[REPORT] Pogo e spritz al Venezia Hardcore Fest 2017

Tra grandi nomi e new entry, l’evento hc più importante d’Italia porta a casa un altro successo.

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_di Luca Cescon

Sabato 13 maggio la quinta edizione della kermesse underground che ha fatto ritornare la Penisola tra le potenze europee del suo genere ha dispensato un “party” di altissimo livello, anche se con qualche piccolo rimpianto.

Si entra leoni, si esce distrutti. Questa una delle tante costanti del Venezia Hardcore Fest, uno dei fest caposaldo più caldi in circolazione per appassionati di hardcore, punk, metal, grind e pogo senza tregua. Giunto alla sua quinta edizione, e portato sempre avanti da varie crew (tra le quali spuntano Youth of Today Collective, Trivel, Venezia Hardcore), il VEHC ha nuovamente mostrato i muscoli con una giornata intensissima e dalla quale era impossibile uscire indenni.

I set prevedono infatti 20 minuti per band, andando pian piano a crescere fino alla mezz’ora degli headliner: un totale di 26 band coinvolte, su due stage (Open Space e Nite Park), all’interno degli enormi spazi del centro sociale Rivolta di Marghera. Nessun minuto di pausa tra una esibizione e l’altra, con il pubblico in costante movimento tra le due sale: l’assenza di tregua purtroppo non permette ai più volenterosi di vedere tutto il concerto di una band senza perdersi almeno i primi minuti dell’altra in corso nel salone vicino.

Partenza a cannone alle 16.00 precise, con Slander impegnati nella sala che l’anno scorso fu conquistata dai Dead Swans: live di prepotenza, suonato senza compromessi, come ormai ci ha insegnato la band più rappresentativa della scena veneta.

Il pomeriggio è appena iniziato, e in Nite Park Zeit e Tutti I Colori del Buio portano alte le rispettive bandiere di Venezia Hardcore e Tanato Records, mentre il punk dei Tetropugnale e l’hardcore tritaossa degli svizzeri Keep Talking riescono nell’impresa di mantenere abbastanza alta l’attenzione e la presa bene del pubblico.

Nello spazio esterno e all’interno del salone dedicato al merch si passeggia tra skaters impegnati nel contest, cibo vegan, pizze sfornate a ripetizione fino a tarda notte e spritz a prezzo super popolare.

Ph. Fede Romanello

Il bel tempo e il caldo mortale delle due sale concerti non facilitano l’accesso ai live, che però vedono comunque alcune sorprese di cui tener conto come gli Scornthroats e gli Autarch. Dalle 20.00 parte una girandola di nomi di peso della scena, partendo dai sudafricani Free Money, passando per le vecchie glorie melodic hardcore The Miles Apart (per le quali il tempo sembra essersi fermato), per arrivare a mostri sacri come Impact e Risk It, per gli amanti dell’old school i primi e hardcore di stampo No Turning Back i secondi.

Blowfuse in Open Space, con il loro punk rock in stile primissimi Blink, fanno divertire e saltare più di altre band strettamente legate all’hc, confermandosi come punti di forza della scena sud europea nonostante la giovane età.

Prima dei grandi ospiti, il VEHC sforna ancora qualche perla di distruzione sonora e fisica con Implore, ormai nome affermato a cavallo tra powerviolence, hardcore e death metal, e Higher Power, campioni nel trasformare il Nite Park in un’arena di stage diving convulso e pogo sfrenato, grazie al loro sound tra Turntile e Leeway.

Nella stessa sala i 30 minuti dei Dufresne confermano, a distanza di 7 anni dall’ultimo live, la forza di uno dei migliori progetti post-hardcore degli anni che furono, con un concerto emozionante e suonato con un’intensità degna del periodo di “Lovers” e “Atlantic”.

Il culto continua con Cro-Mags, guidati da un super fotografato (e mega disponibile) Harley Flanagan, icona dell’hardcore di fine secolo che sa ancora il fatto suo, imbracciando il basso come un’ascia pronta a colpire nel mucchio senza troppi fronzoli.

A chiudere la serata, per i superstiti, ci pensano Vitamin X e La Crisi: due band dallo stile diverso ma uniti dalla consapevolezza di essere due pietre miliari dell’hc europeo. I primi, attivi dal ’97, sembrano scherzare con gli anni che passano, abbattendo tutto ciò che li circonda con il loro thrashcore/punk sparato a mille. I secondi non hanno bisogno di presentazioni: una delle band storiche della scena punk hardcore italiana, che nonostante una vita in sordina ha saputo rimanere nelle menti degli ascoltatori di un tempo e trovare nuovo terreno fertile in quelli di oggi.

La giornata si protrae fino alle 4 del mattino circa, tra le band pronte a ripartire con i loro van e gli ultimi coraggiosi impegnate a bersi la birra della staffa.

Per il Venezia Hardcore Fest un altro anno da incorniciare, nonostante una presa forse meno potente sul pubblico rispetto alle stagioni 2015 e 2016: che si tratti di un periodo di transizione o di una pura scelta stilistica, le 24 ore vissute al Rivolta non fanno altro che confermare l’importanza di un festival come questo, capace di unire diversi volti della stessa medaglia, sotto la bandiera del divertimento e del supporto trasversale.

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