Miles Kane a Milano: non scordarti chi sei

Miles Kane, tra i protagonisti della scena indie britannica, torna a Milano il 21 febbraio ai Magazzini Generali con il nuovo album Sunlight in the Shadows. Tra brani storici e nuovi, la serata si trasforma in un’esperienza collettiva e personale, confermando il suo legame speciale con il pubblico italiano. Report a cura di Federico Nique Nicoli.

Mi presento ai Magazzini con la solita oretta di anticipo. Nessuna coda all’ingresso, solo io e la security. Una macchina scura si ferma davanti al cancello principale. La portiera si apre. Scende Miles Kane. Elegante e sorridente. Scambiamo due parole veloci. Gli chiedo un selfie di ordinanza. Ahimè, esce sfocatissimo. Ma non importa: resta un’immagine viva, istantanea, imperfetta. In quell’attimo capisco che la serata non sarà ordinaria.

Quindici anni di incroci

Io e Miles ci “incrociamo” da quasi quindici anni. Locali da trecento persone. Festival sotto il sole di luglio. Palchi più grandi. Ogni volta con una forma diversa. Mai con la stessa energia.

C’è stato anche il capitolo The Last Shadow Puppets, all’Alcatraz nel 2016, con l’amico Alex Turner al fianco: progetto elegante e cinematografico che ha ampliato il suo raggio senza snaturarlo. E poi quel concerto di quattro anni fa. Sempre ai Magazzini. Uno dei primi nel lento ritorno post-Covid. Una sensazione fragile, romantica, con la musica live che tornava a essere rifugio e promessa insieme. Stasera no. Stasera ogni istante è saldo. Vivo.

Basht: nessun riempitivo

Aprono i Basht, da Dublino. Chitarre dritte, basse frequenze compatte, zero ammiccamenti. Non sembrano una band in apertura. Sembrano una band che sa esattamente dove sta andando. Il tour UK imminente è già sold out, e al Mi Ami Festival a maggio non saranno più una sorpresa. Il pubblico li ascolta interessato. E questo è già un segnale.

Il nuovo album e i classici

Sulle note di Prisencolinensinainciusol di Celentano, le luci si abbassano e Miles entra con l’attitudine di sempre: spavaldo, carismatico, ironico. Ma c’è qualcosa di più misurato rispetto al solito, quasi consapevole.

Rearrange, dal suo album di debutto, secondo pezzo della serata, apre un momento sospeso nel live: l’atmosfera diventa elettrica, sognante, leggera. Nonostante la folla, il pezzo crea un’intimità unica, personale, in cui ogni nota sembra trasportare altrove. È nostalgia, ma anche slancio: un volo senza movimento, solo il respiro della musica. Brividi ogni volta.

Il nuovo materiale di Sunlight in the Shadows suona pieno, stratificato, psichedelico.

Registrato a Nashville e prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, trova dal vivo la sua dimensione naturale. Le chitarre sono lussureggianti e stridenti. La sezione ritmica è compatta. I ritornelli restano addosso. Brani come My Love, Love Is Cruel e Without You emergono con delicatezza e si mescolano ai classici senza sfigurare.

E poi c’è Baggio, dal penultimo lavoro One Man Band. Tutto si chiarisce senza bisogno di spiegazioni: il gesto più semplice con cui Miles conferma che il suo legame con l’Italia non è una parentesi, ma continuità.

Il finale: Angelica, Calcutta e il coro

Nel finale, a sorpresa, salgono sul palco Angelica e Calcutta, proprio su Don’t Forget Who You Are. Si abbracciano, si guardano, con naturalezza e complicità: l’amicizia tra loro è evidente. L’atmosfera si apre. Si dilata. Quando parte il ritornello, il pubblico diventa un’unica voce. Piena. Senza filtri. È un anthem generazionale, ma anche qualcosa di profondamente autentico.

La-la-la, la-la-la-la-la-la, la-la-la-la-la-la, Non scordarti chi sei. Cantata da tutti, quella frase perde ogni retorica. Resta solo il senso.

Quattro anni fa, come oggi

Ripenso a quel live post-pandemia, ai quindici anni di incroci, a come certe canzoni diventino coordinate emotive. C’è un “quattro anni fa, come oggi” sospeso tra le luci e il sudore. Non pesa. Non trattiene. È solo una traccia.

Miles Kane a Milano suona come casa. Non perché riporti indietro. Ma perché, ogni volta, ti rimette al centro. E in un’epoca che corre, che cambia pelle in fretta, che consuma tutto, c’è qualcosa di potente in un artista che ti ricorda semplicemente questo.

Non scordarti chi sei.