“Blake. Il divenire degli Dei” di Simone Alessi: un fantasy di formazione tra arte e stregoneria

Pubblicato da Vertigo nella collana Approdi, il romanzo di fantasia di Simone Alessi mescola in maniera accattivante il tema classico della stregoneria e quello del giovane emarginato in un contesto di chiusura mentale e pregiudizio, intrecciandosi anche con la Storia dell’Arte. E pare essere solo l’inizio di una vera e propria Saga. 

Non è un caso che magia e arti figurative si mescolino tra le pagine di Alessi, che approda alla scrittura dopo una formazione ed un percorso accademico legato alle Belle Arti e alla grafica. Pare che gli venga quasi naturale quindi associare delle immagini e poi delle opere vere e proprie alle vicende che racconta, stimolando e quasi sfidando il lettore a tracciare sempre un parallelo tra le parole impresse nero su bianco e le immagini da esse evocate.
Questa predisposizione a costruire scene come se fossero quadri è acuita se pensiamo anche all’attività dell’autore in veste di scenografo e progettista di spazi espositivi. È normale quindi che Alessi indugi a tratti in maniera un po’ vezzosa sui particolari della sua “tela di parole”, restituendoci una sceneggiatura dettagliata del suo “fantasy di formazione”, incentrato sulla figura protagonista del giovane Blake.

È lo stesso Alessi, del resto, a dichiarare che:
“Le nostre storie, completamente diverse ma simili, possono prendere vita in un vortice di passioni e immagini”

Siamo ovviamente in uno spazio-tempo alternativo (corre l’anno 2919) e Blake è un ragazzo come tanti. O forse no.
Perché vive in una nicchia ancora a vecchie tradizioni e rituali, una bolla che guarda al passato, nel bene e nel male. Mentre il mondo è un marasma iper-tecnologico in procinto di avvilupparsi nell’ennesima guerra, nella cittadina Vrbi Road il tempo sembra essersi fermato. Blake può concentrarsi sulla sua Arte, in un contesto ancora plasmato a misura d’uomo. Forse fin troppo, perché i confini sicuri del suo mondo hanno anche messo i paraocchi a suoi concittadini, che lo vedono come uno strambo emarginato, anche per “colpa” della macchia che mostra dietro al collo, marchio inequivocabile di un passato legato a filo doppio con la stregoneria, di cui però egli stesso ignora gli sviluppi passati e soprattutto futuri.

Nel suo percorso di crescita, scoperta e consapevolezza Blake incontrerà mostri d’ogni tipo, ma l’avversario più spinoso da affrontare sarà sempre se stesso. Un controverso Io interiore e un problematico aspetto esteriore diventano metafora di un’adolescenza sempre problematica, qualunque siano le coordinate spazio temporali di riferimento o la “specie” degli adulti che ci si parano davanti. Ma la speranza è quella di trovare una “Luce” che indichi, o quanto meno suggerisca, la via… come accadrà al giovane protagonista del romanzo.

Tra analisi psicologica, dicotomia tra vita verace e degenerazione iper-tecnologia e critica ad un certo antropocentrismo imperante, Alessi mette tanta carne sul fuoco. Forse troppa, è vero: la voglia è quella di mettere ordine in questo marasma di emozioni, magari attraverso un sequel? E infatti pare che questo sia solo il primo capitolo di una vera e propria saga.

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