Consigli letterari di luglio

Novità, riscoperte, rarità. La breve selezione letteraria – fatta pensando proprio al concetto di “outsiders” – privilegia le realtà maggiormente propense a stuzzicare l’interesse di un lettore onnivoro e curioso, magari desideroso di avventurarsi in qualche azzardo letterario… A cura di Alessio Moitre. 

Andiamo incontro all’agosto delle soste, mesata che molti quotidiani esteri definiscono sacro per la vacanze degli italiani. Prima che si venga assorbiti dall’assenza e dalla sospensione degli impegni (si spera), una cinquina di letture varie e direi abbastanza ben spalmate da essere tutto sommato uniformi sulla nostra fetta di pane. Come capita in estate, tutti i gusti saranno soddisfatti, basta lasciar partire una fantasia che ha frenato sin troppo.

Jerome K. Jerome, “Gli scrittori scrivono troppo?”, Mattioli 1885

Ma che davvero? Quando imbastisce le domande, il mitico scrittore inglese è brusco, non perché complichi la partita ma per il fatto che cerca semplicemente di essere definitivo. Stando a galla nel suo mondo che in fin dei conti rassomiglia al nostro. Brevi saggi, nessuna trasvolata ma estrema concretezza nell’aprire la vista su un mondo tanto umano da esser da noi già conosciuto. Ma fintamente accettato o, ancora più rimarchevole, supportato. 

Luigi Spagnol, “Correre davanti alla bellezza”, Longanesi 

L’intellettualità non è un affare complesso però bisogna starci dietro. Se non si ha il piglio o la stereotipata tempra, ci si deve affidare a dei punti di riferimento, per farsi ispirare un pochino su cosa si dovrebbe ottenere. Un bignamino di azioni, fatti, modi e prassi adeguate. Luigi Spagnol è stato un pensatore inestricabile, la società si è sempre impigliata nella sua ragnatura e lui ha avuto il tempo di darle un’occhiata, in vari campi e stadi della sua vita che non è stata così lunga come avrebbe potuto essere. Editore, scrittore, artista…

Vincenzo Levizzani, “Il libro delle nuvole”, Il Saggiatore

Forse in un’altra vita avevo a che fare con la meteorologia. Il tema mi ha sempre appassionato anche perché in Italia non esiste nessuna persona che almeno una volta al giorno (se eretico, alla settimana) non getti un occhio al meteo, commentando archetipicamente. E se invece si vuole solo indagare il cielo, il risultato sarà simile, ci si domanderà cosa si sa di esso. Dunque il libro di Levizzani è utile nonché liberatorio per tutti noi che ci ostiniamo a strologare sulle piogge circoscritte o sul sole a cui chiediamo clemenza nel solleone. 

Marino Magliani, “Il cannocchiale del tenente Dumont”, L’Orma editore

L’ennesimo figlio delle vallate liguri. Quelle ritrose. Da scacciabufali di turisti. Magliani è lo scrittore che tiene ben ancorata la lingua alla roccia, la puntella permettendoci di seguirne il tracciato. Il suo nuovo libro è quanto di meglio si possa chiedere al relax: un qualcosa da leggere di enorme interesse e che nel resto dell’anno avremmo ignorato. Perché? Perché siamo stupidi e preferiamo il conosciuto all’ignoto. Questa lettura dunque è per chi ha una meridiana, non una tara per il battito dell’orologio. Non ci si pente. 

AA.VV, “Quindicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea”, Marcos y Marcos

Nuovi poeti. Che c’è ne facciamo? Non ne avevamo già sfornati un numero imbarazzante? E poi non parliamo degli storici. Se queste sono le vostre domande questo libro è inutile. Se invece ritenete che non solo c’è spazio per altri versi ma che necessitiamo di averne in sovrannumero visto il ritirarsi dell’intelligenza nostrana, allora gettatevi senza indugio. Quindicesimo di una lunga serie di meritevoli tuffi nelle parole. Ci fa bene e ci si guadagna in irrazionali sentimenti.