Le mostre da non perdere ad aprile a Torino

mostre torino aprile 2026

Ad aprile 2026 a Torino inaugurano diverse mostre e arriva la rassegna fotografica di EXPOSED Torino Photo Festival.

Aprile 2026 sarà un mese interessante per gli amanti dell’arte a Torino. Il 9 aprile inizia ufficialmente EXPOSED Torino Festival, festival di fotografia che quest’anno ospiterà ben 18 mostre (oltre a incontri, proiezioni e altri eventi) metà delle quali disseminate per le vie e sotto i portici della città. Il tema di quest’anno, “Mettersi a nudo“, è un invito  a guardare dentro di sé e oltre le apparenze. A essere esposti sono fotografi italiani e internazionali, oltre ad alcuni scatti d’epoca.

Ma sono diverse le inaugurazioni che ci attendono nel corso del mese, mentre per altre – come nel caso delle xilografie del maestro Katsushika Hokusa – è il caso di affrettarsi. Di seguito alcune delle mostre più interessanti da segnare in agenda.

“Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno” alle Gallerie d’Italia

Aperto al pubblico fino al 6 settembre, il progetto The Day May Break, iniziato nel 2020, è una serie di circa 60 opere suddivise in quattro capitoli che ritrae persone e animali colpiti dal cambiamento climatico, dal degrado e dalla devastazione ambientale, mettendo in luce l’impatto profondamente sproporzionato che la crisi climatica esercita sulle popolazioni più vulnerabili del pianeta.

Per la prima volta, alle Gallerie d’Italia – Torino, tutti e quattro i capitoli di The Day May Break, di cui l’ultimo commissionato da Intesa Sanpaolo, sono presentati insieme, immergendoci in una visione dura ma poetica di ciò che resta, per ora, e che può ancora offrire speranza.

Chapter One (2021), realizzato in Kenya e Zimbabwe, e Chapter Two (2022), realizzato in Bolivia, presentano ritratti potenti e toccanti di persone e animali nello stesso fotogramma, entrambi duramente colpiti da siccità estreme o inondazioni che hanno distrutto case e mezzi di sostentamento. Le fotografie sono state realizzate in diversi santuari e riserve, dove gli animali sono sopravvissuti a ogni sorta di calamità, dalla distruzione dell’habitat al traffico illegale della fauna selvatica.

Chapter Three – SINK / RISE (2023), realizzato nelle Fiji, propone una visione simbolica e pre-apocalittica dell’innalzamento dei mari. I soggetti protagonisti, ripresi direttamente sott’acqua, rappresentano le molte comunità che nei prossimi decenni perderanno case, terre e identità a causa dell’aumento delle acque dovuto al cambiamento climatico.

Chapter Four – The Echo of Our Voices (2024), realizzato nel deserto della Giordania, ritrae famiglie di rifugiati che hanno lasciato la Siria a causa della guerra e che vivono ancora in uno stato di continuo sfollamento, in un mondo arido in larga parte a causa del cambiamento climatico. In questo capitolo, Brandt offre un commento profondo e delicato sulla resilienza e le connessioni umane di fronte alle avversità.

“My Name is Orson Welles” al Museo del Cinema

Dal 1° aprile al 5 ottobre 2026, il Museo Nazionale del Cinema ospita la prestigiosa mostra My Name Is Orson Welles. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l’esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema.

Con Quarto Potere ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico, in La signora di Shanghai ha creato la sequenza più ipnotica della storia del cinema, con F come falso ha anticipato il mockumentary, il suo Falstaff resta il miglior adattamento di Shakespeare di sempre.

Regista, attore, autore, illusionista, narratore radiofonico e sperimentatore del linguaggio visivo e sonoro, Welles ha fatto della trasformazione una vera e propria cifra poetica. Maschere, travestimenti e identità multiple attraversano la sua opera: il suo stesso volto diventa lo spazio di un’invenzione continua.  L’allestimento prolunga la spinta creativa del genio americano in un percorso immersivo e narrativo, in cui il cinema si rivela come arte dell’illusione: non semplice “finzione”, ma strumento per interrogare la verità delle immagini.

Allestita lungo la spettacolare rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la mostra ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni.

“Gaza, il futuro ha un cuore antico” alla Fondazione Merz

Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra presentano “GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneouna grande mostra internazionale che, attraverso il dialogo tra archeologia e arte contemporanea, restituisce la profondità storica e culturale di Gaza, crocevia millenario di commerci, culture e credenze, sottraendola a una lettura esclusivamente contingente e invita a riflettere sul valore universale del patrimonio come luogo di memoria, identità e futuro.

Il progetto mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici dal MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina e dal Museo Egizio di Torino – dall’età del bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari.

L’allestimento è integrato da una selezione di fotografie di Gaza concesse dall’archivio dell’UNRWA – Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale.

I reperti in mostra provenienti da Gaza sono una selezione dalla collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente presso il MAH di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina, inizialmente destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, progetto rimasto incompiuto a causa dei conflitti che hanno interessato l’area.

Il Sodoma in mostra alla Fondazione Accorsi-Ometto

La Fondazione Accorsi-Ometto ospita un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodomaa quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena.

La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale.

Le oltre cinquanta opere presenti in mostra, alcune delle quali inedite o mai esposte prima, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche.

Dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508), nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire.

A confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba (come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una inedita predella con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo), di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello.

I disegni di Milo Manara a Collegno

Dal 17 aprile arriva nella Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa di CollegnoManara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia”, organizzata dall’associazione culturale Torino Comics.

Un percorso espositivo che celebra il talento straordinario del maestro del fumetto Milo Manara che, nel corso della sua lunga carriera, a reinterpretato opere iconiche della letteratura, della musica e del cinema, dando nuova vita a personaggi immortali ed eventi storici.

“Paola Agosti. Viva le donne!” Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti

La mostra, all’interno del calendario di EXPOSED Torino Photo Festival, inaugura il 9 aprile al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e celebra uno degli sguardi più incisivi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus sul contesto romano degli anni Settanta.

Attraverso una selezione di ottanta fotografie vintage in bianco e nero e materiali d’archivio, l’esposizione restituisce la forza di una stagione che ha trasformato radicalmente la società italiana. Le immagini, realizzate nel vivo di cortei e assemblee, raccontano non solo la dimensione pubblica della lotta, ma anche quella intima e relazionale. I ritratti restituiscono gesti, energia e creatività, dando forma alle rivendicazioni di diritti fondamentali: dal lavoro all’autodeterminazione, dalla libertà sessuale al diritto all’aborto.

Un racconto che continua a interrogare il presente, sollecitando una riflessione sulle conquiste raggiunte e sulle battaglie ancora aperte.