Il doom-jazz dei Bohren and Der Club of Gore a sPAZIO211

Mimetici, anti-descrittivi, danze doom-jazz al termine della notte! Partiti in origine come oscura formazione di pionieri del doom-metal, i Bohren & der Club Of Gore si sono reinventati quartetto ambient-jazz, tra ambient ed esistenzialismo noir, rivelandosi fin da subito come uno dei nomi imprescindibili per i proseliti delle sfumature notturne più fosche.

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Fondati nel 1988 nell’immaginario di Mülheim an der Ruhr, nel cuore del bacino industriale tedesco, non molto lontano da quella Düsseldorf che diede i natali a Kraftwerk e Deutsch-Amerikanische Freundschaft, assumono sin dall’inizio pieghe fosche e fascinosamente frastagliate.

Artefici di un universo di rara consistenza evocativa, i Bohren & Der Club Of Gore continuano a firmare le impossibili colonne sonore di un mondo sull’orlo dello sfacelo, ammantandolo di una disturbante voluttuosità.

Immaginate un thriller in cui sembra sempre che stia per succedere qualcosa ma poi alla fine non succede nulla. O un horror in cui la carneficina è sempre dietro l’angolo ma non muore mai nessuno. Un Dario Argento senza sangue o un Twin Peaks fatto solo di scenografie deserte senza gli attori. Patchouli blue è musica per ascensori lentissimi che non smettono mai di scendere, musica per un night club frequentato da assassini solitari ingarbugliati nelle loro ossessioni.

A che punto è la notte, si chiedeva il titolo di uno dei gialli più belli di Fruttero e Lucentini. A sentire Bohren & Der Club of Gore l’alba è ancora molto, molto lontana, e a più di un quarto di secolo dall’esordio, la compagine tedesca non manca di comprovare il suo grandiosa, angosciante, estro noir.

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