Oblimovismo: grindcore e attivismo da divano con Bologna Violenta

Abbiamo raggiunto Nicola Manzan e Alessandro Vagnoni per discutere dell’ultima, rumorosissima, uscita e goderci il loro live sul palco della Palestra Visconti a Milano. 

La letteratura russa ha la capacità unica di portarci anche dove non vorremmo guardare: negli anfratti putridi dell’animo umano, tra le pieghe grasse dell’inedia dove si nascondono piccolezze e cattiverie quotidiane dalle quali nessuno può dirsi completamente immune.

Bologna Violenta si dedica da anni a fare la stessa cosa, vedi lavori come “Bancarotta Morale” e “Uno Bianca” concept album dedicati alle pagine più nere della cronaca italiana. Per citare il celebre film di Elem Klimov: “Va’ e vedi”, giudica tu stesso quanto possa essere degradata e meschina l’umanità intera.

Quando ho letto che l’ultimo lavoro del duo Manzan-Vagnoni si sarebbe intitolato “OBLOMOVISMO” la connessione tra il progetto grindcore e la grande letteratura russa si è fatta più chiara che mai. Oblomov è il protagonista del romanzo omonimo di Ivan Gončarov, che parla di un nobilotto che trascorre le sue giornate a poltrire sul divano dal quale non si alzerà per le prime 100 pagine del libro. Sperpera i suoi giorni stravaccato in salotto mentre vede la vita sfuggirgli sotto gli occhi, inebetito da idee e progetti che non realizzerà mai.

Non molto diverso dal doomscrolling quotidiano in cui passiamo da un tutorial per realizzare collanine al video di un bombardamento, non prima di aver guardato un reel AI slop. Tutto dal nostro divano.

Idee, ispirazioni, indignazioni, disgusto, ma questa girandola di emozioni ci spinge all’azione o siamo anche noi prigionieri dello stesso meccanismo che incatenava Oblomov?

Ho troppe domande a riguardo e decido perciò di chiedere udienza a Nicola e Alessandro prima del concerto milanese all’ARCI Bellezza per discutere di tutto questo macello di roba.

“L’oblomovismo che dà il titolo al vostro ultimo lavoro è una resa davanti al fatto che ci sono cose che non possiamo controllare oppure è una presa di posizione di fronte a un mondo che non capiamo dove stia andando a finire?”

Nicola: La seconda che hai detto. Oblomovismo è pensare “ma cosa mi rompo i coglioni a fare che tanto non cambia un cazzo?” Tanta gente è Oblomov al 100%: scrivono un commento e morta lì. In quel modo non ti rendi conto che sei seduto a fare un cazzo; non stai facendo niente.

Il concerto si apre con un video tratto dell’adattamento cinematografico del romanzo a opera di Nikita Michalkov. Oblomov ci guarda assonnato dal palco e sembra che nulla possa disturbare il suo riposo, nemmeno la mitragliata di brani dall’ultimo lavoro e pezzi storici come “Stronzi!” e “Maledetta dal demonio”. Dall’ovazione con cui vengono accolti capisco che tra il pubblico ci sono altri fan della prima ora.

L’oblomovismo è un’alternativa all’attivismo in una società che ci chiede di prendere posizione continuamente e di esprimere le nostre opinioni sempre e comunque?

Nicola: “Lettura interessante. L’oblomovismo è non rendersi conto che quando l’attivismo è fatto dal divano, il popolo è vittima senza saperlo.”

Nonostante la tematica e un genere difficile da approcciare come il grind, “OBLOMOVISMO” nasconde nella tracklist un tormentone di quelli che ti si piantano in testa e non se ne vanno per giorni: “blublublublublu”, singolo accompagnato da un video fatto di spezzoni di un cartone animato slapstick degli anni ‘30.

È da giorni che ho in testa “blublublublublu”. Sarà il video, ma mi ricorda molto l’onomatopea dei fumetti “glu glu glu” e non posso fare a meno di associarla al trangugiare a forza qualcosa di indigesto come le notizie che riceviamo ogni giorno.

Nicola: “È esattamente così! Lo vedo anche come la trasposizione del meme con gli omini stecco (NDA: cosa vogliamo noi!?)”

Restando in tema di viralità e memeficazione, “OBLOMOVISMO” contiene il brano “il vitello d’oro” dove la base orchestrale e la chitarra distorta conferiscono una sfumatura solenne e drammatica al meme della signora che strilla: “le fettine di vitello non ti vanno bene!?”

“Abbiamo restituito a quel video la tragicità che merita” mi spiega Alessandro.

Ad ascoltare il vostro disco sembra di scrollare attraverso un feed fatto di meme brutali (il vitello d’oro), reel di fuffaguru (wanna be satan) e di travel blogger in cerca del posto autentico (tuk-tuk extravaganza).

Alessandro: “Molti dei pezzi che sono nel disco nascono – di fatto – dallo scrolling. “tuk-tuk extravaganza” nasce dallo scrolling estremo di un video indiano diventato virale, uno spezzone preso da un film Bollywood e usato come voiceover. Nicola me lo mandava in continuazione e il virale ha finito per influenzare la musica e viceversa. È un modo di affrontare la contemporaneità che ti fa scoprire sia cose belle ma, soprattutto, cose brutte; tutte le tematiche che vogliamo evitare di guardare e che spesso sono quelle che mostriamo nei nostri visual.

Gli spezzoni video che da sempre accompagnano le esibizioni di BV sono la diretta estensione di quello che è inciso su disco e non tradiscono nemmeno questa volta. Non è semplice gestire a livello emotivo quello che viene dal palco, tra uccisioni di animali, fosse comuni ma anche Wanna Marchi che urla “io odio!” all’indirizzo di una malcapitata.

Vi ho sempre considerato una sorta di museo etnografico in versione musicale.

Alessandro: “Ci sta.”

Un concerto dei BV può rivelarsi una cura Ludovico ma riesce a essere anche terribilmente divertente.

Nicola è lo showman che ha sempre la punchline perfetta per ogni momento ed è difficile non ridere ai suoi commenti anche se ha appena musicato una sequela di video di gente in overdose da eroina. Disturbante? L’intento è proprio questo.

A fine concerto mi intasco una spilletta con Wanna Marchi circondata da un pentacolo (merch strepitoso come sempre) e mi chiedo: e se avesse ragione Oblomov? Se l’unico modo per ribellarsi a un mondo che non capiamo più fosse proprio rifugiarsi nell’inedia? Rassegnarsi all’idea di trovare un divano abbastanza comodo da cui guardare la fine del mondo? Intanto questa sera valeva decisamente la pena trascinarsi fuori casa e godersi un concerto pieno di punti di domanda.