[INTERVISTA] Vanna Vinci: tutto l’alchemico punk della vita

Vanna Vinci è sicuramente una delle autrici di graphic-novel più importanti degli ultimi anni. Personalità dinamica e “fuori dagli schemi”, Vanna Vinci ha saputo coniugare nella sua opera più famosa, la serie delle avventure de La bambina filosofica, il gusto per l’antico e la meditazione sul “mistero bello dell’alchimia” e un’attitudine punk e da self-made-woman che, soprattutto negli ultimi anni, ha significato un rapporto sempre più stretto con Bao Publishing e 24ore Cultura.

di Mattia Nesto – Oltre alla serie della Bambina Filosofica, ricordiamo che l’autrice nata a Cagliari è stata anche insignita, nel 2001, del prestigioso premio Romics come migliore opera europea, con il suo L’età selvaggia.  Recentemente ha avuto l’incarico di realizzare i disegni degli artisti che hanno partecipato alBologna Jazz Festival. Questi ritratti sono “comparsi” praticamente in ogni via del centro, riscontrando l’interesse e l’ammirazione di tantissime persone. Visto che amiamo Bologna e amiamo “camminarla”, appena abbiamo visto il triplice ritratto di Brad Mehdau in via San Giuseppe, noi diOUTsiders Webzine Bologna ci siamo detti: “Vanna Vinci è la ragazza che dobbiamo intervistare!”. Qui di seguito il resoconto di questo “desiderio avverato”.

Come si diventa autrice di fumetti? E, soprattutto, c’è un nome univoco per identificare la tua professione/missione?

Allora come si diventa autrice di fumetti…. beh nel mio caso io non ero una grande lettrice di fumetti. Poi ad un certo punto sono entrata in contatto con le storie brevi di Hugo Pratt. Avevo 16 anni e sono rimasta letteralmente folgorata. Quindi mi sono messa a scrivere, quasi subito, i miei primi fumetti, ma senza un’educazione precisa, così la suggestione che mi aveva donato Pratt. Io, per dire, il primo fumetto l’ho disegnato su un quaderno a quadretti (risate, ndr). Andando avanti mi sono accorta che il fumetto è la forma di comunicazione nella quale io riesco ad essere meglio me stessa, quella in cui riesco ad esternare in modo più sincero ed immediato il mio pensiero. Poi, lo dico sempre e molti si mettono a ridere per questo, considero gli autori di fumetti, chi parla di fumetti e chi legge di fumetti come dei membri di una sorta di “club della malattia chiamata fumetto”, cioè io credo che proprio di natura si sia o meno portati verso questo mondo. Per quanto riguarda invece la definizione, fumettista va bene, anche se a me non dispiace neppure fumettara, perché dona quel sapore un po’ di carboncino, un po’ di lavoro terra-terra ed artigianale che secondo me ha quello che faccio. Invece da un punto di vista legale/fiscale, diciamo così, io sono un’autrice di fumetti perché disegno le figure e scrivo i dialoghi.

Quando eri più piccola, nella tua cameretta, cosa leggevi e cosa ascoltavi?

Dunque come ho detto leggevo pochissimi fumetti. Mi sono approcciata, come tutti penso, a Topolino, a cui ero abbonata, poi ho letto anche i Peanuts e Mafalda. Poi crescendo ho conosciuto anche altri autori, magari anche umoristici seppur non abbia mai  frequentato il genere. Non sono mai stata una grande conoscitrice del fumetto americano mentre i manga, seppur in Italia non fossero così diffusi, mi affascinavano grandemente. Invece sono stata da sempre un’avida lettrice di tutto, da Kafka ai libri antichi, dai saggi alle biografie storiche. Ho letto l’Ulisse di Joyce a 16 anni, per due o tre volte. Diciamo che ho avuto sempre più difficoltà a leggere i libri di fumetti piuttosto che i libri.  Per quanto concerne la musica inizialmente sono entrato in contatto con i dischi che avevo in casa, cioè i Beatles, Bob Dylan ed anche il jazz, magari di Billie Holiday. Poi, grazie a due miei amici, sono stata instradata nel mondo del punk: e lì mi sono subito detta “Questa è la mia musica”. Ecco allora il mio amore incondizionato per i New York Dolls, per i T-Rex, per i Cramps ed anche e soprattutto per i Ramones. Anche per i Beach Boys, che non saranno punk ma che si “debbono” ascoltare.

La Bambina Filosofica sei tu o “sei anche tu”? Voglio dire, quanto di te c’è in questo personaggio che ti accompagna ormai da lunghi anni?

Sono io al cento per cento (risate, ndr). Nel senso che tantissime situazioni che ho messo in fumetto sono la drammatizzazione di cose che davvero mi sono successe. Anche lo humour, un po’ caustico è tipico della mia famiglia.

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Tutti i tuoi personaggi sono bambine/ragazze/donne. Questo perché c’è un, magari sotterraneo, discorso femminista oppure, più semplicemente, racconti donne perché sei una donna e ti viene più naturale?

Credo che questo sia un discorso molto giusto, anche se va affrontato sotto diversi aspetti. Cioè naturalmente il discorso femminista c’è, è evidente, non posso negarlo. Ho letto molto di, per esempio, Simone de Beauvoir e quindi so, se mi posso permettere, quando parlo di queste tematiche. Poi c’è anche da considerare il fatto che, essendo donna, mi sono sempre posta la domanda di come sarebbe stato scrivere “da uomo”. Le mie storie sono storie psicologiche, quindi mi viene più naturale. Detto questo anche i miei personaggi hanno connotati maschili e viceversa. Credo che siano universi  sì separati ma anche molto sfumati.

Tre domande finale per tre suggestioni che mi sono venute pensando alla tua opera: quanto conta per te il punk?

Il punk è la musica della mia anima, quindi tantissimo, anche al di là dell’opera in fumetti. Poi certo alle volte ce lo infilo, come in quella tavola mentre in un negozio underground ascolto un bootleg marcio dei New York Dolls e mi metto a piangere. Se non fosse la musica della mia anima non mi comporterei così.  Io sono una persona abbastanza calma ma quando sono sotto pressione, magari quando devo finire necessariamente una tavola per quella data, allora inforco le cuffie e ascolto punk. Il punk mi dà la propulsione necessaria per fare quello sforzo in più nel lavoro. Senza sostanze stupefacenti mi dopo insomma con i Cramps!

E la filosofia/alchimia?

L’Alchimia mi ha sempre affascinato, sin da piccola, perché, oltre alla simbologia numerica che però è qualcosa di intimo e personale (e che non entra nelle opere), il discorso legato al superamento della morte, anzi meglio, alla trasformazione della morte in vita mi ha sempre colpito. In questo senso quindi parlo di alchimia ecco. Per la filosofia invece ne so davvero poco, non ho mai letto un saggio di filosofia e ben me ne guardo dal farlo (risate, bdr).n

E la giovinezza?

Beh la giovinezza, o meglio l’adolescenza, cioè quel periodo magico dai 15 ai 25 anni, trovo che sia un argomento narrativo, oltre che un tempo della vita, basilare. Ai tempi di Mondo Naif, grazie alla spinta di Davide Toffolo e Giovanni Mattioli, il gruppo di autori  di cui facevo parte si era proprio concentrata su quel momento. Ora, anche per il fatto che l’adolescenza l’ho superata da un pezzo, ma non da troppo eh (risate, ndr), mi interessano personaggi un po’ più maturi. Per esempio ora sono indaffarata con l’albo su Frida Kahlo, con un’enorme biografia inglese di oltre 400 pagine. Però dai che meraviglia entrare nella vita di personaggi come lei.

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