[INTERVISTA] La formula chimica pop dei Pentothal

I Pentothal sono uno dei gruppi recenti che stanno facendo parlare maggiormente di sé. Caratterizzati da un suono molto personale che mescola il pop d’autore con un’indole danzereccia e guascona che ricorda l’ultimo Cosmo.

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_di Mattia Nesto

Una delle prime cose che abbiamo fatto, subito dopo aver ascoltato i vostri pezzi dell’ep d’esordio “Super Cinico Club”, è stato curiosare sul profilo Instagram della band e ci siamo imbattuti in questa foto: https://www.instagram.com/p/BlLDHasgPp_/ Questa non è l’unica immagine in cui la strumentazione, in questo caso le tastiere, dominano. E allora la domanda ci è venuta spontanea, anche se banale: per voi quanto conta la musica? Perché per essere una band di esordio la parte che dedicate ad essa nella vostra comunicazione social è, incredibilmente, dominante e ciò ci ha fatto scappare un sorriso compiaciuto!

Anche questa introduzione ci ha fatto scappare un sorriso compiaciuto! Per noi la musica è fondamentale, al di la dell’aspetto artistico e di facciata. Suonare è l’unica cosa che, in fondo, sappiamo e vogliamo fare. E poi siamo più tipi che fotografano i synth, non siamo bravi con i selfie!

Invece facciamo un piccolo passo indietro ora: venite da Palermo ma ci dite come sono nati i Pentothal?

Pentothal è nato quasi per caso in realtà grazie ad un amico in comune che ci ha messo in contatto e continua tutt’ora a supportarci. Abbiamo iniziato a suonare spinti dal nostro interesse comune verso sintetizzatori e drum machine con cui abbiamo cercato nuovi stimoli compositivi pur mantenendo la “forma canzone” visti anche i nostri trascorsi meno “elettronici”. Ci siamo subito trovati, dopo due settimane abbiamo fatto il primo concerto e ci siamo anche divertiti parecchio. Possiamo dire che Pentothal è stato una sorta di colpo di fulmine.

Palermo che città è per fare musica?

Palermo è una città difficile, per tutto. La musica c’è, ce n’è tantissima ma come tutte le belle cose di Palermo è un po’ nascosta ed è sempre più difficile trovare spazi adeguati per riuscire ad esporla. In particolare per la cultura della “club music” ,o dell’elettronica in generale, sono pochi gli spazi ed i locali adeguamente attrezzati. L’assenza di spazi però non spaventa nessuno, possiamo dire che tutti i musicisti che conosciamo si sbattono davvero tanto anche solo per organizzare un concerto. Palermo però ti regala qualche soddisfazione in più perché organizzare un concerto, o un evento in generale, è complicato ma appunto per questo è ancora più soddisfacente riuscire a farlo.

Quali sono stati i vostri ascolti identitari nel percorso che vi ha portato qui oggi?

Tutta la musica che ascoltiamo, e che ci piace, in fondo è identitaria in un modo o nell’altro. Sicuramente non possiamo non citare: Battiato, i Talking Heads, Tune-Yards, i CCCP e gli XX. Anche se magari con la nostra musica non c’entrano molto hanno avuto comunque un peso rilevante nella nostra vita.

Vi chiamate come un barbiturici (ma anche, chiaramente, come l’omonimo personaggio di Andrea Pazienza) e una delle vostre canzoni si intitola “Serotonina”. Che rapporto avete con la “chimica” o, per meglio dire, suscita in voi un oscuro fascino le varie teorie degli elementi?

No, nessun oscuro fascino particolare in realtà. Più che la chimica ci interessano magari i suoi effetti, e non parliamo di droga perché sarebbe anche troppo banale. Però il nostro cervello ha una sua chimica ed un suo equilibrio con cui andiamo avanti ed è questo che ci interessa di più. E’ divertente ricostruire con musica e parole alcuni percorsi della nostra chimica, le nostre emozioni spesso ne rimangono influenzate.

Abbiamo letto che i vostri live sono realizzati suonando direttamente i sintetizzatori e le drum-machine: ci potreste spiegare quest’attitudine molto groove per così dire?

E’ appunto un’attitudine. Entrambi veniamo da trascorsi nelle classiche formazioni chitarra, basso e batteria ma col tempo ci siamo proiettati verso sonorità più elettroniche complice anche il fatto che entrambi abbiamo intrapreso, chi prima chi dopo, gli studi di Musica Elettronica al conservatorio. E’ quasi una deformazione professionale.

Intitolare l’ep “Super cinico club” ci è quasi sembrato una dichiarazione d’intenti: è così?

Più che una dichiarazione d’intenti è una raccolta di intenti, di pensieri un po’ malinconici e di un cinismo che sembra crescere con noi. Però, se ascoltate con attenzione, alla fine la malinconia se ne va.

Avete dichiarato: “POP, oggi, per noi, rappresenta il linguaggio e la forma universale più dinamica, sincera e diretta”. Quindi, in tal senso, possiamo dire che i Penthotal siano un gruppo pop? 

Non sta a noi dire se siamo un gruppo pop o meno e la frase che hai citato nasce proprio da un momento preciso in cui ci siamo effettivamente chiesti quale fosse il nostro genere. Avevamo da poco ricevuto la copertina dell’Ep con il nostro bellissimo orso polare e quindi abbiamo pensato che effettivamente noi siamo POP: Pentothal Orso Polare.

Quale sarebbe l’artista o il gruppo italiano come internazionale a cui vi piacerebbe, in un ragionevole breve periodo, fare da opening-band?

Domanda difficile. Cosmo fa solo una data nel 2019, però i Subsonica dovrebbero essere in tour quindi opteremmo per loro!