John Maus in Italia per quattro date all’insegna della sperimentazione tra synth pop e post punk

Non perdetevi l’esperienza sui generis del cantautore americano partito dal synth pop e approdato ad una musicale in lo-fi impossibile da ingabbiare e catalogare. Scopri QUI il programma completo degli eventi targati DNA Concerti. Qui sotto il comunicato stampa delle date di Maus. 

Definire l’identità artistica di John Maus, musicista tra i più affascinanti, creativi ed enigmatici del panorama contemporaneo, non è molto facile: attribuirgli l’etichetta synth pop sarebbe ingiusto nei confronti di quell’onnipresente aura squisitamente post punk, mentre racchiudere tutto sotto la definizione post punk sarebbe non solo riduttivo, ma anche banale. John Maus è uno sperimentatore, è un musicista senza limiti, un “pensatore” della musica prima ancora che un musicista, un artigiano, uno di quelli che ha basato la sua carriera artistica proprio su quel situarsi “fuori” dalle definizioni comuni.

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Nato, influenzato e avvolto da uno spesso allure synth pop, dal 2006 in poi, attraverso la pubblicazione di quattro album fondamentali, ha saputo confezionare un tessuto di gelido minimalismo e di infinito significato, grazia genuina e umorismo assurdo. La sua musica, sebbene spesso descritta come retro-futurista in riferimento alle drum machine degli anni ’80 e ai synth utilizzati, attinge ovunque ed è sempre mutevole, sempre più personale e nostalgica.

C’è una certa qualità cinematografica onnipresente nelle sue canzoni, con un pathos evocato da linee di basso propulsive, arpeggi infiniti e, naturalmente, la sua voce, che risuona profondamente ovunque. Moroder ha sicuramente contribuito a creare una mappatura del territorio, ma Maus è più interessato a cercare la cadenza attraverso il suo amore per la polifonia rinascimentale e la sperimentazione dietro un manto di post punk. È una fusione di idee musicali radicale quanto il suo intento:

Maus è un “uomo fuori dal tempo” che cerca di dare un senso alla disumanità del nostro mondo attraverso la mobilitazione del linguaggio del punk rock.

Sono passati ormai tredici anni da quando l’apprezzatissimo We Must Become The Pitiless Censors Of Ourselves (2011) è apparso come un fulmine a ciel sereno che ha fatto girare la testa a tutti. Ora considerato un classico del pop sperimentale, Pitiless Censors fu una svolta e un enorme passo avanti per Maus, che portò a una grande rivalutazione del suo lavoro passato.

Infatti, l’album di debutto Songs (2006) e il magistrale seguito Love Is Real (2007), all’improvviso divennero dischi preziosissimi alle orecchie dei suoi nuovi seguaci. Dopo aver girato il mondo con i Pitiless Censors e aver messo insieme una raccolta di rarità e brani inediti, Maus è tornato a dedicarsi alle sue attività accademiche e nel 2014 gli è stato conferito il dottorato in Filosofia politica con la sua tesi su comunicazione e controllo.

Negli anni Maus ha poi costruito e perfezionato il suo sintetizzatore modulare saldando componenti e assemblando pannelli finché non ottenne uno strumento che corrispondesse esattamente alla sua visione.

Una volta compiuto questo “prodigio”, Maus è tornato alla scrittura di canzoni, iniziando a lavorare su quello che fu il suo quarto album vero e proprio, Screen Memories (2017). Screen Memories è stato scritto, registrato e progettato da Maus negli ultimi anni nella sua casa in Minnesota, conosciuta amichevolmente come Funny Farm. È un luogo solitario situato nelle pianure di mais del Midwest americano rurale. Il paesaggio è tanto maestoso quanto austero e inevitabilmente parte di quelle temperature invernali sotto lo zero si insinuano nei canti così come il ronzio delle vespe estive.

Screen Memories si svolge come uno spettacolo, con la sua varietà di canzoni che diffondono luce e ombre ovunque. “The Combine” guida il corteo con una maestosità apocalittica tutta sua:

Grappoli di accordi sfrecciano tra le solide tracce ritmiche e le campane suonate ad arte.

“Decide Decide” trova Maus immerso in climi più sognanti, il suo arrangiamento di batteria e le linee di tastiera squisitamente vorticose precipitano evocativamente in enormi oceani di atmosfera. Derive synth donchisciottesche vengono alla ribalta anche in “Edge Of Forever”: la canzone suona come se fosse stata irradiata da una lontana sfera celeste.

Il 2018 ha visto John pubblicare un cofanetto da 6 LP che raccoglie tutti i suoi lavori fino ad oggi, incluso l’album “Addendum”, una versione gemella di “Screen Memories”. Da allora John è stato impegnato ad esplorare le opportunità di colonne sonore e attualmente sta preparando un nuovo album vero e proprio.