Il 4 ottobre, nella Palestra Visconti, abbiamo visto i The Sophs e siamo usciti con una sensazione molto precisa: dal vivo sono un’altra cosa. A cura di Federico Nicoli.
I The Sophs arrivano da Los Angeles e sono una di quelle band che sembrano essersi costruite seguendo una logica tutta loro. Il loro debutto, GOLDSTAR, è uscito quest’anno per Rough Trade, ma la storia che c’è dietro è quasi più interessante del disco: il cantante Ethan Ramon aveva mandato le demo a diverse piccole etichette indipendenti e Geoff Travis e Jeannette Lee di Rough Trade gli hanno risposto praticamente subito, ancora prima che la band avesse suonato il primo concerto.
La musica segue la stessa imprevedibilità. Pop-punk, funk, blues, garage, post-punk, momenti quasi teatrali, chitarre e improvvise accelerazioni: GOLDSTAR sembra divertirsi a cambiare direzione proprio quando pensi di aver capito dove stia andando.
Sul palco tutto prende forma: c’è una fisicità che sul disco si percepisce solo in parte, una presenza scenica enorme e una voglia di esagerare che rende tutto più divertente e, soprattutto, più imprevedibile. È il genere di concerto per cui, uscendo dalla sala, pensi di aver avuto la fortuna di vedere una band nel momento esatto in cui sta iniziando a diventare qualcosa di più grande.
Tra i momenti che ci siamo portati a casa ci sono sicuramente “GOLDSTAR”, “Sweat” e “Death in the Family”, tre pezzi che dal vivo acquistano ancora più peso e restituiscono perfettamente la loro capacità di passare dal caos alla melodia senza perdere un colpo. E poi la chiusura con “For the First Time” di Mac DeMarco, una scelta quasi sorprendente ma perfetta per loro: un finale leggermente straniante, ironico e rilassato dopo un set tirato al massimo.
È proprio questo il bello di una stagione di concerti: scoprire chi è già un nome importante, tornare a vedere chi conosci da anni e, soprattutto, provare a capire quali saranno le band di cui parleremo tra qualche anno.
Da qui a dicembre, all’Arci Bellezza, di occasioni per farlo non ne mancano. Abbiamo scelto 20 concerti che, per motivi diversi, ci sembrano particolarmente interessanti: qualche nome storico, parecchie band da scoprire, artisti internazionali, chitarre, elettronica, psichedelia e qualche scommessa che ci piacerebbe vedere crescere proprio qui.

Il calendario del Bellezza:
OTTOBRE
17 ottobre — DJ Krush
Una leggenda dell’hip-hop giapponese, capace da oltre trent’anni di mescolare beat, jazz, ambient ed elettronica con un linguaggio completamente personale. Uno di quei concerti in cui si “entra” dentro ad un suono.
18 ottobre — Stu Larsen
Folk, songwriting e una vita passata a viaggiare: una serata molto più intima dopo il caos dei The Sophs, perfetta per chi ama le canzoni che stanno in piedi anche semplicemente con una chitarra e una voce.
20 ottobre — Laura Stevenson
Una delle voci più interessanti dell’indie americano, capace di muoversi tra folk, rock e confessione personale senza perdere quella ruvida immediatezza che ci piace.
25 ottobre — Super Jet Kinoko
Da Osaka arriva una delle proposte più imprevedibili del calendario: new wave, trance, psichedelia e un’energia da festival completamente fuori controllo. Potrebbe essere uno dei live più folli e intriganti dell’autunno.
26 ottobre — The Lemonheads
Evan Dando porta al Bellezza un pezzo di storia dell’alternative americano, tra punk melodico, power pop, college rock e folk. Un nome di culto che non ha bisogno di presentazioni.
NOVEMBRE
4 novembre — My New Band Believe
Il nuovo progetto di Cameron Picton, già bassista dei black midi, prende una strada completamente diversa: musica orchestrale, acustica e visionaria. Maneggiare con cura.
5 novembre — Imarhan
Desert blues, psichedelia e contaminazioni contemporanee: il quintetto tuareg di Tamanrasset è una di quelle band capaci di portare sul palco qualcosa che difficilmente trovi altrove.
7 novembre — Feeble Little Horse
Shoegaze, noise, indie e pop si incontrano in una delle band più interessanti della nuova scena americana: chitarre fuzz, melodie fragili e quella sensazione di caos controllato che dal vivo potrebbe funzionare alla grande.
9 novembre — Westside Cowboy
Una delle nuove promesse dell’indie britannico, già passata da Glastonbury, Green Man e dai tour con Geese e Black Country, New Road. Questa è esattamente una di quelle band che ci piace vedere prima che i club diventino troppo piccoli.
11 novembre — Sports
Indie rock, attitudine DIY e quella dimensione da club che rende certi concerti molto più divertenti di quanto dica qualsiasi biografia. Una delle date che abbiamo già segnato in rosso.
12 novembre — deary
Dream pop e shoegaze londinese, tra atmosfere eteree e chitarre rumorose. Se avete ancora nostalgia di Cocteau Twins e My Bloody Valentine, questa potrebbe essere una bella scoperta.
16 novembre — Girls in Hawaii
Una delle realtà più solide dell’indie europeo, con vent’anni di carriera alle spalle e un equilibrio sempre riuscito tra melodie malinconiche, atmosfere cinematografiche e chitarre.
21 novembre — The Howlers
Rock’n’roll londinese, riff pesanti e una bella dose di energia live. Se dopo i The Sophs avete ancora voglia di chitarre e sudore, sapete dove andare.
25 novembre — NAPA
Da Madeira arriva una delle scoperte che ci incuriosiscono di più: indie rock, melodie vintage e influenze brasiliane per una band portoghese che in patria ha già collezionato parecchi sold out. Una di quelle scommesse che vale la pena fare prima che diventino un nome più grande.
26 novembre — Grace Cummings
Una voce enorme e un songwriting viscerale: la cantautrice australiana è una di quelle artiste che riescono a rendere fisica anche una canzone apparentemente semplice.
27 novembre — Toody Cole Plays Dead Moon
Una leggenda del rock DIY americano torna sul palco con l’eredità dei Dead Moon, tra garage, punk e quella ruvida indipendenza che ha fatto scuola ben oltre la scena di Portland.
DICEMBRE
1 dicembre — SLIFT
Krautrock, garage e psichedelia sparati a volume altissimo: il trio francese è una garanzia per una serata in cui uscire dalla Palestra Visconti con le orecchie che fischiano.
7 dicembre — Chloe Slater
Una delle nuove voci dell’indie britannico, tra chitarre abrasive, testi politici e un’attitudine molto contemporanea. Una di quelle artiste che preferiamo scoprire adesso, prima che diventino un nome decisamente più grosso.
8 dicembre — Föllakzoid
Psichedelia, krautrock, elettronica e desert rock: il progetto cileno è ormai una certezza per chi ama perdersi dentro un suono ipnotico e potentissimo.
11 dicembre — John Grant
Songwriting, elettronica, malinconia e ironia per chiudere la nostra selezione con un artista dalla carriera ormai enorme, ma ancora capace di rendere ogni concerto profondamente personale.


