TogetHER: una rassegna dedicata al cantautorato femminile targata Dotto al Da Emilia

TogetHER è un nuovo ciclo di concerti nato dal collettivo Dotto, che tra una produzione e l’altra da tre anni organizza live e house concert in città. La formula è molto semplice: un live brunch nella brulicante tigelleria Da Emilia di corso San Maurizio 47, una domenica al mese. Si mangia (bene) e si ascolta musica al 100% femminile. Sono tre gli appuntamenti dell’autunno: il 21 ottobre Duo Sole, una combo arpa + voce che propone standard e classici pop rivisitati; il 18 novembre le romagnole In.versione Clotinsky e la loro sgangherata spensieratezza lo-fi e il 16 dicembre il calore folk-rock della cantautrice romana Livia Ferri. Ve le presentiamo così, con cinque domande degli stessi ragazzi del collettivo, tra riflessioni sull’essere donne musiciste nell’Italia di oggi, lavoro, ascolti consigliati e propositi per il futuro.


_di Enrico Viarengo

Together è una piccola rassegna di concerti di domenica, orario brunch, in uno dei nostri posti preferiti in centro a Torino. Abbiamo pensato di costruirla tutta al femminile. Noi di Dotto siamo in 6 e solitamente discutiamo fino all’esasperazione per qualsiasi decisione, ma l’idea di una rassegna 100% donna ci ha messo subito d’accordo. Siamo anche 6 maschi, di conseguenza ci pare di affrontare la “questione femminile” dall’altra parte del fiume, con il timore di sbagliare qualcosa. A conti fatti, il solo pensare alle domande giuste da fare in questa sede ci sembra molto difficile. Non pensate che sia proprio questo il problema principale?



Duo Sole:
se il problema è porre le giuste domande a delle artiste ci sembra che ci siate riusciti, sbirciando un po’ le prossime; se invece la questione riguarda il problema di come affrontare le donne è delicato in casi come questo. Dove sta la differenza tra due artisti uomini e due artiste donne? Sempre di arte si parla, di persone che hanno fatto la scelta di dedicarsi alla musica nella vita; è così importante il genere? Rassegne come questa, che apprezziamo e stimiamo, mettono in evidenza che una differenza, o forse più di una, ci sia ancora.

In.versione Clotinsky:
Perché, ci chiediamo, deve essere un problema? Esistono quesiti giusti o meno da domandare in base alla discriminante maschio/femmina? Ci suona sempre un po’ bizzarro il fatto che ci vengano fatte domande a partire dal semplice fatto che siamo biologicamente donne. Facciamo fatica a suddividere il mondo semplicemente in due unici blocchi e vorremmo che non ce ne fosse più bisogno.

Livia Ferri:
Faccio io una domanda: se la rassegna in questione avesse ospitato solo uomini, vi sareste fatti il problema di cosa chiedere ad un uomo? Perché le domande sulla questione femminile vengono sempre fatte alle donne? Il problema non è delle donne, è di tutti. Come è di tutti il problema del razzismo, ad esempio, o di qualsiasi discriminazione. Chiedete agli artisti uomini cosa ne pensano. Chiedete di parlare, di prendere una posizione a chi certe cose non le subisce. Mettete gli uomini davanti a queste riflessioni, con decisione, con serietà, esigendo serietà e riflessione. Vediamo quanti si schierano, vediamo chi sono questi artisti, vediamo chi liquida la faccenda con battutine sessiste da terza elementare e vediamo quanti vivono la questione con auto critica. Penso che il lavoro più grande è quello da fare insieme. 



L’idea di Together è nata prima dell’estate, anche dopo aver letto diversi articoli – come questo di Vice: https://noisey.vice.com/it/article/qvxgnw/i-festival-italiani-hanno-un-problema-con-le-donne – che ritraggono una netta predominanza maschile nei cartelloni dei festival estivi italiani. Allo stesso tempo, guardando al di fuori dello stivale e prendendo come esempio gli Stati Uniti, ci sembra che le donne abbiano uno spazio di tutto rispetto sia nell’industria discografia mainstream che in quella più underground. Di recente siamo stati al Tutto Molto Bello, torneo di calcetto delle etichette indipendenti con squadre popolate da membri di band e anche qui la percentuale femminile era abbastanza risibile. Eppure non c’è scritto da nessuna parte che il calcio è uno sport maschile. Il problema è nostro, culturale italiano?

Duo Sole:
Bhe, forse il calcio è uno sport che solitamente piace più ai maschi ( anche se a Valentina piace molto, giocarci si intende!). Quindi la scelta di un torneo di calcetto tra band è già maggiormente orientata verso il maschile. Il problema tuttavia non pensiamo sia il torneo, ma quante donne abbiano spazio e visibilità in alcuni ambienti. E quanto in generale sia  ancora difficile ottenere ingaggi e trattare essendo donna. Ce ne siamo accorte in prima persona in più di un’occasione: se sei donna alcuni uomini trattano con te, soprattutto questioni economiche, in modo totalmente diverso da come farebbero con un uomo. Di sicuro è un problema culturale ma non solo italiano; bisognerebbe discuterne per ore. Noi ci limitiamo a portare avanti il nostro progetto da sole, con orgoglio da quattro anni.

In.versione Clotinsky:
Per quanto riguarda i cartelloni dei festival italiani rispetto a quelli europei immagino si possano aprire mille parentesi; largo merito a Chris, che grazie al Beaches Brew contribuisce a sfatare dogmi tristemente obsoleti, dando spazio unicamente alla musica, nella sua bellezza, a prescindere che venga suonata da un uomo o da una donna.

In.versione Clotinsky

 

Livia Ferri:
Da nessuna parte sta scritto niente. Il problema è voler scrivere per forza qualcosa, normalizzare, etichettare, imprigionare, controllare. Jorge Drexler dice in una canzone, “se vuoi uccidere qualcosa fermalo”. La libertà, la vita sono movimento, cambiamento, cicli di vita e di morte. In Italia di problemi culturali ne abbiamo diversi, come in tante altre parti di mondo. Sicuramente siamo più indietro di alcuni e più avanti di altri (pochi!). Ricordatevi che molti giornalisti musicali internazionali parlano ancora di Bjork come una che si fa aiutare dai maschietti per fare i suoni nei suoi dischi. Non c’è niente di più falso ed è Bjork, non pinco pallina.

Sempre in tema musica al femminile, quali sono le vostre artiste preferite? e cosa state ascoltando di recente?

Duo Sole:
(Vanja) Come idolo femminile sicuramente Björk. Ascolto molt Classic, musica alternativa e sperimentale.
(Valentina) Jazz in tutte le sue forme, anche se principalmente jazz europeo. Se parliamo di donne di recente ho scoperto una cantante molto pirotecnica che mi piace molto: Urszula Dudziak. Imrovvisazione di suoni, quella che piace tanto a me e che nel Duo faccio spesso insieme a Vanja che anche lei “prepara” la sua arpa con oggetti alquanto inaspettati.

In.versione Clotinsky:
Dato gli argomenti trattati e i riferimenti di cui sopra, così di getto, per l’immenso affetto e la stima artistica, non posso che dirti Adele Nigro (Any Other) con il suo “Two, Geography”, album incredibilmente coraggioso, risultato di una sfida vinta alla grande!

Livia Ferri:
Preferite? Uh. Tante. Le storiche per me sono Ani diFranco, Bjork, Fiona Apple, Feist e Aimee Mann ma per dire giusto le prime che mi vengono in mente. Credo che Florence Welch stia facendo una carriera incredibile e si stia evolvendo come speravo avrebbe fatto quando ascoltai per la prima volta ‘Between two lungs’. Ultimamente sto ascoltando/studiando St Vincent. Ma le scoperte più emozionanti le identifico in My Brightest Diamond e Nai Palm (Hiatus Kayiote).

Duo Sole

 

In un mondo utopico, il vostro “lavoro” dovrebbe essere quello di scrivere canzoni e portarle in giro. Ma sappiamo che non sempre è così e che l’affitto va pagato mensilmente. Cosa fate di altro?

Duo Sole:
(Vanja) Lavoro nella ditta che produce arpe con collaudo e ricerco e insegno l’arpa.
(Valentina) Io insegna molto (canto, ovviamente). Insieme suoniamo per eventi e festival che riescono a pagarci un po’ di più. Però sempre di musica si parla per fortuna!

In.versione Clotinsky:
In un mondo utopico metterei davanti il fatto di non dover pagare affitti 🙂
Ti direi comunque che non c’è vera e propria esigenza che sia un lavoro per noi lo scriver canzoni e il portarle in giro, infatti nella vita facciamo altro…mai sentito parlare del vino Babiniello?

Livia Ferri:
Diciamo che per ora sono stata fortunata, per ora posso dire che faccio questo. Ma la situazione non è affatto rosea.

La fatidica domanda finale “progetti per il futuro” la lasciamo da parte. Però ci piacerebbe sapere dove e come collochereste la vostra musica immaginandovi in un futuro remoto, tra 20 o 30 o 40 anni.

Duo Sole:
Uguale ad oggi ma con più date in luoghi importanti. Si spera che il progetto continui il più possibile ma in effetti quello che ci auguriamo è che la musica non smetta mai di riempirci la vita e di darci da mangiare 🙂 , sempre di più. Anche un posto come docenti in strutture ben organizzate e che diano la giusta importanza all’insegnamento sarebbe un obiettivo ambito.

In.versione Clotinsky:
Ci basterebbe arrivare a Clotinsky!

Livia Ferri:
Non ne ho la più vaga idea. Sono in un momento molto strano e critico, non saprei collocarmi nemmeno tra due anni. So dove vorrei collocarmi, però su una scala molto più grande di quella professionale. Vorrei collocarmi nella felicità. Poi quando ci vediamo ne parliamo, di cos’è la felicità.

Leggi l’intervista completa a Duo Sole sul blog di Dotto QUI