[INTERVISTA] Torino Comedy Lounge: tempio della risata sabauda

Abbiamo chiacchierato con i “pionieri” della stand up comedy torinese, tra aspirazioni, traguardi raggiunti e processi creativi. 


_di Roberta Scalise

Quando sono sul palco, le loro parole si muovono alla stregua di schegge impazzite: il pubblico non è mai conscio di dove essere approderanno, ma sa che, se giustamente accompagnato, l’orizzonte che si schiuderà di fronte a esso risulterà degno di essere esplorato.

Sono irriverenti, sagaci e giocosi i fondatori di Torino Comedy Lounge, il progetto sorto nel 2017 per volontà di Antonio Piazza – presto affiancato da Pippo Ricciardi ed Emanuele Tumolo – e volto alla promozione e alla diffusione capillare della stand up comedy – e non solo –, attraverso open mic, spettacoli con ospiti di fama nazionale e format ad hoc.

Ne abbiamo parlato con Antonio e Pippo, ripercorrendo – tra risate, aneddoti e parentesi di riflessione – gli esordi, le aspirazioni e le potenzialità del progetto stesso e della disciplina comica.

 

Qual è la genesi di Torino Comedy Lounge? E quali i protagonisti della sua storia?

Antonio: Torino Comedy Lounge nasce grazie alla depressione: nel 2015 mi sono trasferito a Torino, lavoravo moltissimo [“No, Pippo, non come adesso, non è paragonabile…”] e ciò mi arrecava molto malessere. Dopo 12 anni di esperienza come cantante ska, cui ha seguito la scelta di lavorare full time come ingegnere, dunque [a me: “Vuoi un po’ di gin tonic?”], ho deciso di riprendere in mano una passione coltivata fin da piccolo: la comicità. Ho cominciato a studiare e, dato che Torino non offriva ciò che io desideravo, ossia riferimenti di stand up comedy [Pippo: “Ma solo una scena monologhista, performativa e teatrale, quasi cabarettistica”], ho investito personalmente in un format dedicato alla stand up comedy stessa, finanziando i comici e l’attività.

La prima serata, quindi, si è svolta nell’aprile del 2017 ed è stata un successone, ma la vera inaugurazione del Torino Comedy Lounge si è verificata con il primo “Open Mic”, cui, sparpagliati, si sono recati molti di quelli che poi, nel corso del tempo, ne sarebbero diventati i protagonisti. E proprio in questa occasione ho conosciuto – meglio – Pippo, e con lui, ed Emanuele Tumolo, ho ampliato il progetto: da piccola vetrina personale attraverso la quale esprimerci a una vera e propria “agenzia di spettacolo”, che si occupa, ora, di chiamare gli ospiti, organizzare le serate e gestire i comici.

Insomma, siamo stati bravi a trovarci al posto giusto al momento giusto, dato che, di lì a poco, rassegne similari si sono, poi, diffuse in tutta Italia: chi frequenta l’ambito della stand up comedy, infatti – dai locali alla televisione –, sa che cosa sia Torino Comedy Lounge e, soprattutto, è a conoscenza del fatto che, a Torino, questa forma d’arte sia gestita da noi.

 

Ma di che cosa si occupa, esattamente, Torino Comedy Lounge?

Antonio: Il Torino Comedy Lounge non propone solo stand up comedy, ma possiede anche la velleità di promuovere live a carattere comico, organizzando eventi e producendo prodotti di tale natura: come fossimo una brasserie di comici, perché non solo lo facciamo, il pane, ma lo vendiamo anche! La nostra idea, quindi, è di essere fluidi.

In questo senso, le esperienze all’Arci POP – culla delle prime serate del progetto – e alla Teatroria sono state veri e propri laboratori, in seguito ai quali siamo, poi, approdati al nostro porto attuale, Off Topic… [risponde al telefono: “Madre! Sto facendo un’intervista!”].

… Con cui abbiamo instaurato un rapporto proficuo e che lo configura, ora, quale ospite primario delle nostre serate.

Quali sono i vostri obiettivi?

Antonio: Il prossimo anno vogliamo alzare il livello, per accogliere – dopo aver rodato le potenzialità del progetto – tutti i nomi della stand up comedy italiana: Torino, infatti, sarà la prima città a ospitare i protagonisti principali della scena nostrana in un’unica rassegna che interesserà l’intera stagione di spettacoli.

 

Dunque qual è la forza di Torino Comedy Lounge?

Antonio: La caratteristica principale del Torino Comedy è la confluenza di discipline dissimili che lo distingue: a sostenerla vi è, infatti, una squadra di comici dalle peculiarità sfaccettate che si esibiscono e partecipano attivamente all’organizzazione delle serate.

Pippo: Esattamente: io, Antonio ed Emanuele, membri del direttivo, siamo comici di varia natura – spaziamo dai monologhi allo spettacolo di strada, dall’improvvisazione all’happening –, e le nostre caratteristiche si uniscono a formare l’unicità delle proposte artistiche.

 

A livello personale, invece, quali sono i vostri punti di riferimento del genere?

Antonio: Senza dubbio, tra tutti vi è la persona che mi ha introdotto in questo mondo, ossia Emanuele Pantano, un comico di Palermo che ha assunto un po’ il ruolo di mio mentore, soprattutto per quanto concerne la scrittura.

Per quanto riguarda le mie fonti d’ispirazione, invece, adoro la stand up comedy di matrice americana [il primo spettacolo che vidi fu, infatti, “Raw” di Eddy Murphy: avevo 11 anni e mi cambiò la vita], ma sono anche un grandissimo fan dei grandi monologhisti italiani di fine anni ‘80 e inizio anni ‘90, tra cui Giobbe Covatta, Paolo Rossi e il teatro dell’assurdo di Alessandro Bergonzoni.

Pippo: Io non saprei: la mia storia con il genere è nata con il comico “divisivo” Bill Hicks, sebbene ora mi senta più vicino alla stand up comedy inglese, in quanto profondo amante del nonsense. In ambito italiano, poi, ammiro particolarmente Nino Frassica in coppia con Renzo Arbore, che per me rimane insuperato. Ma se dovessi sceglierne uno, opterei indubbiamente per John Belushi – cui, un po’, assomiglio anche, tra l’altro…

In generale, però, nel corso del tempo i punti di riferimento mutano in continuazione.

Antonio: È vero. Al momento, per esempio, nutro un’affezione peculiare nei confronti di Ricky Gervais e Dave Chappelle – del quale stimo molto il percorso svolto.

A proposito delle vostre esibizioni: come nasce un monologo e quando capite che sia pronto e possa funzionare?

Pippo: Ahahah!

Antonio: Stefano Gorno – storico comedian torinese – afferma una cosa verissima: i comici si invidiano quando gli succedono disgrazie, perché da queste si può attingere per parlarne in pubblico.

A parte gli scherzi, però, ognuno possiede un proprio metodo. Io, personalmente, appartengo alla branca dello “storytelling”, pertanto tendo a partire dalla mia urgenza e dal mio vissuto: ho un’idea, costruisco una linea narrativa di quest’ultima e, in seguito, lavoro per renderla comica, individuandone gli elementi più divertenti.

Da questo punto di vista, gli open mic costituiscono, quindi, lo strumento cardine per provare i propri pezzi e capire che cosa possa funzionare e quali aspetti eliminare, in quanto non funzionali al monologo.

Pippo: Per me, invece, è diverso, perché amo l’aspetto tecnico che vi è dietro la comicità e il suo ritmo: a periodi, infatti, redigo ogni giorno una serie di battute “tematiche”, in base a ciò che mi viene in mente, per poi procedere al loro sviluppo e creare un repertorio che possa attecchire.

La regola generale, però, è quella di ridere di ciò che si sta scrivendo: se non fa ridere al comico, non può divertire il pubblico.

 

Qual è, secondo voi, la filosofia che sottende la stand up comedy?

Antonio e Pippo: Ognuno ha la propria, ognuno ha un’esigenza interiore che lo conduce sul palco. Per un comico è, infatti, fondamentale riconoscere il proprio stile, congiunzione tra filosofia personale e tecnica, proprio come afferma uno dei nostri maestri fondamentali, Domenico Lannutti – e vero anello di congiunzione tra noi tre.

 

Qual è, allora, la vostra urgenza?

Pippo: Io ce l’ho chiara: per me è ridere. Nella vita, sono una persona abbastanza allegra, ma ho sempre creduto nel benessere generato dalla risata, con cui viaggia in parallelo la riflessione che ne scaturisce.

Antonio: Io, al contrario, sono molto serio e razionale, perciò il palco mi serve per liberare il lato artistico molto forte che scalcia: se sto troppo tempo senza salire sul palco, mi deprimo. La bellezza della comicità è alleggerire, al contempo, se stessi e gli altri: è la terapia che è intrinseca in essa.

 

Ma… Che cosa si prova prima di salire sul palco?

Antonio: Per me significa un’ansia bestiale! Mi sento sempre come se mi apprestassi a sostenere l’esame di maturità!

Pippo: Tant’è che, ora, abbiamo trovato un metodo per alleviargli l’angoscia: lo picchio, gli do i pugni e così Antonio trasforma l’ansia in carica “positiva” e sale sul palco con un’energia diversa.

Antonio: Esatto: in questo modo, cerco di prendere la parte buona dell’ansia, trasformando il disagio in qualcosa di positivo.

Pippo: Per me, invece, è un atto tranquillo: abituato, infatti, all’imprevedibilità dell’improvvisazione, l’idea di esibirmi con una sorta di copione mi rilassa maggiormente. Se impari ad accettare la possibilità del fallimento, sei più sereno.

 

Spiegatemi meglio: in che cosa consiste, esattamente, questa “possibilità del fallimento”?

Antonio: La possibilità del fallimento è la vera scuola della stand up comedy, secondo me: se non fallisci, non impari. Il fallimento è necessario: una battuta che non funziona non è tale, ma è un’esperienza, e ciò ti porta a perfezionarti, interrogarti e cambiarti.

Pippo: Per farti un esempio: una volta sono andato talmente male che il pubblico mi ha applaudito quando ho detto che me ne sarei andato…

 

Sul palco, invece, quale tipo di sinergia si crea con il pubblico e con gli altri artisti?

Antonio: Da questo punto di vista, Torino Comedy Lounge è un po’ come una famiglia: ci preoccupiamo che tutti vadano bene e aiutiamo anche i giovani alle prime armi coadiuvandone le esibizioni. Così, il pubblico percepisce uno spettacolo fluido e congiunto, perché i pezzi sono tra loro interconnessi attraverso scelte interne. L’80% del successo di uno show, infatti, è dato dal rapporto con il pubblico, che deve percepire la verosimiglianza di ciò che viene detto.

Pippo: In questo senso, infatti, è fondamentale la figura del conduttore. Per me, poi, il palco è un posto sicuro, per cui riesco a entrare particolarmente in condivisione con chi ho davanti: è magia pura.

Ancora, quali sono, secondo voi, le potenzialità inespresse della stand up comedy? E perché le persone dovrebbero vederne gli spettacoli?

Antonio: Secondo me, la stand up comedy è l’espressione della comicità più similare alla musica: la sua fruizione è live e il contesto in cui è immersa è molto più confortevole e intimistico, dunque la percezione dello spettacolo è differente, perché l’atmosfera concilia un’identificazione con colui che si trova sotto i riflettori.

La stand up comedy, poi, è un modo di fare comicità in cui, dentro, può esservi di tutto: date le sue innumerevoli sfaccettature tematiche, infatti, sta rispondendo all’urgenza di rinnovamento comico manifestata dal pubblico. In questo genere, c’è una libertà che, in Italia, non è palesata da nessun altro.

 

Infine, vi sono limiti, nella stand up comedy? O regole, a livello tematico?

Pippo: I paletti esistono, e sono quelli presenti nella testa del pubblico. Ed essi non devono essere spostati con arroganza, ma con calma e con il suo consenso [mima lo spostamento dei paletti]. Non vi sono limiti se c’è rispetto dei limiti stessi.

Antonio: Io non sono d’accordo [“Ma c’è qualcosa su cui siete d’accordo, voi due?!”, chiedo].

Per me, non ci sono paletti, è vero, ma gli spettatori vanno introdotti nel proprio mondo entro due limiti: il primo, che essi abbiano accettato che il comico sia legittimato a dire determinate cose; e poi che, nel caso in cui si trattano argomenti che toccano se stessi, non si possa essere attaccabile dal pubblico.

Faccio un esempio: se si parla di cancro, gli auditori non si sintonizzeranno mai con chi si trova sul palco. Ma se io salgo e affermo di aver avuto il cancro, in questo modo li conduco a concedersi di ridere.

Oppure, in caso contrario, si può decidere di creare una disumanità sapendo che solo alcune persone siano in grado di accettarle – come sceglie di fare, per esempio, Giorgio Montanini. Sono scelte, non regole prestabilite.

 

L’inaugurazione della terza stagione di “Stand up comedy al di qua delle Alpi” si terrà questa sera, martedì 24 settembre, negli spazi di Off Topic, in via Pallavicino 35. Tutte le informazioni qui: https://www.facebook.com/events/474671850046679/.