Due o tre grammi di felicità – e Don Carlos, a Torino

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Abbiamo seguito l’edizione 2026 di “Due o tre grammi di felicità”, la palestra per attrici e attori organizzata dalla compagnia Crack24 e nata nel 2024 con il contributo di  Ama Factory e il Mulino di Amleto. Articolo di Chiara Pedrocchi.

Iniziata mercoledì 28 luglio e conclusa sabato 8 agosto, giunta quest’anno alla sua terza edizione, la palestra si è svolta presso lo spazio Tedacà-Bellarte a Torino, e quest’anno ha messo al centro un attento lavoro intorno al testo “Don Carlos” di Friedrich Schiller.

Si tratta di una tragedia in 5 atti ambientata nella Spagna del XVI secolo, alla corte di re Filippo II di Spagna, nel periodo delle monarchie assolute e in cui l’Inquisizione reprimeva ogni forma di eresia condannando a morte tutti coloro che si opponevano alla fede cattolica – come gli abitanti delle Fiandre, perlopiù di fede calvinista, che si stavano in quel momento organizzando per rivoltarsi, e che vedevano in Don Carlos, figlio del re, il loro potenziale leader.

Il motivo della scelta del testo è, con le parole di Lorenzo De Iacovo, attore, regista e conduttore della palestra, che “Don Carlos è prima di tutto un testo sulla rivoluzione portata avanti da chi è molto più giovane di chi detiene il potere. Benché scritto nel 1787, parla moltissimo anche della nostra epoca, del coraggio di rischiare. Don Carlos, il personaggio che più di ogni altro sovverte l’ordine costituito, è figlio del re — ma in fondo lo siamo un po’ tutti: nati dalla parte privilegiata del mondo, tendiamo a sostenere lo status quo non tanto con le nostre azioni quanto con le nostre inazioni. Possiamo dirci contrari a un governo o a un altro, ma questo pensiero è così marginale nella nostra vita da darci modo di vivere in un perenne stato di distrazione, senza mai muoverci davvero per cambiare le cose”.
l’amore sì, in tutte le sue forme, ma anche i giochi di potere, il desiderio di libertà, il senso di prigionia. È un testo che parla, con le parole di un’altra epoca, di un sistema che ora negli stessi termini non esiste più, ma che, tenendo il lettore o lo spettatore attaccato alla trama per i suoi colpi di scena e l’intreccio di dubbi e sospensioni, lo prende per mano nella costruzione dei parallelismi con il tempo presente. Il testo originale, in Italia, non è mai stato messo in scena, se non dalla seconda metà dell’Ottocento nella versione musicata da Giuseppe Verdi. Di conseguenza gli attori hanno molta libertà di lavorare sul testo portando proposte e interpretazioni.

La scelta del nome del laboratorio, “Due o tre grammi di felicità”, è un omaggio al lavoro di Cristina Pezzoli sul testo Le Tre Sorelle di Čechov, ricavato da alcuni suoi appunti. “Quest’idea ci è sembrata tanto semplice da raggiungere da averci segnato molto: a volte anche solo 2-3 grammi di felicità possono deviare il nostro percorso e cambiare il corso delle cose che stiamo facendo, l’idea di portarci a casa dando e ricevendo 2-3 grammi di felicità era qualcosa che ci piaceva”, spiega Lorenzo.

L’obiettivo del laboratorio è (anche) politico: si tratta di rimettere al centro la comunità, la gratuità e la non produttività

Comunità significa anche lavorare insieme tra artiste e artisti che magari, non facendo parte di una compagnia, talvolta sentono la mancanza di questo tipo di spazi di condivisione, e vuol dire creare le condizioni per l’incontro tra persone che hanno un intento comune, che in questo caso è quello della ricerca artistica, senza l’obiettivo del guadagno e senza, per una volta, l’idea di dover finalizzare un obiettivo nel giro di poco tempo.

“Se intendiamo il senso del teatro come la tragedia greca, il senso del lavoro è proprio mettere al centro le questioni che riguardano la collettività, e noi come piccola comunità di artisti proviamo a rispondere alle domande che Don Carlos ci lascia in eredità”.

Ma in cosa consiste nel concreto la Palestra?

Durante la prima parte della mattina, il focus è stato sul risveglio e sul training: sulla presenza, sulla complicità, sul ricordarsi che, in scena, si gioca sempre insieme ai partner e per il pubblico. “Non è il gioco che fa voi, siete voi che fate il gioco”, ha detto Lorenzo agli attori durante uno dei training. Durante i primi giorni, poi, parte della giornata è stata anche dedicata alla lettura condivisa del testo, mentre il pomeriggio ha visto gli attori fare un lavoro attivo sia sulle scene del Don Carlos sia, parallelamente, sul mondo della soap opera come mezzo per attraversare il codice “romantico” di cui l’opera è intrisa.

Quest’anno, i partecipanti sono stati 12, arrivati dalla call lanciata sui social o dal passaparola, più 8 appartenenti al nucleo di Crack24, ma le candidature sono state più di 50 – che significa che di spazi del genere c’è bisogno – nel teatro, e non solo.