La stand up di Sandro Cappai: “Sul palco conta essere autentici”

La stand up comedy è una forma di intrattenimento in continua crescita ed evoluzione. Sta diventando un’arte che avvicina tutti, grazie a video virali e special su Youtube. E se state cercando una special nuovo da vedere comodi sul divano “Non si muore così facilmente” di Sandro Cappai è caldamente consigliato. Ancor più consigliato è andarlo a sentire dal vivo in tour: noi non ci perderemo la sua prossima data in Piemonte a Bra per Artico Festival giovedì 27 giugno (programma completo QUI). Intervista a cura di Alessandro Giura. 

Sandro Cappai è uno dei volti in rampa di lancio della stand comedy italiana. Nato a Cagliari nel 1993, ma ormai di base a Milano e nei maggiori luoghi dove l’arte del comico è un punto di rifermento per lo stivale. Sandro è uno di quei volti a cui pensi se parli di stand up italiana. Ha iniziato a calcare palchi dal 2016, affinando tecniche e battute grazie alla sua ironia sagace e una grande capacità di parlare di se stesso, mettendosi in gioco tra ansie come l’ipocondria e le discussioni con sua madre. Giocando con stereotipi sulle sue origini sarde, la percezione del suo aspetto e gli alti e bassi che regala la vita quotidiana ha alzato il suo livello, esibizione dopo esibizione,  e “Non si muore così facilmente” si è dimostrato l’esposizione massima dell’alto livello che ha raggiunto il suo saper stare sul palco. Non a caso per il comico cagliaritano è il terzo spettacolo, portato in tour fino allo scorso febbraio e in grado di fare 80 sold out.

“Ammetto di essere un po’ stanco, ma allo stesso tempo mi piace stare in tour”, ci dice per questa intervista concessa proprio tra la pubblicazione del suo special e lo spettacolo in programma a Bra per Artico Festival il 27 giugno. “A Bra farò l’anteprima del nuovo spettacolo che comincerò a portare in giro a partire dal prossimo autunno”.

Sandro, che abbiamo il piacere di aver intervistato in vista della sua prossima esibizione, sta vivendo una crescita limpida di carriera e una grande visibilità, figlia sia del suo grande lavoro di cura nelle esibizioni, sia della sua passione per quello che fa. “Nell’ultima data ero felice per come era andato il tour e che fosse finito, ma allo stesso anche triste perché era finito. Sono molto contento di come è venuto lo special, mi sono divertito sia dal vivo che a lavorarci dopo in fase di montaggio”. Sfruttando questo momento a cavallo tra un tour vecchio e uno nuovo Sandro ci ha parlato di cosa bisogna tenere conto quando si fa stand up comedy e di come sta crescendo in generale.

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Non giriamoci intorno, la tua crescita come comico è limpida e interessante. Senti il peso delle aspettative nella ricerca di nuovo materiale oppure ti stai divertendo e basta?

Sarei un bugiardo se non dicessi che sento un po’ di pressione. Allo stesso tempo bisogna sempre saperne trarre benzina e guardare oltre. L’obiettivo che mi pongo è sempre lavorare per rendere lo spettacolo nuovo migliore del precedente. Il difficile non lo trovo nella scrittura di nuovo materiale, quello ce l’ho, il lavoro sta nel perfezionarlo. La vera ossessione è che il materiale che ho già ha disposizione sia reso sul palco il meglio possibile. Lavoro su questi dettagli ogni giorno.

Gli argomenti che porti sul palco sono sempre molto tangibili per la generazione millennial, che ti avvicinano al pubblico.

Parlare di se stessi crea molta empatia con il pubblico, ed effettivamente molte persone si rivedono nelle cose che dico. Ma la forza non sta nell’argomento
o voler rappresentare una generazione. Partire dal personale per renderlo universale, in questo modo ci si possono ritrovare tutti.

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Non sari una voce millenial, ma concedimi di dirti che un po’ una voce sarda lo sei!

Si dai, è vero (ride).

Tu sei tra i fondatori di Stan up comedy Sardegna, collettivo che organizza eventi di stand up sull’isola. La scena sta crescendo anche lì?

Assolutamente. Purtroppo da quando non faccio più base a Cagliari molte cose me le sono perse, ma negli anni è cresciuta tantissimo. Siamo partiti da zero e abbastanza in fretta siamo riusciti a costruire una buona scena. In Sardegna c’è tanto interesse, c’è un bel pubblico, sempre più persone vanno a vedere la stand up. Si è alzato il livello sia dei comici che della partecipazione. Ed è bellissimo. Una cosa che è comunque in linea con le altre regioni da dopo che c’è stata la pandemia.

In generale come vedi la crescita della stand up in Italia? All’inizio eravate pochi, oggi con un aumento del pubblico sono aumentati anche gli artisti.

Si è vero all’inizio eravamo pochi.  Io ho iniziato nel 2016 e credo che conoscevo personalmente ogni singola che faceva stand up comedy in Italia. C’erano meno serate rispetto a oggi e un pubblico che si doveva ancora educare e attrarre. La svolta per il movimento c’è stata dopo la pandemia. Mi fa ridere che è un po’ un paradosso: da un lato ci ha impedito di esibirci per molto tempo ma quando abbiamo ripreso a fare serate l’interesse del pubblico è cresciuto esponenzialmente.  Una cosa assurda di cui ha beneficiato un movimento intero e tante più persone si sono messe a fare stand up. Nelle grandi città c’è un open mic a sera, questo è bene affinché il movimento cresca Soprattutto è cresciuta anche la percezione: una volta c’era l’idea che la stand up fosse la comicità scomoda, oggi invece è riconosciuta come un’arte con tanti stili. Comici più dark, più leggeri, più riflessivi. In un certo senso la stand up è il grado zero della comicità. Sei tu davanti ad un pubblico con un mano in microfono con l’obiettivo di far ridere, e più sei te stesso meglio ci riesci.

La crescita del movimento e del pubblico ha portato interesse nella stand up anche nella televisione. Cosa ne pensi? Può essere un luogo per più stand up?

Ci sono comici che stanno trovando spazio in televisione è questo è bello, ma non credo che la vera forza dalla stand up stia nella televisione. I numeri della stand up dipendono molto di più dai live e dalla cultura del cultura del “stasera andiamo a vedere la stand up”. E il web ovviamente, oggi è molto più importante che un video diventi virale piuttosto che partecipare ad un programma televisivo. Ma la potenza sta nel contatto con il pubblico, che è vitale perchè sul palco porti te stesso, non personaggi.

Tra i temi che porti spesso sul palco ci sono la terapia e il soffrire d’ansia. Trovi la stand up terapeutica?

Penso di sì. Per me lo è e me ne accorgo. Dopo che parlo di una cosa sul palco per tanto tempo comincia a gestire meglio quella cosa specifica. Penso che sia bene per me e anche per il pubblico. A volte le persone tra il pubblico scoprono di non essere sole e vivere un determinato problema. Non va presa coma una strategia. Non si può dire: “Ho problemi di ansia e li risolvo con la stand”. Sei lì per fa per ridere, però si possono trarre dei benefici come conseguenza. Quando parli di qualcosa poi devi averla già passata, perché se scherzi su ferite ancora aperte il pubblico non ride. Devi parlare di qualcosa che hai vissuto e con cui sei in pace con te stesso. Questa è una cosa che sottolineo ed è importante, ho visto fare questo errore a molti comici agli inizi.

Ho notato che hai un modo di stare sul palco che è molto più americano rispetto ai precedenti, uso del corpo, delle pause e costruzione delle battute. Ti è venuto naturale o hai studiato?

Credo sia una naturale evoluzione dello spettacolo precedente. Ovviamente l’influenza americana c’è. Quando vedo un pezzo nuovo che mi piace lo studio a livello di struttura e dettagli per capire come fare miei strumenti nuovi. Sto affinando le tecniche di utilizzo del corpo per capire come migliorare l’interpretazione, ed è la cosa su cui mi concentro di più. All’inizio ci si concentra molto sull’aspetto autoriale nella stand up, la performance magari viene inizialmente messa in secondo piano e poi scopri che importantissima e permette di evolvere l’interpretazione. Mi piace sempre mettere elementi nuovi. Del resto sono una di quelle persone che quando esce il disco nuovo dell’artista preferito, spera di non ascoltare la stessa solfa del disco vecchio.

Fai tanto auto ironia sul palco, è una delle tue armi migliori per far ridere.

Sì. Ci sono persone della mia vita che direbbero che sono permaloso. Immediatamente dopo penso che questa cosa me la dicono le persone più permalose che conosco. Nella vita di tutti i giorni penso che non sia una questione di essere visceralmente offesi con qualcuno, ma solo pensare: “Guarda, forse non era il contesto”. Cioè io da sardo se una persona che non conosco la prima cosa che mi dice è solo un’occasione per fare la battuta sul sesso e le pecore, io non è che mi offendo ma penso, per forza di cose, che l’altro sia un idiota. E mi sembra anche tutto perfettamente normale. L’auto-ironia è un’arma a doppio taglio, a volte sembra quasi che le persone vogliano consolarmi. Io invece dico quella cosa perché che è divertente, non perché ci soffro, è tutto a posto.

Qual è secondo secondo te l’elemento principale per la stand up?

L’autenticità, che è più importante dell’originalità: se parli di te stesso e cerchi di essere il più autentico possibile, l’originalità arriva in automatico.

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