La Principessa Zaffiro: il mio regno per la mia identità

Abbiamo letto in anteprima La Principessa Zaffiro, il primo volume della trilogia che J-Pop Manga ha riportato in libreria in una nuova edizione davvero splendida. Non solo l’opera di Osamu Tezuka è un vero e proprio caposaldo dell’arte del manga ma è anche un libro che, mai come oggi, ci pare attuale e importante da leggere. Ma andiamo con ordine e scopriamo perché.

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_di Mattia Nesto

Non sappiamo esattamente quanti di voi si ricordino l’anime che, grosso modo dal 1980, anche in Italia è stato tramesso. Però è indubbio che anche e soprattutto a livello culturale (e figuriamoci nell’80), La Principessa Zaffiro si segnalava subito per essere al tempo stesso rassicurante ma anche rivoluzionaria. Già perché le linee morbide di di Osamu “Osamushi” Tezuka, con la stessa principessa ma anche il simpatico e monello Tink senza considerare il Barone Nylon o il Granduca Duralumin così tanto teneri e dolci nei disegni, si sposano perfettamente ad una storia in realtà abbastanza cruda e, in particolare, ricca di significati. Anche e soprattutto dal punto di vista della Storia di Genere e della Sociologia in senso lato.

Già perché la storia de La Principessa Zaffiro è quella di una donna nel corpo di un uomo ma anche di un uomo nel corpo di una donna, ovvero un manga in cui i confini di genere, esattamente come nella lingua giapponese (dove non è dato sapere il sesso dell’interlocutore, ma solo di chi parla, esistendo linguaggi differenti per gli uomini e per le donne), sono quanto di più sfumati possano esserci. Ciò, però, invece di portare ad una sorta di equilibrio massimo in realtà porta contrasti, diffidenze e soprattutto guai, ancora prima dalla nascita, a Zaffiro. Infatti, e lo comprendiamo dall’incipit del manga (nella versione italiana dell’anime questa parte è mancante), addirittura, Dio in persona assegna il sesso ai futuri nascituri: chi riceve un cuore blu diventa un maschio, chi invece avrà in dono un cuore rosso sarà una femmina. Peccato che a scompaginare le carte ci pensi l’angioletto Tink, un monello ma dolcissimo cherubino che, in un momento di distrazione del Padrone del Paradiso, fa ingerire un cuore rosso a Zaffiro che, una volta giunto/a al cospetto di Dio, riceve in dote un cuore blu.

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Ecco allora che Zaffiro si ritrova, una volta nata, letteralmente con due cuori e quindi con due anime: la blu e la rossa, l’uomo e la donna convivono dentro di lei. Questa convivenza però, come abbiamo detto prima, non è pacifica ed è qui che il genio, anche in senso futuristico e visionario, di Tezuka si manifesta (specie se si considera il fatto che Osamushi ha iniziato a lavorare alla stesura del manga dalla seconda metà degli anni Cinquanta!).Zaffiro nasce come primogenita (o primogenito?) del re e della regina di Silverland, un regno tratteggiato con caratteri smaccatamente favolistici e in cui, non tanto diversamente dalla società reale, i diritti delle donne sono molto meno rispetto a quelli degli uomini. Tanto è vero che, come accade del resto in moltissime monarchie, la linea di successione al trono è ad appannaggio esclusivamente dei primogeniti: spiegato quindi il perché il re, d’accordo con la regina, la nutrice e il consigliere/dottore di corte, decida di ordine un grande inganno. Per non rischiare che la corona passi all’imbelle Plastic, figlio del Barone, decide di mentire alla sua popolazione: Zaffiro, nata femmina, verrà presentata come l’erede maschio al trono e cresciuta come tale.

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Questa bugia avrà conseguenze nello sviluppo e nella crescita di Zaffiro. Infatti se in pubblico la ragazza si presenterà come un principe elegante, abilissimo nel tirar di spada e grande amante delle cavalcate nei boschi, nel privato, nel giardino del suo castello, ella raccoglierà fiori, leggerà libri e starà in compagnia dei suoi amici animali. Questa natura che non è semplicemente doppia ma è multipla, verrà fuori, con grande delicatezza e eleganza dei toni, via via lungo la storia. A questo proposito in molteplice momenti del manga non si capisce bene se Zaffiro sia veramente una donna o un uomo. Infatti il suo carattere è talmente variegato, giustappunto ricco di sfaccettature e sfumature, che derubricarlo alla semplice Giovanna d’Arco dei manga sarebbe un esercizio oltre che sterile, piuttosto sbagliato.

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Ma diamolo meglio e più chiaramente. Zaffiro è la prima eroina in assoluto della storia dei fumetti a lottare, pagina dopo pagina, per i propri diritti, il proprio io e il proprio sentire più profondo. Si tratta per davvero di un inno alla propria individualità che, non per forza, dev’essere incasellata in schemi binari e prefissi o maschio o femmina. Zaffiro si eleva da questa differenza per presentarci un animo e un’anima mischiata ma forte abbastanza per combattere con possanza per la sua auto-affermazione. Ecco allora che la magnifica introduzione di Maria Sara Mignolli è utile, anzi utilissima per comprendere il grande valore di quest’opera.

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Mignolli sottolinea quanto sia stato importante e capitale la trovata di Tezuka, per altro iniziata, come abbiamo ricordato prima, negli anni Cinquanta quindi quasi con vent’anni di anticipo rispetto alle varie rivoluzioni e ripensamenti della società che il vento del Sessantotto ha portato in giro per il mondo. Ma non finisce qui. Perché Zaffiro, in fondo, è anche la capostipite di tutte quelle eroine dalla natura misteriosa che partono, naturalmente, da Lady Oscar passano per Ranma 1/2 e arrivano a esempi più recente. Inoltre La Principessa Zaffiro è anche il primo degli shojo manga, ovvero i manga pensati appositamente per un pubblico femminile. E, come se non bastasse, ricordiamo anche che il nome originale dell’opera, ovvero Ribon no kishi significa “cavaliere del nastro”, chiaro riferimento ad uno dei nomi che prende la stessa Zaffiro quando veste i panni di un misterioso, giustappunto, cavaliere mascherato paladino dei più deboli.

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Inutile quindi dirvi come La Principessa Zaffiro sia una lettura obbligata non solo per chi è amante dei manga ma anche per tutti quelli che sono curiosi delle cose del mondo, in special modo in questo periodo storico, così complesso ma anche ricco di spunti e di nuove possibilità di diritti per tantissime persone. Ricordiamo infine che l’edizione di J-Pop è di squillante bellezza, con un lettering chiaro, il già citato apparato critico per noi fondamentale e una bellissima copertina.