Dal 9 aprile al 2 giugno 2026 il capoluogo piemontese ospita la terza edizione di
EXPOSED Torino Photo Festival. Il tema di quest’anno è “Mettersi a nudo”: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, liberarsi dalle sovrastrutture e osservare se stessi e gli altri senza filtri.
Come per l’edizione dello scorso anno, anche nel 2026 EXPOSED sarà un festival diffuso. Il programma della terza edizione propone 18 mostre temporanee indoor e outdoor, ma anche incontri, proiezioni e altri eventi, realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi e realtà indipendenti.
La rassegna è curata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e promossa da Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia San Paolo e Fondazione CRT, in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa San Paolo e con la coordinazione di Fondazione per la Cultura Torino.
La direzione artistica è affidata a Walter Guadagnini, che dichiara:
Un festival per la città, un festival con la città: questo vuole essere la terza
edizione di EXPOSED, la grande kermesse che arricchisce Torino di un nuovo appuntamento fotografico.Per la città, per offrire la possibilità ai torinesi e a chi si trova in Piemonte di vedere mostre sorprendenti, che vanno dallo storico al contemporaneo, dall’Italia al resto del mondo, per confermare Torino come il centro della fotografia nel nostro paese. Con la città, perché il festival si manifesterà non solo nei musei e negli spazi espositivi, ma anche nelle strade, sotto i portici, in una cancellata, in un’edicola e persino in un parcheggio.
Tanti luoghi, tantissime immagini, tante storie di ieri e di oggi, attraverso gli sguardi di autori e autrici celebri e sconosciuti, di giovani emergenti e di maestri storicizzati, una festa dove la fotografia mette a nudo le sue diverse anime, raccontando e inventando il mondo.
Scopri Torino con EXPOSED 2026: tutte le mostre indoor
Nelle principali gallerie e musei torinesi e negli spazi indipendenti sono presenti 9 delle 18 mostre in rassegna.
Toni Thorimbert. Donne in vista

CAMERA – Nella Project Room di CAMERA viene presentata la mostra di Toni Thorimbert, Donne in vista, a cura Walter Guadagnini. Il progetto, nato da un’idea di Luca Beatrice, si presenta come un omaggio di Thorimbert e Guadagnini all’amico prematuramente scomparso.
Una selezione di circa sessanta fotografie, dedicate alla figura femminile e realizzate dal fotografo italo-svizzero in oltre trent’anni di carriera, ritraggono sia figure note sia donne comuni, spaziando tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda. Come suggerisce il titolo, la mostra mette al centro il volto e il corpo femminile, esaltandone la presenza e l’identità. Due le immagini simboliche – quella della madre e quella della figlia del fotografo – sintetizzano il senso del progetto: raccontare la propria vita attraverso la ricerca della bellezza.
Yorgos Lanthimos. Photographs

Cripta di San Michele Arcangelo – La mostra dedicata al regista, sceneggiatore e produttore greco Yorgos Lanthimos (Atene, 1973) mette in luce un aspetto meno conosciuto ma centrale della sua ricerca: la fotografia, segnata da uno sguardo inquieto e concettuale.
Le opere, nate nel contesto creativo dei film Poor Things (2023) e Kinds of Kindness (2024), alternano rimandi alle scene cinematografiche a immagini autonome che esplorano isolamento, corpo e spazio come luoghi psicologici. Figure come Emma Stone e Willem Dafoe appaiono sospese in ambienti essenziali, mentre dettagli e geometrie accentuano un senso di straniamento. La luce, netta e quasi clinica, definisce i soggetti e rafforza l’ambiguità narrativa degli scatti. Ne emerge un percorso immersivo che evidenzia la continuità tra cinema e fotografia nel suo immaginario.
In collaborazione con la Città di Torino – Dipartimento Cultura, Sport, Grandi Eventi e Promozione Turistica – Settore Arte e Design – Ufficio Contemporary Art.
Ralph Gibson. Self Exposed

Archivio di Stato – Attraverso una selezione di 70 opere che attraversano oltre cinquant’anni di carriera, la mostra rende omaggio a uno dei maestri più influenti della fotografia contemporanea: l’americano Ralph Gibson (Los Angeles, 1939).
L’esposizione mette in luce l’evoluzione estetica di un linguaggio visivo caratterizzato da contrasti decisi, inquadrature audaci e una tensione costante tra astrazione e realtà. Dagli esordi a San Francisco e New York negli anni Sessanta, passando per la stagione della grande “trilogia nera” di libri fotografici come The Somnambulist (1970), Déjà-Vu (1973), e Days at Sea (1974), per arrivare fino ai lavori più recenti realizzati anche a Torino e in Piemonte (2005) o Vertical Horizon (2016), Gibson ha trasformato il dettaglio minimalista in racconto sensuale e misterioso, dove le ombre assumono una forza poetica.
I suoi frammenti di corpi, oggetti e architetture si caricano di un’intensità simbolica che invita lo spettatore a completare il racconto giocando con la propria immaginazione.
Benedetta Casagrande, Claudia Amatruda, Máté Bartha, Anna Orlowska, Ada Zielinska, Yana Wernicke. Metamorphosis

MuchoMas!, Witty Books, ALMANAC, Quartz Studio, Cripta747, Jest – Metamorphosis è una mostra collettiva che riunisce i lavori di sei artisti internazionali selezionati dalla piattaforma europea per la fotografia emergente FUTURES Photography, partner culturale per questo progetto.
La mostra collettiva e diffusa indaga il tema della metamorfosi come processo di trasformazione individuale, sociale e ambientale, offrendo uno sguardo plurale sulle tensioni che attraversano il nostro tempo. Dopo essere stata presentata a Fotograf Zone a Praga e al Centre photographique Rouen Normandie, infatti, l’esposizione approda a Torino per EXPOSED in una versione diffusa e inedita, che coinvolge diversi spazi indipendenti della città. Successivamente sarà esposta al Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest.
Le opere di Claudia Amatruda (Foggia, 1995), Máté Bartha (Budapest, 1987), Benedetta Casagrande (Milano, 1993), Anna Orlowska (Opole, 1986), Ada Zielinska (Varsavia, 1989) e Yana Wernicke (Berlino, 1990) saranno esposte negli spazi no profit Muchomas!, Witty Books, Almanac, Quartz Studio, Cripta747 e Jest, rafforzando una rete di collaborazione tra realtà indipendenti e nuove generazioni di autori nella fotografia contemporanea.
La mostra è stata realizzata con il sostegno della piattaforma fotografica europea FUTURES, cofinanziata dal programma «Europa creativa» dell’Unione Europea. Il tema è stato sviluppato da un team curatoriale dedicato composto da tre organizzazioni membri della piattaforma: Světlana Malina (Fotograf Zone, Praga, Repubblica Ceca), Emese Mucsi (Robert Capa Contemporary Photography Centre, Budapest, Ungheria) e Raphaëlle Stopin (Centre photographique Rouen Normandie, Francia).
Il progetto è sostenuto da CAMERA Torino.
Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino, Auguste Belloc. Messi a nudo

Archivio di Stato – L’esposizione indaga l’opera di tre figure emblematiche della storia della fotografia – Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden e Carlo Mollino – analizzando come la trattazione del nudo si sia evoluta da esercizio accademico a indagine introspettiva, spesso sconfinando in una dimensione ossessiva e perturbante.
Il percorso espositivo evidenzia come il forte portato erotico di tali nuclei fotografici, sebbene storicamente contestualizzato alle rispettive epoche di produzione, continui a sollecitare la sensibilità contemporanea attraverso il palese piacere voyeuristico degli autori.
Il contributo di Auguste Belloc è rappresentato da ventiquattro stereoscopie provenienti dalla collezione di fotografia erotica del Museo Nazionale del Cinema. L’allestimento permette un’esperienza immersiva mediante l’impiego di visori d’epoca che restituiscono la tridimensionalità originaria alle riproduzioni delle stampe vintage. Belloc, figura centrale della Société française de photographie e autore di influenti trattati tecnici, declinò la propria perizia ritrattistica anche nella produzione di nudi inizialmente destinati a fini accademici. Tuttavia, l’adozione del formato stereoscopico spostò la fruizione di tali opere verso una dimensione ludica e privata, trascendendo la cerchia degli addetti ai lavori; tale attività subì un brusco arresto con il sequestro di migliaia di lastre da parte delle autorità francesi per oltraggio al pudore.
Parallelamente, l’opera di Wilhelm von Gloeden, documentata attraverso otto stampe vintage e quindici exhibition prints da negativi originali della Fondazione Alinari, testimonia la costruzione di un immaginario mediterraneo idealizzato. Von Gloeden divenne celebre per i suoi nudi maschili inseriti in mise-en-scène di ispirazione classica, capaci di intercettare il gusto dei viaggiatori del Grand Tour e di alimentare, nella cultura nordeuropea dell’Ottocento, il mito dell’Italia come luogo di innocenza perduta e libertà dei sensi. A differenza della cifra stilistica di Belloc, l’opera di von Gloeden non approdò mai a un erotismo esplicito; cionondimeno, essa entrò in collisione con il rigorismo morale del regime fascista, la cui censura determinò la sistematica distruzione di gran parte del suo corpus archivistico.
In ultima istanza, la rassegna approda al Novecento con trenta Polaroid di Carlo Mollino, conservate presso il Politecnico di Torino e parte di un ampio fondo fotografico composto da quasi 15.000 fototipi. Questa sezione costituisce l’unica offerta a colori della mostra e rivela la complessa poetica dell’architetto torinese attraverso ritratti femminili caratterizzati da un sofisticato gioco di abiti di scena e trasparenze. Nelle composizioni di Mollino, l’interesse per la nudità sfacciata si fonde inestricabilmente con un richiamo costante all’arte classica, rintracciabile nella plasticità delle pose e nella meticolosa cura dell’arredo scenico. L’integrazione di otto stampe da negativi originali completa l’esposizione, confermando come la fotografia sia stata per Mollino uno strumento d’indagine totalizzante sulle forme e sull’estetica del desiderio.
Diana Markosian. Replaced

Gallerie d’Italia – Il progetto Replaced, presentato in anteprima mondiale proprio in occasione di EXPOSED, è dedicato alla memoria del primo amore e al sentimento della “sostituzione”.
Attraverso un film, adattato per la sala immersiva del museo, e una serie di fotografie che combinano rievocazione sceneggiata e autofinzione, l’artista – una delle giovani protagoniste della scena fotografica contemporanea internazionale – ricostruisce una relazione durata oltre un decennio, esplorando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue alla sua fine.
Dean Chalkley. Back in Ibiza e altre storie

Circolo del Design – La mostra riunisce tre serie del fotografo inglese, attivo dagli anni Novanta soprattutto in ambito musicale.
La prima è dedicata alla scena britannica dagli anni Novanta a oggi, con ritratti di icone come Amy Winehouse, Oasis e The White Stripes. Never Turn Back è invece un reportage intimo sul viaggio di un gruppo di ragazzi lungo le coste di Norfolk. A completare il percorso, Back in Ibiza, realizzato tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, racconta dall’interno l’euforia e l’eccesso dell’isola, offrendo una testimonianza diretta e non nostalgica di quell’epoca.
Bernard Plossu. Dopo l’estate

Museo Regionale di Scienze Naturali – Le opere presenti in mostra sono state realizzate da Bernard Plossu tra gli anni Ottanta e gli anni Dieci del Duemila, nelle piccole isole italiane.
In oltre trent’anni di viaggi, l’autore trasforma scene ordinarie in visioni intense e sospese nel tempo. Muovendosi tra luoghi come Stromboli e l’Isola d’Elba, Plossu ricerca un dialogo profondo tra uomo e natura. Il suo sguardo, colto e innamorato dell’Italia, unisce letteratura e sensibilità pittorica: ne deriva una fotografia essenziale e poetica, intesa come esperienza di libertà e conoscenza interiore.
Paola Agosti. Viva le donne! Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano – La mostra celebra uno degli sguardi più incisivi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus sul contesto romano degli anni Settanta.
Attraverso una selezione di ottanta fotografie vintage in bianco e nero e materiali d’archivio, l’esposizione restituisce la forza di una stagione che ha trasformato radicalmente la società italiana. Le immagini, realizzate nel vivo di cortei e assemblee, raccontano non solo la dimensione pubblica della lotta, ma anche quella intima e relazionale. I ritratti restituiscono gesti, energia e creatività, dando forma alle rivendicazioni di diritti fondamentali: dal lavoro all’autodeterminazione, dalla libertà sessuale al diritto all’aborto.
Un racconto che continua a interrogare il presente, sollecitando una riflessione sulle conquiste raggiunte e sulle battaglie ancora aperte.
Le mostre outdoor
Le restanti mostre di EXPOSED 2026 sono sparse tra le vie di Torino, sotto i portici e lungo le cancellate storiche del centro.
Paolo Ventura. Acrobati 2020-2025

Portici di Piazza San Carlo – Il progetto trae ispirazione dall’archivio fotografico di una coppia di acrobati italiani attivi negli anni Trenta, le cui immagini raccontano non solo numeri di equilibrismo, ma anche il delicato equilibrio della relazione tra i due protagonisti.
A partire da questo materiale, Paolo Ventura realizza una serie di immagini sospese tra pittura e fotografia, in cui gli acrobati appaiono isolati in una città metafisica e irreale, cifra ricorrente della sua ricerca visiva. I numeri circensi si trasformano così in una metafora del corpo, della memoria e della fragilità dei legami.
5.000 lire per un sorriso

Portici in Via Po – Il primo concorso di bellezza italiano nasce nel 1939, grazie all’intuizione di due giganti della creatività italiana: il pubblicitario Dino Villani e lo scrittore Cesare Zavattini. L’idea era semplice ma rivoluzionaria: lanciare un concorso fotografico per sponsorizzare il dentifricio Gi.Vi.Emme. Inizialmente, il premio consisteva in 5.000 lire in titoli di Stato, ma con l’aggiunta di premi “in natura” il concorso divenne un fenomeno di costume, cambiando il nome in 5.000 lire e un corredo per un sorriso. Vincere significava portarsi a casa un vero tesoro per l’epoca: un corredo completo, una pelliccia, una moderna cucina a gas, un prezioso lampadario di Murano, un impermeabile, sei paia di calze di seta, un soggiorno di due settimane per due persone presso il Grande Albergo di Cattolica.
Per partecipare bastava spedire una fotografia che ritraesse un bel sorriso. Fu un successo travolgente: spinti dalla voglia di vincere, ma anche dal sogno di conquistare un briciolo di celebrità, tantissimi italiani inviarono i ritratti più curiosi. Nonostante l’entrata in guerra, la popolazione colse quell’invito alla leggerezza. Fu così che un intero Paese decise di mettersi a nudo e di regalare un sorriso davanti all’obiettivo della macchina fotografica. Dopo la pausa forzata del periodo bellico, la competizione tornò a far sognare gli italiani nel 1946 con il titolo La bella d’Italia. Poco tempo dopo prese definitivamente il nome di Miss Italia.
Karla Hiraldo Voleau. You Can Have it All 2019, 2024

Portici di Palazzo Carignano – Camilla Marrese scrive: nel 2019, Karla Hiraldo Voleau scrive una lettera a se stessa, nel futuro. È in Grecia, da sola, fa un lavoro che la fa svegliare presto e che le tiene le mani nella terra. Si fotografa ogni giorno. È un periodo in cui percepisce il proprio corpo in maniera distorta, si ossessiona su certi dettagli. Costruire immagini di sé è un modo per rovesciare quella sensazione, una terapia d’urto per stare.
Nel 2024, in Italia, Hiraldo Voleau rilegge quella lettera e risponde. Scrive che no, non passa abbastanza tempo lontana dal telefono, al sole. No, non è diventata madre e sì, si preoccupa ancora di come appare il suo corpo. Un corpo di cui non si cura quanto dovrebbe – o quanto crede di dover fare – ma che le permette di scalare 2500 metri, di correre anche quando non lo vuole.
You Can Have it All emerge da due momenti distanti cinque anni. Da due passaggi complessi e densi; dalla rottura, dal dismorfismo, dalla rabbia e dall’insonnia. La fotografia li trasforma entrambi. Pensando al lavoro di fotografe femministe come Jo Spence e Ana Mendieta, Hiraldo Voleau progetta rituali, gesti e sfide dove il corpo resiste e cambia. Raccogliere arance senza usare le mani. Scrivere un numero magico così tante volte da neutralizzarlo. Scalare una montagna, bruciare lettere d’amore.
Se una fotografia è una superficie piatta e statica su cui possano muoversi gli occhi degli altri, il processo di Hiraldo Voleau è l’esatto contrario. È la scrittura di una tecnica per ri-programmare il corpo, per spingerlo a sentire e vedere ciò che lo porterà a guarire. È un modo per consentirgli di essere, prima che di essere guardato – nella sua semplicità, forse una delle liberazioni più grandi.
La Contessa di Castiglione. L’invenzione di sé

Portici di Palazzo Carignano – Alessandro Bollo scrive: la mostra presenta una selezione di nove ritratti della Contessa di Castiglione provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento, restituendo al pubblico la straordinaria modernità di una figura che seppe fare della fotografia uno spazio privilegiato di sperimentazione identitaria.
Attraverso pose studiate, travestimenti, variazioni scenografiche e un attento controllo della propria immagine, Virginia Oldoini anticipò pratiche oggi riconducibili all’autonarrazione visiva e alla costruzione performativa del sé. I ritratti esposti testimoniano un progetto consapevole e continuativo di autorappresentazione, sviluppato in dialogo con il fotografo Pierre-Louis Pierson (le foto sono eseguite a Parigi dall’atelier Mayer e Pierson, in gran voga tra l’élite del secondo impero), ma guidato da una forte regia personale, che trasformò l’atto fotografico in dispositivo creativo e comunicativo.
La Contessa non si limitò a farsi ritrarre, ma mise in scena molteplici versioni di sé – aristocratica, attrice, icona mondana, figura enigmatica – contribuendo a ridefinire il rapporto tra individuo, immagine e pubblico nella cultura visiva dell’Ottocento. La sequenza delle fotografie consente così di cogliere la fotografia non solo come documento, ma come spazio di invenzione simbolica e di costruzione della notorietà, in cui la Castiglione elaborò una delle prime forme di identità mediatica della modernità.
La città in fotografia / La fotografia in città

Cancellata del giardino di Palazzo del Pozzo della Cisterna – La mostra presenta immagini di grande formato tratte da diverse collezioni pubbliche cittadine, a partire dalla storica Veduta della Gran Madre di Dio realizzata l’8 ottobre 1839 da Enrico Jest, uno degli incunaboli della fotografia nel nostro paese, per giungere sino ai giorni nostri, intrecciando storia della fotografia, della città e delle sue collezioni.
I Tuffatori (6×3)

Si tratta di una novità assoluta nella costruzione del programma di EXPOSED, una vera e propria mostra collettiva a cielo aperto, che si sviluppa su 26 grandi billboard lungo le strade della città.
La mostra è dedicata quasi esclusivamente a giovani autrici e autori italiani: i due fotografi stranieri sono Walter Pfeiffer, un rimando alla mostra In Good Company che si tiene dal 30 aprile alla Pinacoteca Agnelli, e la giovane Leila ErdmanTabukashvili; insieme a loro i due più maturi Fabio Paleari e Silvia Camporesi e i giovani Zoe Natale Mannella, Sara Lorusso, Federica Belli, Claudio Majorana, Camillo Pasquarelli.
Il titolo della mostra è insieme un omaggio e una descrizione del soggetto principale: si tratta infatti di un omaggio a “Il tuffatore”, una delle più note immagini di Nino Migliori, grande maestro della fotografia entrato quest’anno nel suo centesimo anno di età. Al tempo stesso, i tuffatori, le tuffatrici, i bagnanti e l’acqua sono il leit motiv della mostra, che punta a trasformare le grandi arterie della viabilità torinese in luoghi incantati, dove appaiono le immagini di quell’acqua che, nella realtà, è comunque una parte fondamentale della vita e del paesaggio torinese, segnato dal Po.
Scattate in diverse parti d’Italia e del mondo, le immagini vogliono mostrare non solo i luoghi e le persone, ma soprattutto quel desiderio di libertà e di comunione con il corpo proprio e con quello dell’altro che è indissolubilmente legato all’esperienza dell’acqua. Realtà dell’essere nudi e metafora del mettersi a nudo, la mostra racchiude il senso più profondo di questa edizione di EXPOSED.
Deka Mohamed Osman, Enrico Gili, Fabio Bucciarelli, Marco Rubiola. Torino 4×4. Fotografie di una nuova era

Corte di Palazzo Carignano – Torino 4×4 è un progetto fotografico che unisce arte e impegno sociale per raccontare la città attraverso le sue realtà virtuose: sistemi capaci di generare trazione e inclusione anche su “terreni difficili” e situazioni di fragilità sociale. Curata da Marco Rubiola e François Hébel, l’iniziativa nasce dalla sinergia tra CAMERA Torino e Fondazione Boscolo, in collaborazione con PiazzaSanMarco. La mostra è allestita nella corte di Palazzo Carignano. Questo esordio avvia una mappatura del territorio che proseguirà nel 2027, intrecciando il lavoro di quattro fotografi con quattro realtà del sociale:
- Hackability: organizzazione non-profit che co-progetta soluzioni tecnologiche e ausili per l’autonomia di persone con disabilità e anziani. Fotografata da Deka Mohamed Osman.
- Insuperabili: una rete di scuole di calcio inclusive per atleti con disabilità, che promuove lo sport come strumento di crescita multidisciplinare. Fotografata da Fabio Bucciarelli.
- Nove ¾ (Fondazione Gruppo Abele): centro dedicato al supporto di giovani (16-25 anni) in condizione di ritiro sociale (Hikikomori). Fotografato da Marco Rubiola.
- Progetto Tenda: cooperativa attiva nell’accoglienza di rifugiati, vittime di tratta e persone senza dimora tramite l’approccio Housing First. Fotografata da Enrico Gili.
Mark Leckey. Catabasis

Parcheggio GTT Valdo Fusi, piano -2 – Cripta747 e Caterina Avataneo scrivono: Catabasis è una nuova commissione site-specific dell’artista britannico Mark Leckey. L’opera riprende nel titolo l’antico mito della discesa agli inferi e si sviluppa come una sequenza non lineare di frammenti, tratti da fotografie di backstage e still dal video O Magic Power of Bleakness (2019), affiancati da immagini AI ispirate all’iconica incisione Nebuchadnezzar (1795) di William Blake.
Questi materiali visivi confluiscono in un rito di passaggio onirico, che conduce dall’apparente ordinarietà dell’ambiente urbano verso strati temporali più profondi dove affiorano immaginari arcaici e visioni profetiche. Mentre un gruppo di cinque ragazzi viaggia in regioni spettrali, cultura giovanile, memoria e fantasia si intrecciano e si sovrappongono. Il parcheggio stesso assume un ruolo centrale, riecheggiando le infrastrutture urbane periferiche che ricorrono nella pratica di Leckey e che appartengono tanto alla sua esperienza personale quanto all’aggregazione giovanile in generale. I graffiti presenti nello spazio diventano parte integrante dell’opera, segni di un luogo di transito dove prendono forma l’identità e l’esperienza collettiva. Leckey rintraccia dimensioni di trascendenza osservando il manifestarsi di eventi extraordinari nella contemporaneità mediata dalla tecnologia.
È nella trasmissione delle immagini così come nel movimento, una discesa in questo caso, che l’immaginazione collettiva riemerge come apparizione tremolante di futuri possibili.
FUORICAMPO. Il cinema svelato

Cancellata della Mole Antonelliana – Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta sulla cancellata storica della Mole Antonelliana la mostra FUORICAMPO. Il cinema svelato, un percorso composto da quattordici pannelli di grande formato con oltre venti immagini tratte dalle Collezioni del Museo.
Le fotografie di lavorazione rivelano il dietro le quinte della produzione cinematografica: macchine da presa, luci, scenografie e strutture tecniche entrano nell’inquadratura, svelando il dispositivo che rende possibile la costruzione della finzione. Nei film storici questo svelamento produce anche un effetto di straniamento, dove tempi diversi si sovrappongono all’interno della stessa immagine.
Dal cinema muto di Cabiria ai grandi kolossal come Ben-Hur e Cleopatra, fino al cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta con Brancaleone e Giordano Bruno, le immagini testimoniano l’evoluzione delle tecnologie e dei linguaggi cinematografici. Ciò che rimane costante è l’energia dei set: un luogo di lavoro e di invenzione, dove la grande storia del cinema si intreccia con la quotidianità della sua realizzazione.
