[INTERVISTA] Padre Alfonso Maria Tava ed il manuale della bestemmia edito dal Saggiatore

Circolato dapprima in forma semiclandestina, il manuale “Come smettere di bestemmiare” ha raggiunto, ora, tutti i “peccatori” grazie alla nuova edizione, rivista e ampliata, edita da Il Saggiatore. Ne abbiamo intervistato l’autore.

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_di Roberta Scalise

L’anno in corso sta mettendo a dura prova anche gli animi più “puri”. E tra pandemia, restrizioni e chiusure, il ricorso a imprecazioni e affini è divenuto, per molti di noi, un appuntamento quotidiano – acuendo, in molteplici casi, un’abitudine già avviata in precedenza.

Tra queste, a occupare il posto d’onore vi è, naturalmente, la bestemmia. Proprio a coloro che «soffrono di questo malanno» intende rivolgersi Padre Alfonso Maria Tava, da poco in libreria con la versione «rivista, integrata, consacrata, corretta e sempre più aggiornata» del suo Manuale, Come smettere di bestemmiare, edito da Il Saggiatore.

Scopo del testo, oltre a ripercorrere le fasi storiche e culturali dell’uso della bestemmia, le sue cause precipue e le sue conseguenze più nefaste, è, infatti, quello di offrire – ai lettori che desiderano affrancarsi da tale «malanno» – un vero e proprio programma di intervento, articolato in quattro settimane e impreziosito da esercizi originali e, a detta del suo autore e delle testimonianze raccolte, altamente efficaci.

Dal tentativo di «recuperare un file perso in Word» al «perdere quattro tram di fila», dal «guardare tutti (ma proprio tutti) i video di gattini su repubblica.it» al «sintonizzarsi su canale 5», fino al seguire «la Santa Messa in streaming sul canale Facebook di Paolo Brosio» al rivedere la «finale Italia-Brasile dei mondiali del 1994», Padre Alfonso Maria Tava regala, dunque, ai “peccatori” un manuale ironico, inedito e arguto, sviluppato in modo così persuasivo e appassionato da convincere anche i più reticenti ad abbandonare il deprecabile «morbo»: la bestemmia e le sue innumerevoli forme e declinazioni.

Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore, che ci ha rivelato qualche curiosità e aneddoto al riguardo.

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Partiamo da una domanda semplice: chi è Padre Alfonso Maria Tava? Ci racconti qualcosa in più su di Lei e sulla Sua esistenza fino a qui.

Padre Alfonso Maria Tava è un religioso, esploratore, missionario, oligarca, filantropo, asceta, derviscio e scrittore italiano (di Nizza Monferrato, per la precisione). Dopo un’esperienza da missionario nel Pacifico, ha dedicato la sua vita allo studio della bestemmia. Oggi tiene conferenze motivazionali in tutto il mondo e scrive su numerose riviste manichee (lo è anche la vostra?). Questo è tutto quello che posso dirvi: preferisco mantenere un certo riserbo sulla mia vita privata.

Un manuale per imparare a smettere di bestemmiare è qualcosa di insolito, di questi tempi. Qual è stata l’origine del volume? E a quale esigenza risponde?

Grazie per averlo chiamato Manuale (e non “libro”, come ancora fanno in troppi). Il Manuale è frutto di anni e anni di osservazione del fenomeno della blasfemia. Anche io, un tempo, ero succube di questo rovinoso morbo. Iniziai quindi a testare un metodo sperimentale, prima su me stesso e poi sul prossimo, per curare l’orrida dipendenza. I risultati non furono immediati, ma con il tempo arrivarono. Il Manuale edito da Il Saggiatore è il punto di arrivo di questo percorso di ricerca e sperimentazione.

Il testo, «dopo essere circolato in veste semiclandestina», vede ora la ripubblicazione, ampliata e rivista, da parte de Il Saggiatore: quali sono stati i cambiamenti sostanziali che ha apportato a questa nuova edizione? E che cosa si auspica, ora che il manuale potrà raggiungere una platea più ampia?

Oltre a una generale opera di limatura e rifinitura del testo, nella nuova versione sono stati aggiunti ex novo vari capitoli di approfondimenti tematici, in particolare quello sulla bestemmia e gli animali e quello sulla bestemmia e le donne. Con questa nuova versione, forte della connivenza de Il Saggiatore, spero di estirpare una volta per tutte l’immonda prassi sacrilega dalla Penisola.

Quando ha iniziato a dedicarsi allo studio della bestemmia? Qualche episodio in particolare l’ha condotta a porre maggiore attenzione a questo fenomeno?

Avevo circa trent’anni. Ero nella biblioteca del seminario di Alessandria, quando feci una scoperta sorprendente… ma adesso Lei sta nuovamente cercando di farmi parlare di me stesso: le ho già detto che non mi va!

Il metodo, asserisce nell’introduzione, è stato sperimentato anche da Lei: c’è un prima e un dopo la bestemmia? E quali sono stati i mutamenti principali che ha potuto verificare in prima persona?

Innanzitutto, in seguito alla mia guarigione, mi sono reso conto che la mia credibilità in quanto esponente del clero è fortemente aumentata. Ho poi riscontrato altri effetti benefici secondari, come pelle più liscia e sonni più riposanti. In generale, ho ritrovato una vitalità che credevo ormai perduta.

Molti degli esercizi da Lei suggeriti sono originali e “inconsueti”: dal tirare calci volontari a piede nudo contro lo spigolo del letto o del mobile al pesarsi dopo pranzo. Come ha compreso che questi metodi potessero funzionare davvero? Li ha sottoposti anche a terzi, prima di consigliarli ai lettori?

Funzionano eccome. Sono state testate varie combinazioni sia di pazienti (di diverso sesso, età e religione), sia di mobilio, sia di materiali di quest’ultimo. Oltre al letto, anche il classico comodino in frassino si è confermato incredibilmente efficace.

Come risponde, invece, ai detrattori? E, in generale, quali sono i responsi che ha ricevuto finora? Sono in molti a ringraziarLa?

In moltissimi mi scrivono per ringraziarmi. Lo testimoniano alcune lettere pubblicate nella parte finale del mio Manuale. Ai detrattori rispondo: se riuscirò a far smettere di bestemmiare anche un solo cuore, allora non avrò vissuto invano.

In questi anni di studio, ha notato delle particolarità comuni ai bestemmiatori? Vi sono persone più inclini di altre a questo «malanno»? E quali sono i “segreti” che vorrebbe ancora carpire della pratica della bestemmia?

Credo che la bestemmia non abbia più segreti per me. Conosco il bestemmiatore meglio di qualunque altro tipo sociale. Per dirne una, egli ha il cranio del peso compreso tra i 0.5523 e i 0.5871 miriagrammi e della capacità media di 1158 centilitri, le iridi distanziate tra loro nella misura compresa tra 0,082 e 0,084 metri, e una predilezione per il gelato al mango. Insomma, è facile riconoscere un bestemmiatore.

Il Suo libro è stato portato anche in televisione, qualche anno fa, dal comico Carmine Del Grosso: come ha reagito a questa incursione sul piccolo schermo?

Inizialmente non molto bene. Ma ho poi avuto modo di conoscere Carmine, che si è dimostrato un caro ragazzo animato da pie intenzioni. Al punto che abbiamo appena realizzato insieme uno spiritoso filmato volto a promuovere il Manuale presso le nuove generazioni. Lo trova in linea, su una piattaforma per la condivisione di contenuti multimediali molto popolare fra i più giovani (diuturn… jutulps… adesso mi sfugge il nome).

Lei è stato, inoltre, missionario nel Pacifico: vi è qualche episodio che Le è rimasto particolarmente impresso di quell’esperienza?

Moltissimi. Mi piacerebbe scriverci un libro, in futuro.

A quali studi si sta dedicando ora, invece? Prevede la pubblicazione di un nuovo libro, sulla bestemmia o su un altro argomento affine?

Attualmente sto concentrando la mia attività evangelizzatrice su una rete sociale denominata “Twitter” (forse la conosce), dove interagisco con moltissimi fanciullini ancora impuberi eppure già avvinti dalle spire della blasfemia. Questi giovani internauti mi parlano spesso di quanto sia liquido il loro genere. Non sono certo di avere compreso cosa intendono esattamente, ma quando mi chiedono quali pronomi utilizzo, ormai ho la risposta pronta: “egli” come pronome personale con funzione di soggetto; “lui” come pronome personale con funzione di complemento; e “suo”, “sua”, “suoi” o “sue” come pronomi possessivi, in concordanza con il numero e il genere del nome che di volta in volta viene sostituito dal pronome.

Un’ultima curiosità: non crede che possa essere controproducente oscurare le bestemmie con degli asterischi? Non teme che, leggendole, i “peccatori” possano rinforzare la loro volontà di dirle anche ad alta voce?

Inizialmente avevo provato a sostituire gli asterischi con uno schwa, ma questo espediente era fonte di grande confusione, al punto che io stesso non riuscivo più a ricostruire quale fosse la bestemmia censurata. Purtroppo gli asterischi sono l’unica soluzione per consentire al lettore di saggiare la perniciosità specifica di ciascuna espressione blasfema. E il fine giustifica i mezzi, in questo caso.