La musica organica di Manu Delago e Mad About Lemon

Il racconto del concerto al Magazzino sul Po del percussionista austriaco Manu Delago, tra i più abili suonatori di hand-pan e già al lavoro con Cinematic Orchestra. L’artista ha presentato dal vivo il suo ultimo disco Snow From Yesterday, affiancato dall’ensemble vocale tirolese Mad About Lemon. Una magia disarmante e in parte inaspettata. Report a cura di Lorenzo Giannetti.

Sarà che è cresciuto in mezzo alle Alpi e ha dedicato il suo ultimo disco al richiamo della montagna, ma la sensazione di meraviglia nell’assistere ad un concerto Manu Delago è proprio la stessa che si prova ad aprire una finestra al mattino presto, abbagliati dalla bellezza di una nevicata attesa dalla sera prima.

Il percussionista austriaco passa in Italia per due sole date in un weekend che a Torino si snoda tra i sapori tradizionali del Salone del Vermouth e la maratona al cinema del festival Seeyousound. E spariglia le carte offrendo uno dei concerti più sorprendenti della stagione: uno di quei jolly che è sempre bello pescare, da organizzatori e da pubblico.
Bene inteso, il ragazzo vanta già un curriculum da pelle d’oca, soprattutto dopo le collaborazioni con Björk e Cinematic Orchestra, ma è difficile non esser colti di sorpresa dalla cura e dall’intensità con cui ci fa avvolgere dalle sue canzoni. E ancor di più dall’affiatamento coi suoi compagni di viaggio sul palco.

In questo album e in questo tour, la magia di Manu Delagu trova eco nella collaborazione con Clemens Rofner al basso e sintetizzatori e ancor di più nella tecnica sopraffina dell’eclettico ensemble vocale Mad About Lemon, trio tirolese composto da Heidi Erler, Mimi Schmid e Anna Widauer. Sciamano dell’hand-pan – una sorta di tamburo d’acciaio dal suono ovattato – Delago ben presto dimostra di padroneggiare strumenti e stili diversi, dalla batteria all’elettronica, passando per suoni più insoliti come quelli di bizzarri fischietti in bambù, simili a quelli della tradizione thailandese.

Il flusso stesso della scaletta è ondivago e sorprendente. Si comincia con una manciata di pezzi folk-noir delicatissimi, quasi sussurrati, gli intrecci vocali sul velluto delle Mad About Lemon e il rumore del fiume che si perde in lontananza: sembra una deliziosa versione da camera di Marina Herlop ed è francamente qualcosa di difficile da vedere in giro, raro e prezioso. Poi l’ensemble alza i giri e la marea sale: i bozzetti introspettivi esplodono sul dancefloor, evocando altri sciamani dell’elettronica colta come Moderat o Caribou.

La chimica della band fa il resto: tutti si scambiano sguardi, si sorridono e si spostano da una parte all’altra del palco come fossero un organismo unico – un animale che gioca nella neve – scambiandosi postazioni e strumenti. Sullo sfondo, come se non bastasse, viene orchestrato un live painting lungo tutta la durata del concerto: ognuno dei musicisti dà il suo contributo imbracciando il pennello, come a comporre dei visual analogici, anch’essi vivi e organici. Alla fine, le tre tele prodotte saranno vendute al miglior offerente attraverso una vera e propria asta: la conclusione divertente, insolita e perfetta di una performance memorabile.

La gallery del concerto a cura di Fabio Serrao: la trovi sul nostro profilo IG QUI 

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