Ribot e Frisell al Torino Jazz Festival 2026: il programma completo

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Con ben 101 eventi in 72 sedi, condensati in 8 giorni di programmazione, da sabato 25 aprile a sabato 2 maggio 2026, torna in città il Torino Jazz Festival. Il titolo scelto per la XIV edizione, The Sound of Surprise, ci ricorda qual è stata fino ad oggi la cifra stilistica di questa musica e di questo festival diretto da Stefano Zenni: uno sguardo d’insieme fresco e dinamico sul jazz contemporaneo, senza confini di genere, età o provenienza geografica. A cura di Oliver Crini. 

Grande protagonista di questo Torino Jazz Festival è la chitarra elettrica: Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield sono tra i maggiori esponenti delle sei corde jazz e appartengono a quella generazione del tutto particolare, emersa sul finire degli anni settanta, che ha inteso la parola jazz più come un verbo che come un sostantivo, prediligendo la ricerca sonora e la mediazione tra i generi agli stilemi artistici tradizionali. I nostri, sebbene abbiano superato la settantina, porteranno a Torino progetti inediti e quell’approccio “senza rete” che percorre tutta la loro lunga carriera musicale.

Ribot torna in città dopo lo strabiliante concerto in solo dello scorso autunno al Folk Club, per farci ascoltare l’imprevedibile energia e quel sound angolare che l’ha reso celebre come spalla di Tom Waits, John Zorn e dei Lounge Lizards. Il quartetto, che rende omaggio ad Albert Ayler, è composto da alcuni habitué della scena di Downtown Manhattan. Impossibile non esserci il 26 aprile all’Hiroshima Mon Amour.

Il 10 maggio tocca al tocco roots/americana di Bill Frisell e del violinista Eyvind Kang, che all’Auditorium Giovanni Agnelli musicheranno “The Great Flood”, lungometraggio ispirato alla catastrofica inondazione del Mississippi di cento anni fa, la più grave nella storia americana. Il celebre regista Bill Morrison è atteso alla GAM il 29 aprile per parlarci della genesi di questa opera così affascinante.

Chiude il festival John Scofield, per l’occasione in formato “dynamic duo” con Gerald Clayton, pianista e bandleader tra i più interessanti della scena contemporanea, che si è fatto conoscere nel quintetto del compianto Roy Hargrove e oggi suona con nomi del calibro di Joel Ross, Kendrick Scott e Kassa Overall. I due musicisti saliranno sul palco del Teatro Colosseo la sera del 2 maggio.

Come consuetudine, ampio spazio è accordato ai “leoni” nostrani, campioni della scena europea e non solo.

Fabrizio Bosso (25 aprile, Teatro Colosseo), Emanuele Cisi (30 aprile, conservatorio G. Verdi), Francesca Tandoi (30 aprile, teatro Monterosa), Stefano Battaglia (1 maggio, Educatorio della Provvidenza) e la leggenda vivente del piano Franco D’Andrea (29 aprile, Teatro Monterosa), accompagnati da formazioni che muovono dal Jazz Mainstream, per approdare a territori meno conosciuti e prevedibili.

Ma Torino guarda anche al futuro di questa musica, e continua a sostenere una scena locale molto florida, abitudine che risale agli albori del TJF.

Come dimenticare alcune esibizioni della sezione Fringe, guidata da Furio Di Castri, che per audacia e caratura artistica talvolta superavano quelle sul main stage in Piazza Castello? Da allora Torino ha saputo creare un ecosistema fatto di associazioni e promoter locali che, tra alti e bassi, sostiene i giovani jazzisti giunti da tutta la penisola per studiare al Dipartimento Jazz del Conservatorio e animare le jam session locali.

Top player contemporanei: Viden Spassov (contrabbasso) e Mattia Basilico (sax tenore)

Realtà giovane ma ormai nota e apprezzata, è il collettivo Pietra Tonale che il 30 aprile allo Spazio211 presenterà il suo “Disco Uno” (autoprodotto, 2025). Ma a questo TJF tocca assolutamente tendere l’orecchio a due giovani maestri, Viden Spassov (contrabbasso) e Mattia Basilico (sax tenore) con i loro progetti inediti, che ascolteremo rispettivamente il 28 aprile alla Piazza dei Mestieri e il 30 aprile a Cascina Falchera. Saranno loro i nuovi “young lions” del jazz Italiano?

Tutto il programma nel dettaglio è sul sito del TJF.