Dalla parte dei cattivi: al Teatro Verdi di Padova va in scena “Una banca popolare”

La nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto porta sulla scena il racconto di una cruda realtà, dove non ci sono sconti per nessuno, ma soltanto i pungenti contorni di una vicenda che ha coinvolto nel dramma migliaia di persone: la crisi delle banche. Dall’8 al 12 gennaio. 


_di Valentina Matilde De Carlo

Non sempre si va a teatro per sognare, per evadere dalla realtà scivolando nel buio magico della finzione, per alleggerirsi l’animo con una trama leggera, indossando quelle speciali lenti che ci fanno vedere la vie en rose per un po’ e che ci si appiccicano addosso lasciandoci beatamente euforici per qualche ora dopo la visione dello spettacolo. No.  A volte si va a teatro per prendersela come uno schiaffo in faccia quella realtà, scegliendola anche particolarmente amara, tanto da passare due ore a rigirasi nella poltrona consapevolmente infastiditi da tanta nuda verità. 

È quanto accade quando il teatro si fa messaggero di questioni sociali che, a chi da molto vicino, a chi di riflesso, a chi inconsapevolmente, riguardano un po’ tutti ed è quello che accade in Una banca popolare. Una realtà feroce, cruda, per certi versi inevitabile, una storia che non lascia scampo alla fantasia, che ci risucchia nella sua scala di grigi, dove assegnare colpe o assoluzioni è ardua impresa, mentre, volenti o no, veniamo trascinati giù insieme ai personaggi che si fanno pedine dell’azione e che, una dopo l’altra, cadono.

Il regista Alessandro Rossetto mette in scena il testo di Romolo Bugaro, uno degli scrittori che nell’ultimo ventennio hanno meglio raccontato il nord-est, nonché un avvocato che conosce quindi da vicino le traiettorie di ascese e fallimenti nella nostra società. Dopo aver collaborato per il cinema in Effetto Domino, regista e autore stavolta scelgono il palcoscenico per raccontare il collasso finanziario da poco avvenuto e che ha fagocitato le banche, trascinando nel baratro piccole e medio imprese e intere famiglie. 

Il testo affronta il tracollo finanziario assumendo un punto di vista differente, non cioè quello “classico” delle vittime, ma quello dei carnefici, di coloro che sono stati gli artefici del disastro. Sulla scena, interamente ambientata sul terrazzo di una villa nel contesto di una serata di gala, gli attori Mirko Artuso, Valerio Mazzucato, Diego Ribon, Fabio Sartor, Davide Sportelli, Sandra Toffolatti e Riccardo Gamba, interpretano i banchieri e la cerchia di notabili, professionisti e imprenditori che, fino all’ultimo giorno, hanno fatto affari con le banche ormai al collasso e allo stesso tempo festeggiato con sfrenatezza.

La scelta del palcoscenico al posto del grande schermo, permette al regista di realizzare una pièce in cui il pubblico viene coinvolto in prima persona nel dramma, a partire dalla divertente scena aperta che lo circonda non appena entra in sala, per proseguire poi con le continue interazioni che i personaggi reclamano e  per avvolgerlo infine nella surreale scenografia cha fa da sfondo all’intero spettacolo.

Altro particolare di questa drammatica rappresentazione di una decadenza sociale è infatti la speciale scenografia ottenuta grazie alla collaborazione con Jolefilm: uno sfondo cinematografico accompagna la presenza degli attori in scena con una folla muta di comparse, gli invitati alla festa, la cui immagine in movimento è proiettata sullo sfondo come un film muto d’altri tempi che fa da cornice, da personaggio e da contenitore di ciò che avviene sulla scena. 

In questo intreccio di colpe e innocenze, di vittime e carnefici, la regia vuole interrogarsi sulle responsabilità collettive dell’intera comunità, portando avanti il progetto iniziato con il film Effetto domino per mostrare al pubblico una realtà che ci circonda e che trova poco spazio nella dimensione artistica. Questo spettacolo, che vorrà anch’esso approdare al grande schermo, ha inaugurato la sua tournée al Teatro Goldoni di Venezia nel mese di dicembre e farà la sua prossima tappa al Teatro Verdi di Padova dall’8 al 12 gennaio.