Lanthimos è ancora il sadico bastardo di cui ci siamo innamorati

Dopo la meritata sbornia di pubblico e premi per Povere Creature, Lanthimos non asseconda l’onda del successo mainstream e torna alle origini con un trittico di storie sui generis intrise di quel sadismo surreale che ci ha fatto innamorare del suo cinema. Seppur meno spiazzante e più autocompiaciuto, l’ultimo film del regista greco – Kind of Kindness, in sala in questi giorni – è un affascinante e agghiacciante riflessione sulle dinamiche di potere e sul libero arbitrio. Articolo a cura di Lorenzo Giannetti. 

Ha senso che Kind of Kindness venga etichettato come un “Lanthimos minore”. Dà la sensazione di essere un film di passaggio, un divertissement colto e un po’ lezioso, un esercizio di stile maturato in quel particolarissimo periodo di transizione creativa in cui un artista mette ordine tra idee e progetti, traguardi e ambizioni, passato e futuro.

In tre capitoli distinti ma interconnessi tra loro da una sorta di deus ex machina inconsapevole, Lanthimos racconta a modo suo le contraddizioni universali ed eterne degli esseri umani alle prese con le dinamiche di libertà e potere.

Mi piace pensare che come i protagonisti dei suoi tre racconti, debitori in primis di Kafka e Buñuel, il regista abbia voluto iniziare un perverso e a tratti estenuante gioco del gatto-col-topo con noi spettatori. Già partire della promozione del film stesso. 

Dopo un caso-icona come Povere Creature, sorta di risposta sado-steam-punk a Barbie, per il lancio di Kind of Kindness hanno iniziato a girare ovunque queste clip di “trailer-trappola estremamente accattivanti e pop, con una Emma Stone in stato di grazia e ormai sempre più Diva indie che nell’ordine: sgomma su una corvette color viola fluo con Sweet Dreams degli Eurythmics a palla e serve su un piatto d’argento a TikTok un balletto già leggendario sulle note di Brand New Bitch di Cobrah.
Due momenti indubbiamente epici all’interno del film ma più che altro due folgoranti parentesi goliardiche che non rispecchiano affatto l’andamento lento di un film plasmato su silenzi assordanti o su una partitura di pianoforte iper-minimalista e straniante (questo sì è un punto di contatto col film precedente e ricorda anche le atmosfere di attesa e agonia di quel capolavoro di Eyes Wide Shut).

🎶Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you🎶

In questa prospettiva Kind of Kindness sembra una trollata gentile, a tratti un po’ fine a se stessa o comunque non sempre a fuoco ma non priva di fascino. Non mette K.O. ma lascia lividi e riflessioni che affiorano in un secondo momento, a freddo. Ritroviamo una specie di meta-Lanthimos ormai già auto-citazionista che si specchia sornione mentre mescola alto e basso, farsa e tragedia. Stavolta rinuncia all’abuso di grandangoli a effetto per tornare a più rigorose geometrie pur senza rinunciare al dettaglio kitsch, un po’ come i pantaloncini corti sfoggiati da Willem Dafoe nel suo sontuoso salotto di design.

Ok, non c’è l’effetto WTF, manca quel guizzo spiazzante da mascella a terra, ma glielo si può agevolmente perdonare. Kind of Kindness deluderà quasi tutti ma Lanthimos dimostra di muoversi ancora molto bene tra l’hardcore della wave nichilista greca e il salotto intellettuale di Hollywood.