popoli, tra natura e società.
In scena domenica 25 gennaio 2026.
Antigone

Le leggi devono regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? La domanda che Antigone ci pone è uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia, cultura, religione, visione. È filosofia scesa intorno a noi, che ci cammina accanto, che ci chiede, che ci ascolta. È una delle prove del nostro essere umani, una di quelle poche che abbiamo scelto di portare con noi attraverso i secoli, per affermarci e riconoscerci. Per consolarci, promettendo a noi stessi di averne cura. Antigone è nel destino del Teatro di ogni tempo.
In scena dal 27 al 1° febbraio 2026.
Anatomia di un assassino

Macbeth e Lady Macbeth, coppia infertile di luce e generatrice d’oscurità, duettano alternando tragedia in prosa e libretto d’Opera immersi in uno spazio sonoro che lascia intuire tutta la modernità della partitura verdiana. Con schiacciante e rivoluzionaria teatralità la musica riesce a dar voce e spessore alle cupe allucinazioni dell’incubo della tragedia. Con questo tema d’un uomo perso tra reale e immaginario, verità e finzione, il drammaturgo inglese e il compositore italiano, rispettivamente nel 1606 e nel 1847, anticipano, con stupefacente forza creativa, le teorie sull’inconscio della psiche umana, le cui tesi, tra soglia del visibile e invisibile, sogno e realtà, daranno vita ad una nuova coscienza dell’umana natura, dal ‘900 ai giorni nostri.
In scena martedì 3 febbraio 2026.
Callas, Callas, Callas (Palcoscenico Danza)

Nel centenario della nascita di Maria Callas l’omaggio di COB Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello, ha una particolare valenza anche per l’originalità che l’ha ispirato: affidare a tre giovani, e già affermati, coreografi dal linguaggio contemporaneo, una creazione a serata, che rifletta la loro personale visione della leggendaria artista, senza però volerla raccontare descrivendola. Tre sguardi differenti, quindi, tre approcci e restituzioni in danza che il bel titolo già evidenzia. Titolo che è anche un invito, per lo spettatore, a scoprire o ritrovare tra le pieghe di un movimento o la coralità dell’ensemble, tra le sonorità elettroniche o i frammenti di arie celebri disseminati nell’architettura coreografica, tra una luce o un costume che sagoma gesti e posture, la propria Callas. O magari un’altra, inedita, che la danza astratta può suggerire, evocare, imprimere nell’atmosfera e nella memoria. Di sicuro riconosceremo, contaminate o appena palesate, tre celebri arie: da Tosca, Norma, Carmen.
In scena giovedì 5 febbraio 2026.
Mine-Haha ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle

Mine-Haha è un diario di memorie fittizie che ripercorre la vita di Helene Engel dalla sua primissima infanzia all’adolescenza. A partire dall’omonimo romanzo di Wedekind, lo spettacolo si sviluppa attorno alla formazione di un corpo femminile, mettendo l’accento sulla relazione tra sguardo, corpo ed educazione. In una dimensione espositiva, il corpo di chi è in scena diventa il terreno per indagare i rapporti di potere che corrono tra chi guarda e chi viene guardato, attraverso la messa a tema del ruolo dello spettatore.
In scena dal 10 febbraio al 1° marzo 2026.
Orlando

Il 9 ottobre del 1927, Virginia Woolf scrive una lettera all’amata Vita Sackville-West: “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Dì sì o no”. Vita non si sottrae, accettando di diventare oggetto, musa, modello e interlocutrice di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di Orlando nasce così: come un omaggio d’amore, un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. Intersecandosi continuamente con la vita della scrittrice, in un enigmatico intreccio tra opera e biografia, la vicenda di Orlando – nato uomo nel XVI secolo, vissuto per più di quattrocento anni, e mistericamente transitato nel Femminile si trasforma in questo spettacolo in un inno all’estasi ma anche all’ossessione della letteratura: una lunga, straordinaria lettera d’amore in forma di romanzo.
In scena dal 10 al 15 febbraio 2026.
Manson

Andrea Argentieri indossa i panni di Charles Manson, uno dei criminali più feroci della storia: a partire dalle testimonianze video e audio, dalle numerose interviste che Manson rilasciò in vita, incarna un ritratto mimetico del suo personaggio facendoci ripercorrere, tramite l’iperbole variegata delle risposte, i meandri della sua mente labirintica, istrionica, scivolosa e manipolatoria, l’attore invita ripetutamente il pubblico a rivolgergli delle domande, scegliendo tra i 32 quesiti che gli sono stati consegnati all’ingresso del teatro. È così che si imprimono nella voce e nel corpo dell’attore i ritmi, la gestualità spezzata e gli sguardi mutevoli dell’assassino, come se ci trovassimo per un attimo di fronte al suo fantasma, A poco a poco l’incalzare delle domande produce una strana trasformazione nella percezione di chi assiste: in ballo c’è davvero solo il giudizio, la condanna alle azioni di questo strano, ambiguo personaggio? Oppure ci siamo anche noi, la nostra stessa repulsione oppure l’indecifrabile attrazione per questo caso macabro, per le parole depistanti e oblique che stiamo ascoltando?
In scena dal 20 al 22 febbraio 2026.
Pinocchio. Che cos’è una persona?

La Scuola Elementare del Teatro è un progetto di arte e condivisione. La platea privilegiata è quella con disagio economico e con disabilità fisica e intellettiva. Racconta Davide lodice, ideatore del progetto e dello spettacolo: “Più volte in questi dieci anni la figura di Pinocchio ci è stata di ispirazione. Da sempre ci siamo rivolti a lui come a un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down o di autismo, o Williams, o Asperger. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente. Nella prima stesura, il libro di Collodi finiva con l’impiccagione del burattino, come a segnare un’impossibilità di uscita, poi corretta dall’autore con una conciliante trasformazione in bambino, in Persona. Sì, ma che cos’è una Persona?”.
In scena dal 24 al 26 febbraio 2026.
Divine Monsters

Due coreografie. Glanced Crack di Lai Hung Chung si ispira al mito di Nuwa, un essere tra uomo e divino, uomo e serpente, che rattoppa il cielo ed esplora la mostruosa ambizione umana che crea continuamente crepe tra umanità e natura. Mitici, di Giovanni lnsaudo, esplora il rapporto tra umani e dèi, la cui intersezione si manifesta come uno strano e cupo corpo alieno.
In scena dal 28 febbraio al 1° marzo 2026.
Improvvisamente l’estate scorsa

Arte, famiglia, menzogna, sesso, malattia sono i temi di un dramma che ha le sue radici autobiografiche in quel Sud degli Stati Uniti in cui Williams era nato e che ricorre come luogo elettivo in tanti dei suoi capolavori. Con un realismo visionario, denso d’immagini e di vibrazioni liriche, con una lingua intensamente performativa, il testo mette a confronto, due grandi personaggi femminili: la giovane Catharine, sconvolta da ciò che è accaduto al cugin Sebastian durante una vacanza insieme, e la tirannica Violet, madre di Sebastian, determinata a far tacere la nipote con ogni mezzo. Sarà lo psichiatra a fare in modo che Catharine possa ricordare l’accaduto. La villa e il suo lussureggiante giardino tropicale diventano il palcoscenico della memoria, per ritornare sulla scena del trauma e cercare di capire che cosa è davvero successo l’estate scorsa.
In scena dal 4 al 7 marzo 2026.
iGirl

Quattro artiste, Marina Carr – Federica Rosellini – Rä di Martino – Daniela Pes, convergono nella creazione di un unico oggetto performativo inedito, ibrido, imprendibile. Marina Carr ha scritto iGirl per questi tempi di incertezza, intrecciando frammenti poetici, ricordi privati, odi personali a grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica, affrescando una tela caleidoscopica in 21 quadri. Un oggetto indefinibile, delicato, sciamanico, commovente, sconvolgente. Da maneggiare con estrema cura. Tradotto da Monica Capuani e Valentina Rapetti, iGirl ha affascinato Federica Rosellini, che ha deciso di portarlo in scena fondendo teatro, videoarte e musica, trasformando il testo in un rito contemporaneo. Suoni preistorici e sperimentali, un immaginario visionario e un linguaggio selvatico creano un’esperienza scenica immersiva, in cui il corpo della performer diventa corpo transumante, corpo-graffito, corpo-tatuaggio, veicolo di rifrazione e trasformazione continue.
In scena dal 10 al 15 marzo 2026.
La tempesta

Sull’isola-palcoscenico, il geniale regista argentino realizza un allestimento poetico e originale per raccontare la storia di Prospero, duca di Milano, appassionato di magia, spodestato dal fratello Antonio. Con la figlia Miranda si rifugia nell’isola abitata da Calibano e da alcuni spiriti, tra cui Ariele. Prospero riduce tutti al suo sevizio. Dopo dodici anni, grazie alla magia, fa naufragare la nave che traporta il re di Napoli, Alonso, il figlio Ferdinando, il seguito e Antonio, suo fratello. Ferdinando incontra Miranda e se ne innamora, dominato da un incantesimo. Ariele intanto terrorizza il re Alonso e Antonio e li costringe al pentimento. Prospero libera Ferdinando dall’incantesimo e gli dà in sposa la figlia e perdona il fratello purché gli restituisca il ducato. Dopo aver rinunciato alla magia salpa per l’Italia, lasciando Calibano padrone dell’isola.
In scena dal 17 al 22 marzo 2026.
ShortCut (Palcoscenico Danza)

Frammenti di una biografia scenica si uniscono nel segno di un linguaggio riconoscibile, e raccontano un percorso personale e le sue ispirazioni: musica, arti figurative, poesia. Da Combustioni, spettacolo nato per celebrare la riapertura del Teatro Continuo di Burri, a Luminare Minus, voluto dal Museo della Scienza di Milano, per proseguire con Funambolia, che inaugura nel 2017 la stagione di danza del Teatro Gerolamo.
Poi ancora Hopper Variations, En écoutant du Schumann, in scena al Teatro Bolshoi di Mosca, Balthus e Variations for Five, quest’ultimo programmato al festival Al Bustan di Beirut nel 2019. Contesti e impulsi creativi diversi, per un’unica vocazione creativa.
Nel ripercorrere il suo lavoro coreografico a partire dal 2004, Shortcut non sceglie la strada dell’esposizione cronologica, ma crea una narrazione basata sull’affinità; la stessa che lega la coreografa alle bellissime musiche scritte appositamente dal compositore Giampaolo Testoni. Ogni estratto dai lavori principali si specchia nel successivo, seguendo un fil rouge ragionato.
In scena martedì 24 marzo 2026.
A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale

La compagnia teatrale Kepler-452, si imbarca su una nave che fa ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, la Sea-Watch 5. Nel corso di questa missione soccorrono 156 persone, che verranno sbarcate in un place of safety, un porto sicuro in Italia. Da questo viaggio nascono una serie di pensieri, domande, inquietudini, incontri con soccorritori di varie ONG operanti nel Mediterraneo – oltre alla stessa Sea-Watch, anche operatori di Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY – alcuni dei quali raccontano in scena ciò che hanno visto accadere, nel corso degli ultimi anni, a pochi chilometri dalle nostre coste.
In scena dal 26 al 29 marzo 2026.
Aurunca (Palcoscenico Danza)

L’ultimo lavoro del coreografo Elias Aguirre che con il termine “Aurunca” allude a una stazione ferroviaria dell’Italia meridionale (Sessa Aurunca), uno di quei tanti non-luoghi insoliti che ho attraversato. La performance è strettamente correlata a “Imbermoves”, un progetto fotografico che Aguirre dedica ad innumerevoli non-luoghi: spazi dimenticati come palcoscenici dove ha catturato autoritratti in movimento. Questo è stato l’innesco di Aurunca, un progetto tramite cui indagare la relazione tra le persone e il loro rapporto con la morte e i non luoghi. Sullo spazio scenico degli elementi traslucidi ricordano il dispiegarsi delle ali degli insetti attraverso tecniche di manipolazione degli oggetti.
La morte è un’idea a cui alcune persone pensano più di altre, ma a cui tutti abbiamo pensato almeno una volta. Pensare alla morte significa riflettere su qualcosa di cui non si ha alcun controllo, ma anche ristabilire delle priorità per riposizionarci nella vita. Non si tratta di accettare l’idea della fine e di danzare come automi verso la nostra scomparsa, ma di essere consapevoli che la scomparsa è musica e la vita la sua danza (José Francisco Suarez Lema).
In scena dal 31 marzo al 1° aprile 2026.
A pelle nuda sul palco. Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile

Un’attrice su una pedana in controluce: è Romeo che contempla Giulietta al balcone ma anche Giulietta e poi Desdemona, Otello, Emilia, Lady Macbeth, Macbeth. Nel teatro di Shakespeare le donne non potevano recitare, non avevano voce, dunque lei, l’attrice, sta saldando un debito e riparando un torto. Interpretare i personaggi maschili è divertente e terribile. Calarsi nei panni delle creature femminili è l’esplorazione di un mistero, di ciò che non conosci di te, che porta fino al limite della morte, una fine violenta che tutte le volte sogni di poter cambiare. E visto che non è possibile qualcosa puoi loro donare: la tua voce.
In scena dal 7 al 12 aprile 2026.
Shakespeare / Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia

A partire dai due spettacoli, pluripremiati, da lui diretti nel 2007 e nel 2012, e caratterizzati dall’alta densità musicale, ha ideato, in collaborazione con G.U.P. Alcara, una versione in forma di concerto che unisce i due Poemetti, questa volta senza più scena, se non quella, ricchissima e potentissima, creata da voce e suono. Anno 1593. Londra è devastata dalla peste e i teatri sono chiusi. Shakespeare compone su commissione il poemetto erotico mitologico Venere e Adone che gli darà la fama come poeta. Sotto la patina arcadica (con ampie striature comiche) Venere e Adone è una sorta di protocollo psicoanalitico ante litteram dell’eros più carnale e ossessivo. L’anno seguente l’autore riprende un episodio dell’antica storia romana: lo stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio. Un atto di violenza raccontato in modo sconvolgente. La voce di Lucrezia diviene uno dei più alti esempi di meditazione sulle conseguenze dello stupro visto dalla parte di una donna. Ma a impressionare ulteriormente il lettore/ascoltatore è lo sguardo nella psiche del carnefice, la lucida analisi dei suoi impulsi tortuosamente contradditori.
In scena dal 14 al 19 aprile 2026.
Made4you.x (Palcoscenico Danza)

Per il decimo anniversario del progetto Pompea Santoro ha coinvolto uno dei coreografi più influenti della sua carriera: Nacho Duato, artista di fama mondiale con cui ha condiviso il palcoscenico ai tempi del Cullberg Ballet. Accanto a lui, in collaborazione con lo studio Wayne McGregor di Londra, le due nuove creazioni di Paolo Mohovich e Giovanni Insaudo.
In scena dal 23 al 24 aprile 2026.
Of restless nature + Interplay Link (Palcoscenico Danza)

Cristiana Casadio esplora l’interdipendenza, il movimento incessante e la trasformazione che accomunano tutti gli esseri viventi. Ispirato alle sculture ibride dell’artista Germaine Richier, lo spettacolo – interpretato da tre danzatrici – celebra l’ambiguità e la complessità dell’identità corporea come forma di resistenza e possibilità.
Interplay Link, in apertura serata del 29 aprile, con Architetture di spazi minimi del Collettivo Lattea (durata 20 minuti).
Architetture di spazi minimi è un progetto coreografico che esplora il rapporto tra corpo, costruzione di relazioni e soglia, riconoscibile nell’elemento architettonico della finestra. Quest’ultima, vuoto e apertura verso l’ignoto, diventa spazio simbolico da abitare, luogo in cui prende forma l’interfacciarsi dei corpi.
In scena dal 28 al 29 aprile 2026.
Biancaneve

Robert Walser riprende la fiaba classica di Biancaneve per immaginare ciò che accade dopo il (presunto) lieto fine. Proprio laddove la narrazione tradizionale si interrompe, i personaggi principali – Biancaneve, la Regina, il Cacciatore e il Principe – si incontrano per parlare di ciò che è accaduto e dell’intenzione della Regina di uccidere Biancaneve, attraverso un fitto dialogo che mette in discussione i ruoli prestabiliti, le dinamiche di potere e l’identità individuale. Biancaneve diventa un simbolo della ricerca interiore in un mondo che riduce le sue esperienze a un’interpretazione collettiva e soffocante. La sua storia si trasforma così in un’indagine sul modo in cui memoria ed esperienza possano essere ingabbiate da una narrazione condivisa, che limita ogni possibilità di autenticità.
In scena dal 12 al 31 maggio 2026.
