Il ristorante RAZZO è pronto per il nuovo “lancio” gastronomico che punta a rimettere al centro una cucina concreta, riconoscibile e capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla tecnica. Da oggi infatti la guida della cucina è affidata allo chef Andrea Turchi, segnando un passaggio importante nel percorso di rinnovamento del locale voluto dal proprietario Davide Di Stefano.
La direzione è chiara: una cucina mediterranea contemporanea, essenziale ma precisa nell’esecuzione, capace di partire dalla tradizione italiana per alleggerirla e darle una nuova forma. Il mare diventa il filo conduttore del menu, senza però escludere incursioni nel mondo delle frattaglie, della selvaggina e della componente vegetale, sempre utilizzata come elemento per equilibrare il piatto.
Lo dimostrano piatti come i polipetti alla Luciana, reinterpretazione elegante di una ricetta popolare del Sud Italia, oppure i plin di rombo al sugo d’arrosto, omaggio alla tradizione piemontese che sostituisce la carne con il pesce, lavorando a lungo su lische e carcasse per ottenere un fondo intenso e stratificato.
Tra le proposte più rappresentative compare anche lo sgombro alla brace con bietole e coste, manifesto della volontà dello chef di valorizzare il cosiddetto “pesce povero”.

Ecco invece cosa abbiamo assaggiato durante la cena stampa:
- AGUGLIA MANDORLA E FOGLIA DI FICO
- ASPARAGO PECORINO E BERNESE
- VESUVIANA E ZUPPETTA DEL PESCATORE (Gallinella, Scorfano e Triglia)
- MUPA ALLA BRACE, BIETOLE CARPIONE
- CREME BRULÈ VERMOUTH E SANTOREGGIA
Per Turchi si tratta di una nuova tappa in un percorso costruito in cucine di alto profilo. Dopo gli studi alberghieri, il cuoco torinese muove i primi passi al celebre Del Cambio, negli anni arrivano poi collaborazioni e passaggi formativi accanto a nomi importanti della ristorazione italiana, da Matteo Baronetto a Alessandro Mecca, fino a Moreno Cedroni.
La nuova direzione di RAZZO sembra voler portare il locale a una dimensione più trasversale: un luogo dove sentirsi a proprio agio davanti a una cucina più immediata e pensata per il piacere del palato prima ancora che per l’effetto wow. Restano anche le formule degustazione da tre e quattro portate, accanto alla possibilità di ordinare alla carta.
