La lettera di Gertrud di Björn Larsson: ogni scelta ha un prezzo

Martin Brenner, il protagonista assoluto di questo nuovo romanzo di Björn Larsson, è un “eroe idiota” che con la sua ingenuità scopre quanto il mondo sia incapace di comprenderci. Ma anche che quando vuoi farti ascoltare dalla gente il sussurro a volte può essere più efficace di un urlo…

_di Francesca Fazioli

Martin è ateo, ha sempre preferito la scienza alla fede, è diventato un genetista. Martin è amabile, adorato dai colleghi e dalla famiglia. Martin è triste, sua madre Maria è morta e lui non riesce a piangere, non che non l’amasse ma quello sguardo vitreo con cui lo fissava ha sempre lasciato Martin fuori, come se qualcosa li distaccasse, era una donna impenetrabile. Martin è scioccato quando di fronte a un avvocato comprende che la sua vita non sarà più la stessa. Martin è affranto, sua madre gli ha mentito per tutta la vita, era ebrea, era sopravvissuta ai campi di concentramento.

Ogni cosa ora deve essere riconsiderata, chi era davvero suo padre, lui può considerarsi ebreo? Perché dovrebbe? Sua madre gli ha lasciato la possibilità di scegliere, ma cosa dovrebbe fare?

Martin si è sempre lasciato le questioni religiose alle spalle, i conflitti non lo hanno mai interessato e ora è di fronte a un rabbino che gli spiega perché sua madre, Gertrude, l’ha lasciato libero. Martin cerca di dimenticare tutto, di mantenere stabile il suo equilibrio, ma il mondo circostante è diverso, il suo amico ebreo viene continuamente schernito al lavoro, pressanti sono diventate le richieste perché nel suo laboratorio si inizino ricerche che dimostrino l’esistenza del gene ebraico, l’insorgere di un partito populista e antisemita che non resta più in disparte, non si vergogna di manifestarsi. Tutte questioni che ci sono sempre state ma che ora assumono per Martin un valore diverso, perché da un momento all’altro sembra che tutte queste questioni lo riguardino? Perché sente di non poter restare indifferente? Qui comincia la storia di Martin Brenner, un uomo dilaniato dal dubbio, un uomo che fa della coerenza il suo centro di gravitazione permanente. 

Larsson e il suo eroe si sforzano di difendere l’identità come libera scelta, ma ovunque si frappongono ostacoli, aspettative, pregiudizi e forme di appartenenza già formate. E, naturalmente, il problema è accompagnato dalla questione di quale possa essere un’identità ebraica in un momento in cui l’antisemitismo sta riemergendo.

Come genetista, Martin rifiuta l’idea di trasformarsi in qualcos’altro per una questione di eredità anche se i suoi genitori sono ebrei, Brenner insiste sul fatto che lui stesso non è ebreo ma allo stesso tempo è infantilmente curioso di sapere chi potrebbe diventare in futuro e quasi annoiato al pensiero di rimanere quello che era. 

Björn Larsson ci parla di lui, all’inizio è quasi freddo, come un narratore onnisciente ma poi si avvicina sempre di più al suo protagonista fino a quando non sentiamo il respiro affannato nelle domande a cui non trova risposta. Le parole dell’autore è come se fossero immerse nell’acqua tiepida. In questo viaggio interiore ed esteriore, Martin cerca ciò che ha da dire e pensare. Si bagna nei dubbi e ci mostra come sia complicato mostrare agli altri le contraddizioni che uno vive nella propria intimità.