La stagione di Seven Spring si chiude sulle note di violino di Anais Drago

Vi raccontiamo l’ultimo appuntamento di Seven Springs alla Scuola Holden. Articolo a cura di Katya Anisimova. 

L’orologio sulla Torre della Scuola Holden mostra sempre le fortunate 7. Non so se da qui sia nata l’idea di Seven Springs, ideato da Gloria Campaner. Ma il successo della terza primavera musicale di seguito (sala sempre piena e biglietti esauriti subito) non dipende solo da fattori simbolici e casuali. È la scelta raffinata degli interpreti virtuosi, la libertà di mescolare generi e formati. Senza seguire i canoni tradizionali dei concerti classici, mantenendo la qualità nella leggerezza e nell’informalità della presentazione.

L’ultima serata di Seven Springs è partita con le armonie bachiane. Nonostante l’afa oramai estiva, Giuseppe Andaloro ha saputo trasmettere la complessità e la chiarezza della musica del genio con la sua tecnica sublime, passando poi agli arrangiamenti originali dei pezzi del progressive rock di Emerson, Lake & Palmer e dei King Crimson, con grande entusiasmo di alcuni ascoltatori – coetanei e fan di queste band.

E mentre le temperature in sala diventavano sempre più calde, l’arrivo della violinista Anais Drago non lasciava spazio a nessun abbiocco. Un altro talento indiscusso, e un’altra interprete che non teme di fondere i confini, quando la solidissima base classica permette di sperimentare con i pezzi noti. Il programma ricco e fitto della serata non lasciava tempo al dialogo con i musicisti: da un lato era un peccato non sentir parlare due personalità così brillanti, ma in compenso i loro strumenti dialogavano e si ispiravano a vicenda con le melodie avvolgenti di Chick Corea e Richard Galliano. Anais poi ha una fantastica presenza scenica, che incanta con i suoi movimenti e pure con la voce quasi sciamanica.

La festa per mantenere la tradizione holdeniana è stata mobile ed è andata avanti nel cortile che fa sempre da cornice scenografica. Nel modo più informale possibile, con i bicchieri di Martini, si poteva applaudire ai campioni del pattinaggio su rotelle e prestarsi ai loro equilibrismi, o “esagerare” cantando in coro con il Rock Vocal Excess.

Sul finale c’è spazio anche per l’esibizione di un collettivo giovanissimo formatosi proprio dentro le mura della Scuola: Sal in Jam. Le cover su pezzi famosi di Måneskin, Coldplay o di Ray Charles erano irresistibili in questa versione studentesca, ma quello che colpiva ancora di più erano i loro monologhi rap sull’attualità, le riflessioni dei giovani appassionati, ribelli e non indifferenti al mondo che li circonda.

Così la serie musicale 2026 ha reso omaggio alla sede ospitante – alla casa che insegna a raccontare le storie. Non vediamo l’ora di vedere il programma della prossima primavera.