[INTERVISTA] Le Indie Night(s) sono viaggi dentro la letteratura

Presentate come dei “documentari letterari in diretta”, le Indie Nigh(t)s puntano a raccontare un autore a 360°, partendo dalle sue parole ma coinvolgendo anche altre tipologie di narrazione, in maniera multimediale. In attesa del terzo e ultimo appuntamento dedicato al personaggio di Alda Merini, riviviamo il secondo incontro incentrato sulla figura di Fernanda Pivano e scopriamo qualcosa di più sulla genesi di questo progetto “meta-letterario” torinese, nato alla Libreria Therese e approdato al Circolo dei lettori. 

_di Carla Paolo

Venerdì 17 marzo il Circolo dei Lettori ha ospitato la seconda delle tre Indie Night(s): la serata è stata dedicata a Fernanda Pivano in onore del suo centenario. Si è partiti dal dato più noto e riconosciuto: il fatto che la PIvano sia stata a prima donna a divulgare con dedizione e pathos la Letteratura Americana in Italia. Per poi sviscerare aspetti meno conosciuti della sua biografia e della sua poetica.

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Questa volta – rispetto al battesimo “in compagnia di” Goliarda Sapienza – le luci sono rosse e decisamente più “rock”, molto adatte alla personalità esplosiva e in continua ricerca di Fernanda Pivano, la prima donna ad essersi occupata attivamente di letteratura americana nel Bel Paese.

La serata inizia sulle note della rivisitazione di Dormono sulla Collina di Fabrizio de Andrè cantata e suonata dal sublime Orlando Manfredi, cantautore e drammaturgo italiano ed uno degli ospiti della serata. Altro ospite è Paolo Cognetti ed entrambi parleranno e racconteranno, assieme a Davide Ferraris, di Fernanda Pivano.

La Pivano nasce a Genova il 18 luglio del 1917 crescendo in una famiglia che le ha fin da subito dato un’educazione che lei stessa definisce “vittoriana” e sicuramente molto ricca di stimoli: il padre appassionato di letteratura, la madre di musica e per le lingue basta rivolgersi al nonno scozzese. Nel 1929 si trasferisce a Torino con la famiglia e si iscrive al conservatorio e al liceo classico Massimo D’Azeglio.

Emerge fin da subito uno dei suoi talenti principali: la straordinaria capacità di trovarsi spesso nel posto giusto al momento giusto. Il suo professore di liceo, quell’anno, è infatti Cesare Pavese, che però non resta in servizio per tutto l’anno a causa del confino. Tra i due si crea fin da subito un legame speciale perché Pavese riconosce in lei qualcosa di unico. Inaspettatamente, Fernanda viene bocciata all’esame di maturità, e la stessa sorte, altrettanto sorprendente, tocca a Primo Levi, suo compagno di classe. Questo, come tanti altri episodi durante la serata, sarà la Pivano stessa a raccontarlo grazie a dei preziosissimi documenti video: impossibile non farsi contagiare dalla sua sfrenata simpatia, dall’allegria e dall’amore senza limiti per la letteratura, in particolar modo quella americana.

«Pivano con la letteratura americana subisce un forte cambiamento dopo aver ascoltato alla radio, sempre nel ’41, il Discorso sulle quattro libertà di Roosevelt»

Fernanda si iscrive poi all’Università degli Studi di Torino e pensa, fin da subito, di scrivere una tesi in letteratura inglese su Shelly. Fondamentale, in questo punto della sua vita, è il ritorno di Cesare Pavese che le propone una tesi diversa ed originale sulla letteratura americana. Fernanda resta stupita, convinta com’è che la letteratura inglese e quella americana siano un po’ la stessa cosa; ma Pavese, per convincerla e per farle cogliere l’enorme differenza tra i due diversi tipi di letteratura, le fa recapitare a casa quattro libri di autori americani: Foglie d’erba di Walt Withman, Addio alle armi di Ernest Hemingway, l’autobiografia di Sherwood Anderson e l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Grazie a Pavese e grazie ai quattro libri, si innamora perdutamente della cultura e della letteratura americana. Più di tutti, la colpisce l’Antologia, e l’impatto è così forte che inizia, di nascosto ed in gran segreto, a tradurre e ad annotare delle piccole considerazioni sulle storie dei personaggi. Pavese trova i suoi appunti e decide di portarli da Einaudi per proporre la traduzione di Fernanda: il libro uscirà nel 1943.

La giovanissima Pivano segue fedelmente i consigli del suo vecchio professore, ormai diventato carissimo amico, e si laurea nel 1941 con una tesi su Moby Dick. Il rapporto della Pivano con la letteratura americana subisce un forte cambiamento dopo aver ascoltato alla radio, sempre nel ’41, il Discorso sulle quattro libertà di Roosevelt. Cambia il concetto che ha della libertà, che da questo momento in poi legherà sempre all’immagine della sua amata America. Sono gli anni centrali della guerra e in questo periodo accade un altro episodio particolare della vita della traduttrice: nel 1943 le SS fanno una retata in casa editrice Einaudi e si imbattono in alcuni documenti, tra cui un contratto di traduzione per Addio alle armi di Hemingway. Quel libro in Italia, in quegli anni, non poteva essere divulgato: secondo l’ideologia fascista minava l’onore delle Forze Armate del regime. Per errore le SS arrestano il fratello di Fernanda, convinti che una giovane donna dell’alta società non vada ad immischiarsi in situazioni così scomode, ma lei immediatamente si presenta in commissariato, chiarisce l’equivoco, viene arrestata, interrogata e fortunatamente rilasciata.

Questo episodio colpisce così tanto Hemingway che a guerra finita il già affermato scrittore americano le invia una cartolina, ma lei crede che sia uno scherzo e lascia cadere l’invito. Lo scrittore americano ne manda allora un’altra, invitando Fernanda da lui: sarà l’inizio di una grande amicizia. La Pivano, durante tutti gli anni quaranta e cinquanta continua il suo lavoro di traduttrice e nel 1956, per la prima volta, va in America, a San Francisco, coronando il suo sogno: viaggia per tre mesi, vitto e alloggio pagati grazie ad una borsa di studio, ed impara a conoscere la cultura di cui ha tanto letto, studiato, tradotto. In quegli stessi anni, a San Francisco, sta succedendo qualcosa: sta nascendo la Beat Generation.

È uno degli ospiti speciali della serata, Paolo Cognetti, a raccontare cos’è la Beat Generation anche e sopratutto attraverso le parole della stessa Pivano: legge un estratto del Diario di Fernanda in cui parla della scoperta della letteratura americana e del forte legame che instaura con i ragazzi della Beat Generation. È una lettura importante, un pezzo fondamentale della vita di Fernanda in cui è racchiuso il nocciolo della sua esistenza, capace di emozionare tanto Paolo quanto il pubblico presente in sala.

Ciò che mette in luce Cognetti è la capacità di Fernanda di restare sempre fedele a sé stessa, di essere quanto più trasparente possibile anche di fronte a coloro che sono tanto lontano da lei come cultura e stile di vita quali i ragazzi della Beat.

Fernanda, una ragazza dell’alta società, riesce a stabilire un contatto profondo con queste anime perse grazie alla sua totale trasparenza: “Si innamora di loro senza mai diventare una di loro”. Si è fatta tramite tra la letteratura italiana e quella americana, un atto, secondo Paolo, di estrema generosità e d’amore. Fernanda Pivano si avvicinerà poi moltissimo al mondo dei Figli dei fiori e degli Hippie, è la prima a parlare di questo movimento in Italia e a scrivere un articolo su Bob Dylan, considerato un poeta, e sui messaggi delle sue canzoni.

Il grande poeta per eccellenza, però, per la Pivano, è Fabrizio de Andrè. A lui il merito di riportare Fernanda al suo primo amore, l’Antologia di Spoon River. Interviene a questo punto Orlando Manfredi che racconta con enfasi ed entusiasmo la straordinaria collaborazione tra l’artista e la traduttrice e la nascita del disco liberamente ispirato all’opera di Edgar Lee Masters: Non all’amore non al denaro né al cielo, del 1971. La serata dedicata a Fernanda Pivano si ferma a questo punto della sua vita perchè, come scherza Davide Ferraris, per poter raccontare ciò che accade successivamente, dagli anni Settanta in poi, ci vorrebbe un’altra Indie Night: l’attività culturale e di ricerca di Fernanda, infatti, va avanti inarrestabile fino alla fine della sua vita, avvenuta il 18 agosto del 2009. L’eredità che ha lasciato, però, è inestimabile ed eterna.

Davide Ferraris e Sara Lanfranco, due degli organizzatori delle Indie Night(s) assieme a Francesca Marson, raccontano ad OUTsiders com’è nata l’idea di questo particolare ed originale ciclo di incontri letterari.

Precisiamo che la chiacchierata è avvenuta prima dell’incontro incentrato su Fernanda Pivano che vi abbiamo raccontato poc’anzi.

Tutto inizia circa tre anni fa nella piccola ma ben fornita libreria Therese, un angolo di pace ricco di meraviglie situato in Corso Belgio. Nel dettaglio, raccontano quali sono state le tappe di preparazione per l’appuntamento dedicato a Fernanda Pivano, le aspettative che li hanno accompagnati fino ad inizio serata e i riscontri che ne hanno poi ricevuto.

Come è nata l’idea delle Indie Nights?

“Era da un po’ che pensavamo ad eventi di questo tipo, cioè creare serate letterarie che avessero però un carattere multimediale. Torino è una città che offre tantissime opportunità ed abbiamo iniziato a riflettere in funzione del: cosa manca? E quindi è nata l’idea di una cosa mirata, particolare, accurata e che ci facesse divertire. E forse le persone avevano voglia di una cosa del genere, perchè i riscontri sono stati molto positivi fin da subito.
Abbiamo iniziato a sperimentare qui in libreria Therese e ci siamo resi conto che la cosa funzionava e che la gente partecipava con entusiasmo. Naturalmente quando il Circolo ci ha offerto l’opportunità di collaborare con loro, l’abbiamo presa al volo! L’impostazione è stata necessariamente modificata: siamo passati da un ambiente quasi familiare ad un pubblico vasto ed eterogeneo e questo ci ha costretto a ripensare le serate in chiave più performativa e più adatta ad un contesto quale quello del Circolo dei Lettori.”

In base a quale criterio avete scelto le tre figure femminili dei tre appuntamenti?

“Il criterio basilare con cui abbiamo sempre scelto i protagonisti delle nostre Indie Nights è stato quello di cercare figure non troppo famose, di cui si parla poco, e questa scelta è stata evidente soprattutto nel primo ciclo di appuntamenti. Obbiettivamente Pivano e Merini non appartengono tanto a questa tipologia, mentre Sapienza si avvicina di più al nostro criterio iniziale. La scelta della Pivano è stata obbligata perchè quest’anno ricorre il centenario, mentre la Merini ci ha intrigato molto: è la poetessa più citata nei social network, spesso anche in modo decontestualizzato ma allo stesso tempo è quasi totalmente invisa al mondo intellettuale. Tutti la citano e tutti la snobbano, e questo ci ha incuriosito molto.

La Pivano ha avuto una vita molto ricca e piena di personaggi ed eventi: in che modo avete scelto gli argomenti per la serata e cosa vi aspettate da quest’ultima?

“Per la Pivano abbiamo pensato di preparare una serata più “rock” ed illuminata di rosso, più adatta alla sua personalità.
Sarà (e in parte è già stato) un Circolo nuovo, diverso, un po’ meno tradizionale. La serata sarà meno impostata e più spontanea, meno performativa. Per quel che riguarda la scelta degli argomenti, siamo stati costretti a fare un grande lavoro di selezione: abbiamo deciso di parlare di ciò che rappresenta maggiormente la Pivano, quindi la letteratura americana, il merito di averla “scoperta” ed averla portata in Italia. Ci siamo concentrati sui personaggi più famosi che sono entrati nella sua vita: Pavese, Hemingway, la Beat Generation e De Andrè. Gli ospiti che parleranno insieme a noi di Fernanda Pivano sono Paolo Cognetti e Orlando Manfredi.
Specifichiamo che in tutti i casi, noi non sappiamo cosa diranno esattamente gli ospiti, conosciamo solo gli argomenti di cui si occuperanno, ma sarà una sorpresa anche per noi. Questa è una caratteristica delle nostre serate: coloro che collaborano con noi hanno la totale libertà di sorprendere anche noi, oltre al pubblico. L’unica cosa di cui ci raccomandiamo sempre con i nostri ospiti è di usare lo stesso nostro linguaggio: avere sempre l’ambizione di essere compresi da tutti in modo da dare vita a pura e semplice condivisione.”

Come avete svolto le ricerche sulle protagoniste delle Indie Nights?

Davide: “Siamo in tre a lavorare a questo progetto: Sara si occupa dell’organizzazione, Francesca del rapporto con autori e ufficio stampa, io mi occupo dei contenuti, e per me questa è la parte più divertente. La fase di ricerca è un gioco meraviglioso: vieni sommerso da informazioni e notizie. Solitamente leggo una o due biografie, dove trovo diverse suggestioni; ma prima ancora di guardare la biografia, cerco informazioni su Wikipedia, italiano o straniero a seconda dei casi. Da questa prima lettura emergono due o tre cose che attirano la mia curiosità e poi cerco di raccogliere quante più informazioni possibili, anche con filmati e documentari. Ci metto tanto tempo, almeno un mese.
Poi ad un certo punto mi rendo conto di aver accumulato sei, sette, otto, elementi di contenuto forte e lì capisco come si può costruire la serata. La cosa importante è fare in modo che i contenuti seguano un ritmo: le parole, le letture, i filmati, tutto deve combaciare: questo sposta continuamente l’attenzione, la ravviva. Contenuto, scaletta, ritmo. È una dinamica che funziona anche con chi non è un lettore e questa cosa mi piace molto. Dietro tutto questo lavoro c’è molta attenzione: nulla è scelto per caso.”

«A noi piacerebbe poter parlare di letteratura non solo nelle librerie o nei soliti luoghi adibiti appositamente per questo, ma anche nei pub, nelle birrerie, in posti particolari»

A serata conclusa, cosa vi sentite di dire riguardo all’appuntamento dedicato alla Pivano, come l’avete vissuto e che risconti avete avuto, sia personali che del pubblico?

“Siccome si tratta della seconda serata, a molti è venuto spontaneo fare un confronto tra la prima dedicata alla Sapienza e questa dedicata alla Pivano. Abbiamo riscontrato che la pluralità di voci degli ospiti ha una grande importanza: il fatto che siano sempre diversi offre tantissime possibilità di adattarsi ad una pluralità di orecchie, quindi abbiamo ricevuto davvero molti pareri e a volte anche molto contrastanti. È capitato che una stessa cosa ad alcuni sia piaciuta molto e ad altri quasi per niente, e questo è strano, ma è indice di quanto il pubblico sia eterogeneo. Altra cosa che ci capita spesso è che questo tipo di serata venga considerata uno spettacolo ed è una cosa sorprendente perchè in realtà ciò che organizziamo non ha prove, non ha testo; ha solo una scaletta e dei contenuti precisi, ma da qui ad essere uno spettacolo c’è tanta differenza: nessuno di noi è attore. Il nostro è un lavoro con un format studiato e ben caratterizzato: la chiave sta nel parlare dei nostri personaggi Indie in un modo un po’ fuori dagli schemi. Il fatto che molti considerino le nostre serate come uno “spettacolo” ci fa riflettere su come e quanto arrivino le cose che facciamo: se c’è questa percezione è perchè evidentemente il meccanismo funziona. Noi giochiamo con la formula dell’intrattenimento, questo sì, ma non facciamo spettacolo. Non ancora, perlomeno. Ci stiamo lavorando e ci arriveremo, ma siamo ancora lontani. Noi sappiamo molto bene da dove siamo partiti e dove vogliamo arrivare, poi in mezzo c’è un mondo.”

Perchè il nome “Indie Night(s)”?

“A noi piacerebbe poter parlare di letteratura non solo nelle librerie o nei soliti luoghi adibiti appositamente per questo, ma anche nei pub, nelle birrerie, in posti particolari. E poi perchè dietro la definizione di “indie” ci può stare tutto: la musica indie, le case editrici indie, l’autore indie, le librerie indi(e)pendenti. Dietro questa parola si definisce tutto ciò che solitamente non si allinea al mainstream, per cui le figure che noi abbiamo raccontato sono di questo tipo, sono figure sempre disallineate rispetto al mainstream. E poi è molto declinabile come parola e ci piace poterla usare come contenitore. Tra l’altro abbiamo riscontrato che la gente che ci segue ha un’idea di Indie Night che corrisponde al nostro immaginario e questo ci fa tanto piacere.”

Avete qualcosa di particolare in serbo per il futuro?

“Per quanto riguarda le Indie Night sono tante cose che vorremmo migliorare. Sulla questione qualità video e audio, ad esempio, avremmo bisogno dell’aiuto di un esperto: sono componenti rimaste leggermente indietro rispetto a quanto è invece cresciuta la qualità della serata. Avremmo bisogno di un lavoro di redazione completo, se le Indie Nigh(s) vogliono fare ancora un passo avanti. Questo, in ogni caso, è ancora il nostro progetto di passaggio, non quello “finale”. L’idea finale a cui aspiriamo è ancora qualcosa d’altro rispetto alle Indie Night(s): ora stiamo facendo un percorso di avvicinamento ad una cosa che abbiamo in testa da anni. Prima o poi riusciremo a realizzarla, siamo fiduciosi.”

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