[REPORT] William Basinski e Dan Flavin: dialogo fra due minimalisti nella Chiesa Rossa

Combo formata dall’elettronica trascendente di Basinski e le installazioni luminose di Flavin per un set dedicato alla Trinità.


_di Martina Lolli

Ieri sera la Chiesa Rossa di Milano in via Neera 24 ha accolto il live ” Cascade” di William Basinski che, ispirato dalla speciale location – una chiesa tutt’altro che sconsacrata – ha realizzato un set dedicato alla Trinità. Sono accorsi in tantissimi a vedere la performance di Basinski bagnata dalle luci blu rosse e gialle dell’installazione “Untitled” del minimalista Dan Flavin, concepita per la chiesa di Santa Maria Annunciata su richiesta dell’illuminato Reverendo Giulio Greco nel 1996.

Forse è più semplice, oggi, descrivervi le atmosfere malinconiche che ieri sera Basinski e Dan Flavin hanno dipinto nella Chiesa Rossa di Milano, con una fitta nel cuore per la scomparsa di Chris Cornell.
La performance di Basinski si è composta di tre brani, come le variazioni cromatiche dell’opera di Dan Flavin. Per entrambi si è trattato di un percorso basato su un tempo eterno, un ciclo continuo che serba i sentori dell’imperfezione e delle variazioni minime; un tempo naturale e inarrestabile con le sue sfumature cangianti: il trascorrere del giorno per Flavin (alba, giorno, notte) e le tappe fondamentali della vita di Cristo per Basinski, un cammino spirituale e universale che prescinde da qualsiasi Credo o religione.

Il primo brano è stato “The Lovers”, una traccia delicata che ha accolto il pubblico nelle sue volute liriche; era come avvertire il richiamo di un sentimento di amore sospeso a mezz’aria, sopraelevato da terra ma ancora raggiungibile, con un’intuizione, magari (Maria che sola comprende la portata dell’amore di Padre e Figlio), quella di avvertire che si è parte di un qualcosa di più grande e di prendersi carico di questa responsabilità.

“Cascade”, secondo brano del trittico, rappresenta l’incarnazione nel ventre della madre, Cristo che si fa uomo e riscatta il nostro destino. Nell’eterno ritorno del brano si nasconde l’inquietudine e l’ineluttabilità di un percorso umano e di vita che condivide con l’infinito l’impossibilità di essere arrestato. Il suo flusso continuo a volte cela a volte risalta le tre note di pianoforte che chiudono e iniziano ogni ciclo. È questo il bello: non pretendere di dettare le coordinate della vita ma immergervi in essa e perdersi per sentirla veramente.

Con “Untitled” l’eternità prosegue ma abita un’altra dimensione; il loop sublime di una voce angelica ci porta in uno spazio altro – inaccessibile questa volta – astratto.
Il brano inizia con delle modulazioni lievi, l’atmosfera è statica, ma ora tutto è perfetto e in questo volume etereo inizia l’ascensione. Il riverbero in sottofondo ci fa intuire che sopra di noi aleggia la pura spiritualità, la volta della navata centrale che si è tinta ora del blu intenso dei neon di Flavin.